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sabato 29 marzo 2014

LA CLONAZIONE E LA FAMOSISSIMA DOLLY

Per clonazione, in biologia, si intende la riproduzione asessuata, naturale o artificiale, di un intero organismo vivente o anche di una singola cellula.
In natura avviene per alcuni organismi unicellulari, per alcuni invertebrati (platelminti, anellidi, ecc.) e per alcune piante. In agricoltura il termine viene utilizzato per indicare una tecnica che l'uomo utilizza da tempo per riprodurre piante con talee, margotte e innesti.
Nella moderna genetica, e nelle scienze biologiche applicate in genere, la clonazione è la tecnica di produzione di copie geneticamente identiche di organismi viventi tramite manipolazione genetica. In questa ultima accezione il termine è divenuto di uso comune a partire dagli anni novanta, quando prima Neal First (1994), quindi Ian Wilmut (il padre della famosa pecora Dolly - 1996) provarono a clonare, con successo, una pecora.
Clonare in laboratorio un organismo, in questo caso, significa creare ex novo un essere vivente che possiede le stesse informazioni genetiche dell'organismo di partenza. Quindi le moderne tecniche di clonazione prevedono il prelevamento e trasferimento del nucleo di un somatocita (cioè di una cellula somatica) dell'organismo da clonare in una nuova cellula uovo della stessa specie dell'organismo da replicare. Poiché il nucleo contiene quasi tutte le informazioni genetiche necessarie per realizzare una forma di vita, l'uovo ricevente si svilupperà in un organismo geneticamente identico al donatore del nucleo.

In particolare, nel caso  della pecora Dolly, vennero prelevate cellule dalla ghiandola mammaria di una pecora adulta di razza Finn Dorset, furono disgregate e mantenute in un terreno di coltura privo di alcuni nutrienti per rallentarne la divisione cellulare e bloccarle in una fase del ciclo chiamata G0 (stadio di quiescenza). È infatti importante per la riuscita del trasferimento che l'ovocita e il nucleo donatore siano in sincronia. Le cellule furono poi incubate in un terreno contenente il virus Sendai il quale si lega alla membrana plasmatica delle cellule somatiche e serve successivamente a facilitarne la fusione con l'ovocita. Furono trasferite 277 cellule somatiche in altrettanti ovociti prelevati da pecore di razza black-faced. Di questi, 29 si svilupparono fino allo stadio di morula/blastocisti e vennero trasferiti nell'utero di 13 femmine surrogate. Di queste 29 blastocisti solo una completò lo sviluppo fino alla nascita, la famosa Dolly. Dolly aveva tutte le caratteristiche della pecora Finn Dorset.
Tuttavia il metodo impiegato per la produzione di Dolly, ha rappresentato una delle più importanti scoperte scientifiche, tale metodo ha contribuito sostanzialmente allo sviluppo delle biotecnologie ed alla comprensione dei meccanismi epigenetici che regolano lo sviluppo cellulare.

L'azienda scozzese di biotecnologie che nel '97 ottenne la pecora Dolly è riuscita nel 2001 a clonare maiali geneticamente modificati e questo è stato un passo fondamentale che ha spianato la strada verso la produzione di animali "umanizzati" da usare quale fonte di organi per il trapianto.

domenica 16 marzo 2014

I MAIALI CHE CI SALVERANNO LA VITA (LEGGE PERMETTENDO)

