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domenica 11 maggio 2014

COSMOS DI CARL SAGAN

Ecco  la serie completa di "Cosmos"  di Carl Sagan, scienziato, astronomo divulgatore scientifico di cui abbiamo già parlato.
Sottotitoli in italiano!

                         





sabato 12 aprile 2014

SIAMO POLVERE DI STELLE

Eh sì, la Terra e quindi anche noi dobbiamo la nostra origine dall'esplosione di una stella e quando il nostro Sole avrà esaurito tutto il  il suo carburante, ritorneremo ad essere povere di stelle .... Ma come può succedere tutto questo?
Le stelle nascono dalla contrazione gravitazionale di una nube di materia interstellare che, riscaldandosi, porta il nucleo centrale a temperature sufficienti ad innescare le reazioni termonucleari, in particolare di fusione dell’idrogeno in elio. L’evoluzione successiva di una stella, una volta accesa, dipende solo da due fattori: massa iniziale e composizione chimica; in particolare dalla prima dipende la sua luminosità e quindi la velocità con cui brucia il combustibile nucleare. Stelle di massa maggiore sono più calde e luminose e bruciano perciò più rapidamente. La vita di una stella di questo tipo è quindi più breve rispetto a quella di una stella di piccola massa.
Una stella che brucia idrogeno si dice che è in sequenza principale. La stella trascorre la maggior parte della propria vita in questa fase. Il Sole, per esempio, è in questa fase da 5 miliardi di anni e vi rimarrà per un periodo altrettanto lungo, finito il quale la stella passerà una breve fase di instabilità seguita da un nuovo equilibrio raggiunto nella fase di gigante rossa, con la contrazione del nucleo stellare che accende la reazione di fusione dell’elio e la conseguente espansione degli strati esterni. Una gigante rossa è enormemente più grande e luminosa di una stella di sequenza principale, ma anche molto più fredda. Antares, nello Scorpione, e Betelgeuse, in Orione, sono splendidi esempi di giganti rosse: anche a occhio nudo è immediato riconoscerne il colore.
Quando il Sole si trasformerà in una gigante rossa, i suoi strati più esterni “inghiottiranno” i pianeti Mercurio e Venere, arrivando a sfiorare l’orbita della Terra. Nella fase di gigante rossa, le stelle perdono gran parte degli strati atmosferici esterni, che vanno a formare una nebulosa planetaria, come, per esempio, M57, la “Nebulosa Anulare” nella costellazione della Lira, o M27, la “Nebulosa Manubrio” nella Volpetta, meravigliosi oggetti da osservare anche con un telescopio amatoriale. Al centro di entrambe si trova adesso una nana bianca.
Questo accade se la stella ha una massa inferiore a 1,4 masse solari e ci vogliono altri miliardi di anni perché la nana bianca si raffreddi e diventi  invisibile.
Al contrario, una stella di grande massa (almeno otto volte più massiccia del Sole), una volta terminato l’idrogeno, tenta di sopravvivere bruciando elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio, attraversando diverse fasi di contrazione ed espansione. Ma in pochi milioni di anni arriva ad esplodere in maniera catastrofica come supernova, eiettando nello spazio gran parte della materia che la costituiva (resto di supernova).

                    

La supernova supera in luminosità tutte le altre stelle della sua galassia, poi si oscura rapidamente. Ciò che resta al centro è una stella di neutroni, oggetto di dimensioni ridotte, ma di densità estrema, che può manifestarsi sotto forma di pulsar (stella pulsante). Stelle di massa ancora più elevata, come esito finale dell’esplosione di supernova hanno invece la probabile formazione di un buco nero.
Per circa una settimana,

I resti di supernovae

Carl Sagan
Una supernova diffonde nello spazio gran parte del materiale che la costituiva. Il risultato dell’esplosione è una piccola stella di neutroni (o un buco nero, a seconda della massa della stella che esplode come supernova), circondata da una nube di materia che si espande allontanandosi dal nucleo dell’esplosione a velocità elevatissima: diverse migliaia di chilometri al secondo. Questa nebulosa, di forma irregolare, in continua e rapida evoluzione, prende il nome di resto di supernova (in sigla SNR, dall’inglese “Supernova Remnant”). La sua luminosità è in parte dovuta al fatto di essere “illuminata” dalla luce della stella che ancora si trova al centro, ma una parte della radiazione emessa dalla nube è dovuta anche a processi fisici che avvengono direttamente all’interno della nube stessa.

