domenica 13 ottobre 2013

ERA PALEOZOICA E MESOZOICA

Una bella videolezione sull'evoluzione della Terra, in particolare dall'era Paleozoica a quella Mesozoica

http://www.oilproject.org/lezione/geologia-ere-geologiche-giurassico-pangea-estinzione-dinosauri-animali-8838.html
                               


L'eone Fanerozoico, quello in cui noi viviamo, inizia 570 milioni di anni fa. L'eone è suddiviso in 4 ere e in questo video parleremo delle prime due ere, Paleozoica e Mesozoica.
Nel Paleozoico la vita ha colonizzato solo le acque. L'era Paleozoica, a sua volta, viene suddivisa in sei periodi (in ordine dal più antico al più recente): Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero, Permiano.
All'inizio dell'era Paleozoica i continenti terrestri erano suddivisi in quattro grandi blocchi. Gli scontri tra le placche portano a processi orogenetici, cioè alla formazione di nuove catene montuose. Da un punto di vista evolutivo, il Paleozoico vede la comparsa (o meglio l'evoluzione) di nuove specie: in 10-15 milioni di anni compaiono tutti i phyla di invertebrati oggi esistenti e conosciuti. 

Il Mesozoico inizia circa 245 milioni di anni fa e termina 65 milioni di anni fa. Viene suddiviso in tre periodi: Triassico, Giurassico e Cretaceo. Da un punto di vista geologico l'avvenimento più importante è la frammentazione della Pangea, il supercontinente che includeva tutti gli attuali blocchi continentali (Americhe, Eurasia, Africa e Oceania).
Il Mesozoico è ricordato come l'età dei rettili, adatti a sopravvivere al clima arido dell'epoca, e che raggiunsero, in alcuni casi, dimensioni gigantesche, come i noti dinosauri.

sabato 12 ottobre 2013

IL CIOCCOLATO INFINITO

Ieri su facebook girava questo divertente e paradossale video "How to create chocolate out of nothing"


In questo secondo video c'è la spiegazione di come questo possa accadere questa assurdità, infatti sappiamo che  superfici somma o differenza di superfici uguali o equivalenti sono equivalenti






Per vedere meglio il tutto andate al bellissimo blog Matem@ticamente di Annarita Ruberto dove potete trovare delle GIF animate molto chiare.

lunedì 7 ottobre 2013

COLPI DI SPUGNA


Sulle pagine della rivista “Science” Jasper de Goeij, dell'Institute for Biodiversity and Ecosystem Dynamics dell'Università di Amsterdam e colleghi di altri istituti olandesi, illustrano il ruolo cruciale delle spugne nel riciclare la materia organica disciolta, rendendola disponibile per tutta la fauna che vive attorno alle barriere coralline. 
Questi ecosistemi sono formazioni sottomarine originatesi per effetto della deposizione degli scheletri calcarei dei coralli, o antozoi, animali che si presentano solitamente in ampie colonie di piccoli polipi. In passato, gli scienziati avevano sottolineato che queste formazioni, tipiche dei mari e degli oceani tropicali, funzionano come gigantesche ed efficientissime centrali di riciclaggio del carbonio e dei nutrienti presenti nelle acque, rendendoli disponibili a pesci, crostacei molluschi ed echinodermi. Tuttavia non era mai stato chiaro quali organismi nello specifico si occupassero di questo complessa trasformazione e con quali meccanismi biologici. 
De Goeij e colleghi hanno ipotizzato per questo processo un ruolo cruciale delle spugne, e in particolare della specie Halisarca caerulea, per le quali è stato documentato un ricambio assai rapido dei tessuti. Questa spugna ha particolari cellule, i coanociti, che filtrano i nutrienti dispersi nell'acqua del mare, in grado di moltiplicarsi velocemente, ogni 5-6 ore. Questa rapida produzione di cellule è bilanciata da una massiccia dispersione nell'acqua di vecchi coanociti in forma di particolato organico.
Gli autori hanno ipotizzato inoltre che questa possa essere la fase iniziale di un vero e proprio “ciclo delle spugne”, in cui questi detriti cellulari vengono successivamente ingeriti dagli organismi decompositori e detrivori che si nutrono di particolato, come i crostacei e i policheti. Poiché i detritivori sono a loro volta mangiati da altri animali marini, è possibile che le spugne siano alla base di una catena alimentare, alla quale danno inizio riciclando nell'ecosistema i nutrienti come fanno i microrganismi in mare aperto.
Queste ipotesi sono state puntualmente verificate da De Goeij e colleghi prima in un acquario e poi in ambiente marino naturale. Questo inedito “ciclo delle spugne” spiegherebbe, secondo gli autori, in che modo  le barriere coralline possono resistere e prosperare in acque povere di nutrienti, e rappresenta un nuovo modello biologico che potrebbe essere estremamente utile per gli sforzi di conservazione di questi delicati ecosistemi.

domenica 6 ottobre 2013

DISASTRO VAJONT, 50 ANNI DOPO

Gli alunni della ex III A, durante lo scorso anno scolastico, ci hanno parlato della tragedia della Diga del Vajont. e di come e perché tutto questo  è potuto accadere.
Alle 22,39 del 9 ottobre 1963 a Longarone la gente è già a letto, oppure al bar davanti alla televisione:
si trasmette Real Madrid-Rangers Glasgow di Coppa dei Campioni.
Dal monte Toc si stacca una colossale frana di 260 milioni di metri cubi che precipita nel lago artificiale del Vajont.
La diga tiene, ma un’ondata alta più di cento metri la scavalca.
Cinquanta milioni di metri cubi di acqua - preceduti da uno spostamento d’aria due volte più potente di quello provocato dalla bomba atomica di Hiroshima - si abbattono nella valle del Piave
sommergendo Longarone e le frazioni di Rivalta, Pirago, Faè e Villanova.
Oggi, cinquanta anni dopo, un reportage di Michele Brambilla e Dario Migliardi ( La Stampa ) ci riporta nei luoghi della tragedia, con il racconto dei sopravvissuti e  le testimonianze raccolte subito dopo la tragedia. Cliccare sull'immagine per vedere il reportage, per non dimenticare e per riflettere sulla leggerezza con cui spesso degli uomini si relazionano con  la natura, senza pensare alle disastrose conseguenze.