La definizione - «animali transgenici» - può generare un improvviso brivido. Il Prof. Cesare Galli di Cremona,  celebre per aver clonato il toro Galileo e la cavalla Prometea,  spiega che i suoi animali ingegnerizzati - vale a dire con il Dna che è stato manipolato qua e là in laboratorio - promettono di cambiare la vita a molti malati. Per esempio a milioni di diabetici.  Non è un caso che nella lista delle ricerche e delle terapie più promettenti per l’immediato futuro ci siano gli animali Ogm. 
 «Il mio team partecipa a un nuovo progetto europeo, chiamato “Xenoislet”, il cui obiettivo è il trapianto di isole pancreatiche di suino nell’uomo». Si tratta - spiega Galli - di «un “sacchettino” da inserire sotto la cute e che funzionerà come qualcosa di simile a un pancreas artificiale o, meglio, bioartificiale». Studiato per chi soffre di diabete di tipo 1, cancella i pericoli degli sbalzi di glucosio. «E infatti entro tre anni è prevista la prima prova clinica sugli esseri umani». Tempi stretti, visto che gli esperimenti sui primati sono stati positivi. 
 È un’iniziativa unica in Italia, in collaborazione con un pugno di centri di eccellenza europei, che ora è in forse, ostaggio della nuova legge sulla sperimentazione animale che vieta gli xenotrapianti, vale a dire i trapianti di organi dagli animali all’uomo. «La situazione - lamenta Galli - è controversa: cosa si intende per xenotrapianto? Solo ciò che riguarda gli organi o anche cellule e tessuti?. Confessa, il professore, di non capire la logica che ha ispirato il Parlamento nell’introdurre ulteriori restrizioni, «una logica che sembra negare la necessità di offrire ai pazienti possibili cure ed eventualmente salvare vite umane». 
#iostoconcaterina
 Translink», coordinato dall’immunologo Emanuele Cozzi di Padova. Il sogno in questo caso è bypassare la carenza di organi, utilizzando pezzi di ricambio di origine animale. I candidati - aggiunge Galli - sono suini e bovini, ancora una volta, un po’ speciali. «L’idea è ingegnerizzarli per realizzare valvole cardiache biologiche più durature e affidabili». E in particolare che non vadano incontro a calcificazione nei pazienti trapiantati. «Ai nostri maiali sono stati “tolti” due antigeni proprio allo scopo di eliminare la risposta immunitaria che si ritiene sia alla base di questi esiti degenerativi». 
E le nubi si accumulano anche su un altro progetto internazionale, il «
 «Ma cos’è una valvola? Di certo un “medical device”, come si dice in gergo, e non può essere considerata un organo, eppure la nuova legge, di nuovo, semina dubbi e interrogativi».
 «Il nostro know-how finirà altrove, in Francia o in Germania, per esempio, dove gli xenotrapianti sono consentiti, perché la direttiva europea è stata correttamente recepita, senza alterazioni». 
  L’Italia dilapiderà conoscenze scientifiche e opportunità terapeutiche se non modificherà la legge entro il 2016??
Moratoria fino al 2016, intanto paghiamo multa alla UE
Galli, intanto, ricorda che gli animali transgenici hanno già reso possibile la creazione e l’uso clinico di due farmaci: l’ATryn (prodotto nel latte di capra) e il Ruconest (nel latte del coniglio). «Il primo - dice - è somministrato a chi ha un deficit ereditario di anti-trombina e un alto rischio di tromboembolia, il secondo è destinato a pazienti con angioedema ereditario». E si tratta della punta dell’iceberg. I test, dall’Ue agli Usa, ricorrono ai topi per studiare il cancro e l’Alzheimer, mentre i suini vengono manipolati per analizzare che cosa succede in un organismo quando compaiono fibrosi cistica, retinite pigmentosa o ipercolesterolemia. E i bovini diventano fondamentali per produrre anticorpi umani con cui trattare tumori e infezioni resistenti agli antibiotici. «Sono studi impossibili con altre metodologie». 
 E infatti i maiali con il Dna trasformato - conclude Galli - diventeranno essenziali anche per studiare alcune malattie mitocondriali dei bambini: «E, allora, visto che se ne abbattono milioni ogni anno per nutrirci, possiamo utilizzarne qualcuno per curarci?».

http://www.lastampa.it/2014/01/22/scienza/tuttoscienze/i-maiali-diventano-salvavita-5pCKJE7Hr3jpUDH1D8GxFL/pagina.html

venerdì 3 gennaio 2014

ANCORA UN GRAZIE AI NOSTRI FANTASTICI RICERCATORI!

COSI' SI FA LA RICERCA, ATTRAVERSO UN  SERIO E DURO LAVORO, RENDENDO PUBBLICI I RISULTATI SU RIVISTE SPECIALIZZATE E NON SPERIMENTANDO DIRETTAMENTE SULL'UOMO!
OGNI RIFERIMENTO AD UN CERTO SIG. VANNONI ( LAUREATO IN FILOSOFIA ) NON E' CASUALE, MA  VOLUTO. 

