Visualizzazione post con etichetta scienziati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scienziati. Mostra tutti i post

venerdì 1 novembre 2013

BREVE STORIA DELLA FISICA MODERNA

Questo video rappresenta una breve storia (ovviamente non esaustiva) della Fisica moderna, che parte dalle scoperte, nel 1900, di Max Planck, sino ad arrivare alla recente conferma dell'esistenza del bosone di Higgs. Il sottofondo musicale è fornito dallo stupendo Notturno Op.9 N.2 di Chopin, eseguito da Vladimir Ashkenazy.
Buona Visione e Buon Ascolto!!!
     
       


Anche qui trovi un video sulla storia della fisica, molto carino!

RICHARD FEYNMAN, UNO SCIENZIATO DA CONOSCERE

Richard Feynman  è stato un fisico statunitense; nacque a NY 11 maggio 1918,  morì il 19 febbraio 1988 all’età di 69 anni, dopo aver dato molto della sua vita alla scienza e aver influenzato con il suo pensare intere generazioni di scienziati. Vinse il Nobel nel 1965, è ritenuto il padre delle nanotecnologie, è inoltre considerato uno degli ispiratori del calcolatore quantistico, diede un grande contributo all'elettrodinamica quantistica; oltre a  questo suo infinito sapere, era dotato di un forte umorismo ed era  appassionato di musica (era anche suonatore di bongo) ed arti figurative, amava definirsi Nobelist Physicist, teacher, storyteller, bongo player, ovvero Fisico premio Nobel, insegnante, cantastorie, suonatore di bongo. Fu quello che si può definire una persona geniale e poliedrica dotato di capacità, abilità e aspetti diversi o molteplici. Ma ciò che differenzia un genio assoluto come quest’uomo da molte altre persone comuni e scienziati, non è tanto il sapere nozionistico che si può apprendere stando chiusi in una scuola, in una università ma bensì la voglia di sapere sempre e comunque , il fatto di non limitare la propria mente chiudendola nei limiti imposti dal sapere comune ma di sforzarsi a trovare anche vie alternative. Pensateci bene, questo è uno dei cardini che ha reso possibile il progresso dell’uomo. 
Ecco qui tre  video che ci fanno capire meglio la visione  della realtà di questo straordinario scienziato, nella consapevolezza che la scienza  non potrà mai dare certezze assolute, racchiudendo in questo fatto, tuttavia, tutto il suo fascino.






martedì 27 agosto 2013

STORIA DELLA FISICA IN UN VIDEO DI ANIMAZIONE

Questo video è molto divertente, ma anche istruttivo. E' stato realizzato per la BBC (per  Dara Ó Briain’s Science Club ) da Åsa Lucander, finlansese, illustratore e creatore di film animazione.  Ci mostra le scoperte di quattro più grandi scienziati: Galileo Galilei, Isaac Newton, James Maxwell e Albert Einstein.
Da vedere, soprattutto per gli alunni di terza. Ah, dimenticavo .......è in inglese, ma ormai avrete capito che questa lingua va assolutamente imparata se non vogliamo e non volete isolarvi dal resto del mondo.



                          
BBC Science Club - Physics from Asa Lucander on Vimeo.

sabato 29 giugno 2013

ADDIO A MARGHERITA HACK


Margherita Hack si è spenta oggi, a 91 anni, all'ospedale Cattinara di Trieste, dove era ricoverata da una settimana per problemi cardiaci. Passione per le stelle e un animo da attivista ne hanno fatta la regina indiscussa dell’ astrofisica italiana, così come una guerriera che si è spesa a favore della libertà di pensiero e in nome dei diritti civili. Mente brillante, piglio deciso, metteva grande impegno nel portare avanti i valori in cui credeva e per questo rimarrà sempre una delle figure femminili più coraggiose e intraprendenti del nostro panorama culturale. 