 Figli delle stelle
Studiando la composizione delle rocce del nostro pianeta troviamo elementi leggeri come l’elio, il carbonio e l’ossigeno, ma anche elementi pesanti come il cobalto, l’oro, il piombo e l’uranio. I primi sono certamente sintetizzati all’interno delle stelle durante le varie fasi evolutive. Ma l’unico meccanismo conosciuto per produrre gli elementi più pesanti del ferro, come sono appunto quelli sopra citati, è la supernova. E’ infatti grazie all’enorme energia rilasciata nell’esplosione che, nella nube di gas eiettata nello spazio, si possono formare tutti gli elementi chimici. Ed è ancora grazie alle esplosioni di supernovae che questi elementi vengono continuamente rimessi in circolo nello spazio. Da questa materia avranno poi origine altri soli, altri pianeti, come è accaduto per il nostro sistema solare e per la nostra Terra.  Ecco perché siamo tutti figli delle stelle.


                        

da: http://siderumpulvis.blogspot.it/2007/06/come-nasce-vive-e-muore-una-stella.html

sabato 9 novembre 2013

CARL SAGAN DAY

Il 9 Novembre del 1934 nasceva Carl Sagan e oggi  si celebra, negli Stati Uniti, il  Carl Sagan Day.
Carl Sagan è stato un cosmologo, un divulgatore scientifico, autore nel 1985 di un popolare libro di fantascienza, Contact (da cui è stato tratto nel 1998 l’omonimo film di Robert Zemeckis); con il suo amore per la scienza, ha ispirato milioni di persone.
Con i suoi libri ha contribuito a rompere la visione di una scienza come una cosa  fredda, dogmatica, priva di sensibilità ed etica, che offre una visione ristretta di una non meglio specificata “realtà”. Al contrario la scienza è lo strumento migliore che abbiamo per comprendere l’Universo per quello che è, e non per quello che noi vorremmo che fosse.
Il suo libro " Il mondo infestato dai demoni "( 1996) è stato interpretato come una sorta di testamento spirituale: malato da tempo di mielodisplasia, nonostante ripetuti trapianti di midollo osseo, Carl sarebbe morto lo stesso anno della pubblicazione del libro, il 20 dicembre 1996. Egli volle  anche raccontare questo suo travaglio (non smise di scrivere nemmeno dal suo letto di ospedale) in quello che è forse il più personale dei suoi libri" Miliardi e miliardi, riflessioni di fine millennio sulla Terra e i suoi inquilini" (pubblicato postumo ne 1997) dove racconta anche dell’incontro e del sodalizio professionale con la sua ultima moglie, la produttrice Ann Druyan 
La sua opera più famosa è la serie televisiva Cosmos (1980), uno dei programmi più visti di tutti i tempi (non in Italia, dove non è mai arrivato tradotto, anche se ora esiste una versione in DVD sottotitolata).
Nel programma affermava:
"Una parte di noi sa che proveniamo dal cosmo. Vogliamo ricambiare. E possiamo farlo. Perché il cosmo è anche dentro di noi. Siamo fatti di materia stellare. Siamo una via che ha il cosmo per conoscere sé stesso."
Ecco qui  il video " Great Minds: Carl Sagan - Pale blue dot ", con sottotitoli in italiano, mentre la voce di Sagan recita le sue bellissime riflessioni.


                       

sabato 14 settembre 2013

SUONI INTERSTELLARI


                                     



In questo video potete udire dei suoni che provengono da una regione lontanissima .................. nientemeno che dal plasma interstellare!