Ancora loro, un gruppo di ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dell'Istituto Telethon per la terapia genica (TIGET) coordinato da Luigi Naldini e Roberta Mazzieri che firmano un articolo su "Science Translational Medicine") sono riusciti a trasformare le cellule staminali ematopoietiche (quelle che danno origine a tutte le cellule del sangue) in vere e proprie fabbriche di armamenti contro i tumori.
Il risultato è stato raggiunto sempre  attraverso  la tecnica di terapia genica, già messa a punto dal gruppo di Naldini, e che  aveva già consentito di ottenere risultati terapeutici  nei pazienti affetti da due malattie genetiche rare, la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich. 
Anche in questo caso, utilizzando dei virus, sono state inserite nelle cellule staminali emopoietiche dei geni che svolgeranno  un'attività antitumorale quando queste cellule, in seguito, si trasformeranno in macrofagi e attaccheranno  il tumore. 
Il gene in questione è quello per l’interferone alfa, una molecola prodotta normalmente dal nostro organismo in risposta a infezioni e che è in grado di esercitare anche una potente attività antitumorale; l'uso clinico dell'interferone fino ad ora era  ostacolato dalla sua  elevata tossicità, essendo  somministrato come farmaco. 
Con questa nuova tecnica  i monociti/ macrofagi, che si differenziano dalle cellule staminali emopoietiche e  che sono naturalmente “richiamati” nella sede in cui si sta sviluppando un tumore, dirigono selettivamente l'interferone alfa solo contro le cellule tumorali.
L’interferone agisce in modo da portare alla  morte sia  le cellule tumorali, sia i vasi sanguigni del tumore, che gli riforniscono nutrimento.
macrofago che attacca cellule tumorali
Nel corso di una serie di esperimenti sui topi i ricercatori hanno dimostrato che la nuova strategia consente di bloccare la crescita del tumore mammario e delle sue metastasi. Inoltre, a differenza di quanto accade di solito negli studi sul modello animale, questa volta è stato possibile dimostrare anche la sicurezza e l'efficacia del metodo nell’inibire la crescita di un tumore umano perché i topi utilizzati erano stati "ingegnerizzati" attraverso il trapianto di cellule staminali ematopoietiche umane modificate, così da ricreare un sistema ematopoietico tipicamente umano. 

Questa tecnica quindi può essere definita uno xenotrapianto, MA .... questo tipo di pratica tra poco potrebbe essere proibita se il decreto legislativo sulla sperimentazione animale, ora all''esame delle commissioni Affari Europei e Salute , fosse approvato!!!

“Ora – spiegano i ricercatori – è necessario effettuare ulteriori studi preclinici volti a valutare quali tipi di tumori possano meglio beneficiare di questa terapia genica e a preparare la sperimentazione clinica che potrebbe cominciare tra qualche anno”.


venerdì 2 agosto 2013

SPERIMENTAZIONE ANIMALE? INFORMATI PER DECIDERE

Nel campo della sperimentazione animale, l'Italia in questi giorni ha fatto passi indietro rispetto alla Direttiva Europea, ponendo delle limitazioni in modo del tutto emotivo, ascoltando solo gli animalisti e non la comunità scientifica. Queste limitazioni freneranno la ricerca scientifica.
In Italia, il dibattito sulla sperimentazione animale è diventato una sorta di guerra di religione, con gli oppositori che ribadiscono tanti irrazionali «no». C’è però un dato incontestabile: sfogliando l’albo dei vincitori del Premio Nobel per la medicina, balza subito all’occhio la fondamentale importanza delle cavie, che - almeno al momento - non possono essere rimpiazzate dalle cosiddette «pratiche alternative». 

Luigi Naldini dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, scienziato di fama mondiale,  tornato alla ribalta alcune settimane fa  per l’utilizzo del virus dell’Aids per curare due gravi patologie, spiega in un'intervista sul giornale "La Stampa " che non si può eliminare del tutto la sperimentazione animale, specialmente  nel momento in cui si devono vedere dal punto di vista clinico ( cioè sull'uomo )  i risultati ottenuti in laboratorio.  
 «Oggi abbiamo a disposizione cure estremamente innovative, come i farmaci biologici, la terapia genica e quella cellulare. Ma sono tutte cure impossibili da valutare in modo completo se non in modelli “in vivo” - sottolinea Naldini -. Come possiamo pensare di testare una nuova terapia che salva degli esseri umani senza aver valutato il rapporto rischio-beneficio in un modello animale? Certo, si possono fare predizioni, ma poi tutto deve poter essere verificato sul campo». 

E' bene ricordare che i camici bianchi non si dimostrano affatto insensibili al tema della dignità dell’animale; infatti nei loro laboratori cercano sempre più  di ridurre la sofferenza degli animali, anche  se l'immagine dello scienziato pazzo e sadico non è stata ancora del tutto cancellata dell'immaginario collettivo.



Guarda questo video che cerca di spiegare in modo chiaro e  ragionato  la questione della sperimentazione sugli animali