Nata il 12 giugno 1922, fiorentina, dopo il liceo classico si iscrisse alla facoltà di Fisica dell’Università di Firenze, laureandosi nel 1945 in astrofisica con una tesi sulle Cefeidi, stelle caratterizzate da una luminosità variabile, che studiò all’osservatorio di Arcetri. Era l’inizio di un amore che da quel momento la accompagnò sempre, tenendola sveglia per innumerevoli notti e diventando il suo principale campo di ricerca: l’ osservazione dei corpi celesti. Si interessò da subito alla loro classificazione spettroscopica, a capire cioè come erano fatti, in cosa si differenziassero gli uni dagli altri e come si evolvessero analizzando la loro luce. Iniziò come assistente di ricerca all’osservatorio di Arcetri per diventare in seguito docente di ruolo a Firenze dopo qualche anno di precariato. Già nei primi anni della sua crescita come scienziata collaborò con centri di astrofisica prestigiosi: l’Università di Berkeley, l’Institute for Advanced Study di Princeton, l’Institut d’astrophysique di Parigi, l’Università di Città del Messico e gli osservatori di Utrecht e Groningen, e per questo, soprattutto all'inizio, si spostò molto. 
Nel 1964 vinse il concorso per la cattedra di professore ordinario di astronomia presso l’Istituto di fisica teorica dell’ Università di Trieste. Lo stesso anno assunse l’incarico di direttore dell’ Osservatorio della città, diventando la prima donna a rivestire quel ruolo, e lo ricoprì per oltre vent’anni. Collaborò intensamente con l’ Esa e la Nasa e diede una forte spinta alla comunità astronomica italiana nell’utilizzo della propria rete di satelliti, portandola a distinguersi sul piano mondiale. 

Fu una splendida divulgatrice, alternando sempre la scrittura di testi scientifici a quella di libri per il grande pubblico. Titolo memorabile, Una vita tra le stelle (1995), dove racconta la sua storia di astronoma ripercorrendo la rivoluzione tecnologica di tutta un’epoca. Collaborò con diversi giornali e fu direttrice, nel 1978, del bimestrale L’Astronomia nonché direttrice, assieme a Corrado Lamberti, della rivista Le Stelle. Ma non si preoccupò solo di diffondere la conoscenza dell’astronomia. Aperta, moderna e tosta com’era, si applicò per educare a favore di una “mentalità scientifica e razionale” i suoi lettori e spettatori, senza tirarsi mai indietro quando c’era da portare in pubblico le proprie convinzioni, dai seminari alle conferenze, dalla radio alla tv. E faceva di tutto per ricordare a tutti quanto la ricerca scientifica fosse importante, ma allo stesso tempo sacrificata, in Italia. Non perdeva mai occasione per sottolinearlo, e i suoi pensieri sono riassunti in uno dei suoi libri più famosi, "Libera scienza in libero Stato" (2010), dove ripercorse la storia delle riforme degli ultimi governi in materia di istruzione e ricerca denunciandone, senza peli sulla lingua, errori e incongruenze. 
Atea, razionale e allo stesso tempo sensibile verso la sofferenza umana, sosteneva con forza il diritto all’eutanasia per i  malati terminali. Nel 2011, pubblicamente, firmò il proprio testamento biologico, sostenendo di voler essere, fino alla fine, padrona della sua vita e di voler rinunciare a qualsiasi accanimento terapeutico qualora si ritrovasse, un domani, incapace di intendere e di volere. 

Icona per gli animalisti e vegetariana dalla nascita, criticava aspramente il consumo di carne e l’allevamento degli animali, dedicando a questa tematica il libro, edito nel 2011, "Perché sono vegetariana". 
Oltre che fervida scienziata e attivista convinta, potè vantare anche un passato da brava  sportiva. "La mia vita in bicicletta" è un’autobiografia dove ripercorre la sua vita al ritmo delle pedalate, partendo dalla campagna toscana fino agli stimolanti pendii di Trieste. 

Sposò giovanissima Aldo, amico d’infanzia ritrovato negli anni dell’università, presenza fondamentale che sempre la accompagnò nei lunghi viaggi di lavoro e che la incoraggiò prima di chiunque altro a intraprendere la strada come divulgatrice. 