Essi sono stati catturati  dalla sonda Voyager 1 ( le diverse densità del plasma sono  rilevate dalle antenne della sonda,  amplificate e riprodotte attraverso un altoparlante) che ha iniziato il suo viaggio nel  1977, ben 36 anni fa e che ora dista dalla terra circa 19 miliardi di chilometri. Nessuno si sarebbe aspettato, quando fu lanciata, che sarebbe durata tanto, mantenendo anche  un esile ma tenace filo diretto con il pianeta di origine. E pensare che la sua capacità di calcolo è inferiore a quella di un telefonino!

Rimane ancora qualche controversia sul fatto se Voyager 1 sia davvero al di fuori del Sistema Solare (non è più lontano della Nube di Oort – anzi impiegherà circa altri 300 anni per raggiungerla davvero – e dopotutto la navicella è sempre più vicina al Sole che a qualsiasi altra stella), tuttavia il plasma nella zona in cui sta viaggiando Voyager 1 è inequivocabilmente cambiato rispetto a quello presente nel sistema solare. Dopo numerosi falsi allarmi degli scorsi anni, Ed Stone, uno dei responsabili del progetto Voyager con sede presso il California Institute of Technology (Caltech) di Pasadena, il 13 settembre  ha dichiarato: ''Ora che ci sono giunti i nuovi dati, crediamo che questo sia un momento storico per il genere umano''. "Ora – ha poi osservato - possiamo rispondere alla domanda che tutti ci stavamo facendo da tempo: Siamo già arrivati? Sì, ora lo siamo''.
La sonda continua a trasmettere grazie alle batterie solari di cui è  dotate ed è in comunicazione con il centro di controllo tramite il più potente radiotelescopi della NASA. 
Molte delle immagini e delle informazioni che abbiamo finora raccolto sui pianeti gassosi, Giove e Saturno, ma anche su Urano, Nettuno e Plutone, le dobbiamo proprio a questa sonda, che nel 1979 ha sorvolato Giove, fotografandolo, insieme alla “sorella gemella” Voyager 2 (altra sonda lanciata 16 giorni prima ). Numerose sono state le scoperte sui satelliti di Giove.
L’anno dopo la sonda raggiunse Saturno,  raccogliendo informazioni sui suoi anelli, poi ha continuato il suo viaggio verso l’esterno del Sistema Solare. La sorella gemella si trova invece ora a ‘soli’ 15 miliardi di chilometri dalla Terra.
Voyager continuerà ad inviare dati fino al 2020, anno dopo il quale l'energia elettrica residua non sarà sufficiente ad eseguire i comandi e a trasmettere le informazioni. Attendiamo speranzosi, anche se prima che incontri la prossima stella ci vorranno altri 40.000 anni!
Per essere precisi, Voyager 1 tra 40.000 anni sarà in vista dell'Orsa Minore, Voyager 2 sarà in vista della costellazione di Andromeda e passerà a 1,7 anni luce da una stella minore della costellazione, Ross-248.
All'interno delle due sonde Voyager si trova il Voyager Golden Record, un disco per grammofono contenente suoni e immagini selezionate al fine di rappresentare  le diverse varietà di vita e di cultura della Terra. È concepito per qualunque forma di vita extraterrestre o per la specie umana del futuro che lo possa trovare.
Le probabilità che venga trovato da qualcuno sono estremamente remote in rapporto alla vastità dello spazio interstellare. Un suo possibile ritrovamento ad opera di una forma di vita aliena potrà avvenire soltanto in un futuro molto lontano. Il  lancio di queste sonde va visto più che altro come qualcosa di simbolico che non un tentativo reale di comunicare con forme di vita extraterrestri.
Il contenuto del disco venne selezionato per la NASA da una commissione guidata da Carl Sagan della Cornell University. Il dottor Sagan e la commissione misero insieme una varietà di 115 immagini e un gran numero di suoni naturali, come quelli prodotti dalle onde, dal vento, dai tuoni e suoni prodotti da animali, come il canto degli uccelli e quello delle balene. Con questi venne inserita una selezione musicale proveniente da diverse culture e diverse epoche, oltre ai saluti di abitanti della Terra in 55 lingue diverse e la riproduzione del messaggio del presidente degli U.S.A. Jimmy Carter e del Segretario generale delle Nazioni Unite Kurt Waldheim.
I saluti nelle diverse lingue iniziano con l'accadico, parlato dagli Assiri circa 5.000 anni fa, e finiscono con la lingua Wu, parlata attualmente in Cina.