Margherita Hack con la tromba in una foto di scena del videoclip di 'Alfonsina e la bici'
“Non ho paura della morte. Non ha senso” diceva appena pochi mesi fa in un’ intervista al Corriere. “Resterà la mia materia, quella di cui sono fatta io, che servirà a fare altre cose”. Resterà 8558 Hack, l’asteroide col suo nome, segno della riconoscenza degli altri scienziati per il suo inestimabile contributo nella scoperta dello Spazio. E sopra a ogni cosa rimarranno, indelebili, le sue idee, le sue parole, l'intelligenza, la mente aperta e quell'inconfondibile saper guardare lontano che l'hanno resa unica. 


martedì 12 marzo 2013

ALEXANDER FLEMING E LA SCOPERTA CASUALE DELLA PENICILLINA

Federico Veronelli della IB ha trovato in rete  un articolo che spiega  come  è avvenuta la scoperta della penicillina.

Alexander Flaming
La scoperta della penicillina avvenne per puro caso: durante i primi anni del Novecento la convinzione che ci fossero agenti micotici che potessero aiutare l'uomo a difendersi da altri germi patogeni era diffusa, ma non provata. La ricerca in questo senso languiva senza poter produrre effetti utili.
Il punto di svolta si ebbe quando Alexander Fleming, nel suo laboratorio di St. Martin, a Londra, verificando lo stato di una coltura di batteri, vi trovò una copertura di muffa. Questo evento non aveva nulla di straordinario, poiché erano normali situazioni del genere; la cosa eccezionale fu invece il fatto che questa muffa aveva annientato tutti i batteri circostanti.
La scoperta, come si è detto, fu casuale; infatti, se si fosse trattato di un altro tipo di germi, o di un altro tipo di muffa, o più semplicemente di uno scienziato più distratto, probabilmente tutto sarebbe passato inosservato.
La scoperta non suscitò all'epoca grande entusiasmo, anche perché la penicillina non curava molte altre malattie, tra cui la più banale influenza. Inoltre, essendo eliminata piuttosto velocemente, erano necessarie diverse somministrazioni giornaliere per ottenere l'effetto desiderato.

Nel 1941 però successe qualcosa che dimostrò, invece, l'efficacia reale di questo ritrovato. In un ospedale di Oxford, durante la guerra, era ricoverato un poliziotto che stava per morire di setticemia a causa di una piccola ferita infetta al lato della bocca.
Rivelatesi inutili le somministrazioni di sulfamidici, al poliziotto venne iniettata una dose di penicillina di 200 mg. Accanto al suo letto non c'era Fleming, ma i suoi due collaboratori Chain e Florey; un netto miglioramento cominciò a vedersi. Purtroppo, le scorte di penicillina si esaurirono ed il poliziotto morì, ma l'efficacia del farmaco contro le infezioni fu definitivamente dimostrato. In Gran Bretagna e negli USA cominciò una massiccia produzione del preparato.
Nel 1944 Alexander Fleming fu insignito del titolo di baronetto e l'anno dopo divise il premio Nobel con i suoi collaboratori Chain e Florey. 
Fleming morì nel 1955 e fu sepolto nella Cattedrale di S. Paolo, insieme ad altri inglesi illustri.

domenica 3 febbraio 2013

CHARLES DARWIN




Naturalista inglese (Shrewsbury, Shropshire, 1809-Downe, Kent, 1882). Nipote del medico e scrittore illuminista Erasmus Darwin, iniziò studi di medicina a Edimburgo e poi di teologia a Cambridge, senza riuscire però a concluderli. Ebbe sempre, infatti, un prevalente interesse per le scienze naturali e nel 1831 s'imbarcò, in qualità di naturalista, sul brigantino Beagle per una spedizione scientifica che si concluse nel 1836. Visitò le isole di Capo Verde, il Brasile, la Patagonia, la Terra del Fuoco, le coste del Cile e del Perú e molte isole dell'Oceano Pacifico tra cui le Galápagos. Durante questo viaggio ebbe modo di effettuare numerose osservazioni sulla geologia, la fauna e la flora, specialmente dell'America Meridionale, che gli offrirono prezioso materiale per affrontare il problema dell'origine delle specie. Al ritorno visse alcuni anni a Londra e poi si ritirò, per la malferma salute, non molto lontano da questa città, nel Kent, dove trascorse il resto della sua vita. Benché svolgesse privatamente la sua attività scientifica, fu sempre in stretto contatto con i più eminenti naturalisti del suo tempo. Fra le prime pubblicazioni vi furono nel 1839 il "Journal of Researches into the Natural History and Geology of the Various Countries Visited during the Voyage of H. M. S. Beagle (Viaggio di un naturalista intorno al mondo)" e nel 1846 "Geological Observations on South America (Osservazioni geologiche sul Sudamerica)". Nel 1859 compose il saggio " On the Origin of Species by Means of Natural Selection (L'origine delle specie attraverso la selezione naturale)" come sintesi di un più ampio lavoro da tempo in preparazione e che fu indotto a pubblicare anticipatamente avendo avuto comunicazione del fatto che A. Russell Wallace era pervenuto ai suoi stessi risultati pur se suffragati da minore documentazione. L'enorme risonanza e le polemiche suscitate da questo suo scritto non lo distolsero tuttavia da un intenso lavoro: nel 1868 pubblicò The Variations of Animals and Plants under Domestication (Variazioni degli animali e delle piante allo stato domestico) e nel 1871 The Descent of Man, and Selection in Relation to Sex (L'origine dell'uomo e la selezione sessuale). Affrontò anche temi collegati indirettamente all'evoluzione sia nel campo della psicologia (The Expression of the Emotions in Man and Animals, 1872, L'espressione delle emozioni nell'uomo e negli animali) sia in quello della botanica, in particolare sulla fecondazione e i movimenti delle piante. La violenta opposizione degli ambienti ecclesiastici e di quelli scientifici più conservatori alla sua teoria evoluzionistica non impedirono che alla sua morte egli fosse considerato già uno dei maggiori scienziati moderni.


Da: Sapere.it


UNA GRANDE PALEONTOLOGA: MARY ANNING


Da http://www.enciclopediadelledonne.it/, la biografia di una grande paleontologa i cui meriti all'epoca non furono subito riconosciuti, sia perché donna, sia perché di umile origine.
La scrittrice Tracy Chevalier nel libro " Strane Creature", ci racconta la storia di Mary.  I personaggi sono descritti con grande realismo e coinvolgono i lettori in una storia di coraggio, sacrificio, determinazione e volontà di emancipazione, che supera i confini del tempo per divenire quanto mai attuale. 
( T. Chevalier è l'autrice di altri libri tra cui " La ragazza dall'orecchino di perla"). Il libro risulta romantico e commovente.
     MARY ANNING

        Lyme Regis 1799 - 1847


Nasce in una famiglia povera; unica di dieci figli, riesce  a sopravvivere insieme al fratellino Joseph, e per un caso; infatti ha poco più di un anno quando la vicina che la tiene in braccio è colpita da un fulmine insieme ad altre due donne. Nasce anche all’incrocio fra le scogliere del Dorset e del Devon, ricche di fossili del Giurassico [ La zona, detta “Jurassic Coast” anche se comprende il Triassico e il Cretaceo, è stata dichiarata dall’Unesco Patrimonio mondiale dell’umanità nel 2001.], venduti da secoli o come curiosità o come rimedi contro svariate malattie.
 Il padre Richard, un ebanista, vende più ammoniti che comò e insegna alla figlia a riconoscerle, prelevarle e ripulirlie. Muore di tisi quando Mary ha 11 anni, lasciando solo debiti. Lei ne continua l'attività, con la madre e Joseph, il quale nel 1811 scopre il primo cranio di Ichtyosaurus, un rettile marino. L’anno seguente mary scopre buona parte del rimanente scheletro.
ittiosauro
Capace di raffigurarsi la sagoma di un animale – vissuto milioni di anni prima e che non somiglia a quelli che può vedere attorno a sé – in frammenti di ossa, accurata nel ricomporli, sei anni dopo ne ricostruisce lo scheletro intero e l’esploratore tedesco Ludwig Deichart la soprannomina «la principessa della paleontologia» .
La sua reputazione cresce, il reddito no, anche perché Joseph è andato a bottega da un tappezziere. La madre sta per vendere gli ultimi mobili e  il tenente colonnello Thomas James Birch mette all’asta, fra i conoscitori europei, i fossili che aveva acquisito dalla famiglia Anning; consegna a lei i proventi: solo 400 sterline. 
plesiosauro
Nel 1823 Mary scopre il primo plesiosauro, un altro “drago”, che suscita scalpore nella comunità scientifica e nelle gazzette. A Georges Cuvier, massima autorità del tempo, viene il dubbio che si tratti di un falso, ( per l’anatomista francese quella bestia dal collo lunghissimo aveva “troppe vertebre”) finché ne riceve un disegno particolareggiato e ammette di aver sbagliato. È la consacrazione. «Meraviglioso esempio del favore divino, quella povera ragazza ignorante... grazie alle sue letture e alla sua diligenza, è arrivata a un grado di conoscenza tale da potersi intrattenere con professori ed altre persone competenti, e tutti riconoscono che ne capisce più di scienza di chiunque altro nel regno», scrive Lady Harriett Silvester nel 1824.