Avevamo già parlato qui della sonda Voyager 1 e della foto della terra ( un "pallido puntino blu"  ) inviata nel 1990.
In questo video invece possiamo sentire i suoni di  Giove, sempre sotto forma di onde elettromagnetiche, catturati da Voyager

domenica 14 luglio 2013

QUEL DEBOLE PUNTINO BLU E " WAVE AT SATURN! "

                                           Sorridete, Cassini vuole farci una foto!




La sonda spaziale Cassini  della NASA scatterà, il 19 luglio, delle immagini inedite del nostro pianeta. Saturno si troverà proprio tra il Sole e la sonda e questo permetterà di studiare meglio anche i suoi anelli.La sonda si troverà ad una distanza di 1 miliardo e mezzo di chilometri, quasi 10 volte la distanza dal Sole- Terra, la quale ci apparirà come un piccolo pallino azzurro fra gli anelli di Saturno.
La sonda sarà in grado di fotografare la Terra nei suoi colori naturali, come li vedrebbe   un essere umano che  si trovasse a bordo di una navicella spaziale. La camera ad alta risoluzione montata sulla sonda realizzerà delle immagini inedite e rare. In quel momento saranno illuminati dalla luce del Sole il Nord America e parte dell’Oceano Atlantico, anche se non avremo certo modo di riconoscerli.
La foto che scatterà Cassini fra un mese si unirà all’album di immagini del nostro piccolo pianeta: la prima, denominata “Earthrise”, è stata scattata nel 1968 durante la missione lunare Apollo 8 da circa 380 mila chilometri; la seconda, “Pale Blue Dot”, risale invece al 1990 ed è stata scattata da Voyager 1 da una distanza di 6 miliardi di chilometri dalla Terra.

Sì, siamo quel minuscolo puntino bianco !
Ecco le parole dette  da Carl Sagan ( astronomo e divulgatore scientifico) in questa occasione:

« Da questo distante e vantaggioso punto di vista, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un minuscolo granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole.

La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria e nel trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un puntino. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odi. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida.

Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi. La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora. Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte.

È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto. »


Ecco qui il tasto originale e  anche un video in cui potete ascoltarle direttamente dalla sua voce. Il video si  intitola " Riflessioni su di un granello di polvere"

We succeeded in taking that picture, and, if you look at it, you see a dot. That's here. That's home. That's us. On it, everyone you ever heard of, every human being who ever lived, lived out their lives. The aggregate of all our joys and sufferings, thousands of confident religions, ideologies and economic doctrines, every hunter and forager, every hero and coward, every creator and destroyer of civilizations, every king and peasant, every young couple in love, every hopeful child, every mother and father, every inventor and explorer, every teacher of morals, every corrupt politician, every superstar, every supreme leader, every saint and sinner in the history of our species, lived there on a mote of dust, suspended in a sunbeam. 

The earth is a very small stage in a vast cosmic arena. Think of the rivers of blood spilled by all those generals and emperors so that in glory and in triumph they could become the momentary masters of a fraction of a dot. Think of the endless cruelties visited by the inhabitants of one corner of the dot on scarcely distinguishable inhabitants of some other corner of the dot. How frequent their misunderstandings, how eager they are to kill one another, how fervent their hatreds. Our posturings, our imagined self-importance, the delusion that we have some privileged position in the universe, are challenged by this point of pale light. 

Our planet is a lonely speck in the great enveloping cosmic dark. In our obscurity, in all this vastness, there is no hint that help will come from elsewhere to save us from ourselves. It is up to us. It's been said that astronomy is a humbling, and I might add, a character-building experience. To my mind, there is perhaps no better demonstration of the folly of human conceits than this distant image of our tiny world. To me, it underscores our responsibility to deal more kindly and compassionately with one another and to preserve and cherish that pale blue dot, the only home we've ever known.

Emozionante, vero?