Ignorante, proprio no. Annota e critica articoli scientifici che si fa mandare dai visitatori, impara l’anatomia sezionando pesci e seppie per meglio visualizzare, per similitudine, la forma di specie estinte. A 27 anni, con i risparmi compra una casa e al pianterreno apre l’Anning’s Fossil Depot, assistita da una signorina di buona famiglia, Elizabeth Philpot, che ne diventa l’amica e la collaboratrice. Il deposito è presto frequentato da celebrità come re Federico Augusto II di Sassonia o i “fossilisti” del museo di storia naturale di Londra e di quello di New York. Tra i visitatori più assidui, ci sono i protagonisti del grande conflitto tra scienza e religione allora  in corso: il geologo Charles Lyell, amico e protettore del giovane Charles Darwin; Roderick Muchinson e la moglie Charlotte che mette Mary in contatto con clienti nel resto d’Europa; William Buckland, il reverendo che le resta amico fino alla morte; Henry Thomas de la Bèche che le dedica l’acquerello Duria Antiquor: - un “Dorset più antico” popolato dalle creature che lei aveva identificato. Riprodotto a stampa (e ancora oggi in molti libri di scuola) servì anche questo a raccogliere fondi per aiutarla. 
Nel 1829, trova il rettile volante che Buckland chiama Pterodactylus macronyx(oggi Dimorphodon macronyx ) e che conferma l’ipotesi di Cuvier: c’era stata davvero un’era in cui i rettili dominavano terre, mari e cieli. Mary Anning ne ricava 210 sterline e dovrebbe finalmente vivere con un po’ di agio,ma nel 1835 perde tutti i risparmi in un investimento sbagliato. Attraverso la nuova British Society for the Advancement of Science, Buckland le fa avere una pensione dal governo, per “contributi eccezionali alla scienza”. 

Gli specialisti glieli riconoscono, e infatti danno il suo nome a numerose specie, ma per loro è solo una donna, e del popolo. Ne è consapevole e amareggiata. Non è ammessa nemmeno in visita alla Geological Society di Londra anche se i membri ne usano le opinioni e le scoperte (tra cui il fatto che certi sassi friabili erano in realtà coproliti, feci fossilizzate) per scrivere la storia della vita e della morte delle specie nel «tempo profondo» delle ere geologiche, e approdare con Charles Darwin alla teoria dell’evoluzione. A quel tempo si pensava che la vita della terra contasse soltanto poche centinaia di milioni di anni, comunque molti di più di quelli biblici. Da credente lei ne era turbata, così come Elizabeth Philpot , ma non al punto di abbandonare le ricerche.
Muore a 47 anni, di cancro al seno. De la Bèche, presidente della Geological Society, ne pronuncia l’elogio funebre davanti all’assemblea, come se lei ne avesse fatto parte. Anni dopo, Charles Dickens racconterà sulla rivista letteraria All Year Round la vita della «figlia del carpentiere che si guadagnò un nome tutto per sé e se lo meritava.» 
Henry Thomas de la Bècheacquerello "Duria Antiquor" ( un “Dorset più antico”)



sabato 12 gennaio 2013

MARIA CURIE, LA SIGNORA DELLA RADIOATTIVITA'



Google Doodle dedicato a M.Curie
" Della vita non bisogna temere nulla. Bisogna solo capire". ( M. Curie)



Una delle più importanti dispute della fisica di fine Ottocento era quella sulla natura dei raggi catodici, raggi che nei tubi con gas rarefatti andavano dal catodo verso l’anodo provocando fluorescenza: erano radiazioni o fasci di particelle?
Proprio nel tentativo di studiare i raggi catodici, nel 1895 il fisico tedesco Wilhelm Röngten compì una scoperta sensazionale: dopo avere coperto un tubo a raggi catodici con una carta nera che non lasciava fuoriuscire i raggi, si accorse che una lastra fotografica posta nelle vicinanze veniva ugualmente impressionata. In questo modo aveva casualmente scoperto l’esistenza dei raggi X. Si tratta di onde elettromagnetiche
di energia molto elevata, che attirarono l’interesse di molti scienziati, tra cui Becquerel, che aveva già compiuto studi sulla luce emessa da particolari cristalli fluorescenti e fosforescenti. Nel tentativo di verificare eventuali legami tra i raggi X e la fluorescenza, Becquerel decise di studiare il comportamento di alcuni cristalli di minerali di uranio che presentavano proprio il fenomeno della fluorescenza. Il giorno programmato da Becquerel per l’esperimento, però, pioveva e non era quindi possibile esporre i cristalli alla luce del sole per provocarne la fluorescenza.  Il fisico allora ripose i cristalli e la lastra fotografica su cui avrebbe voluto rivelare i raggi X in un cassetto. Poiché continuava a piovere, qualche giorno dopo Becquerel decise comunque di sviluppare la lastra fotografica inutilizzata, come esperimento di controllo.
Con sua grande sorpresa, si accorse che le lastre erano state impressionate anche senza fluorescenza e concluse quindi che nuove radiazioni venivano emesse spontaneamente dall’uranio, senza necessità di eccitazione. Becquerel continuò a studiare il fenomeno e scoprì che le radiazioni emesse dall’uranio erano in grado di ionizzare i gas e quindi renderli conduttori.
I raggi emessi dall’uranio vennero inizialmente chiamati raggi Becquerel in onore di colui che li aveva scoperti. Fu il fisico Ernest Rutherford a scoprire poi  che in realtà i raggi Becquerel erano costituiti da diversi tipi di radiazioni: i raggi alfa  e beta, a cui poi si aggiunsero i raggi gamma.
Presto si capì che non erano i composti di uranio ad emettere le radiazioni, ma gli stessi atomi di uranio, che infatti presentano questa caratteristica sia allo stato elementare sia combinati nei composti.

Proprio in quel periodo, Marie Curie stava cercando un argomento per la sua tesi di dottorato e decise quindi di approfondire le scoperte di Becquerel attraverso un accurato lavoro sperimentale su alcuni campioni di minerali di uranio. In alcuni casi, si accorse che le radiazioni emesse dai minerali erano molto maggiori di quanto prevedibile sulla base del contenuto di uranio e ipotizzò quindi l’esistenza di altri elementi
radioattivi.
Provò quindi a preparare un campione dello stesso minerale in laboratorio: la radioattività (come il fenomeno venne chiamato dalla stessa Curie) era quella prevista, molto inferiore a quella del minerale naturale. Era la prova indiretta che nel minerale naturale c’era un elemento ancora sconosciuto dalla radioattività molto elevata: per individuarlo, la giovane scienziata cercò di estrarre materiale radioattivo da grandi quantità di minerali naturali.
Grazie anche all’aiuto del marito Pierre, che presto coinvolse nella sua avventura scientifica, la Curie annunciò nel 1898 di avere scoperto un nuovo elemento, che propose di chiamare polonio in onore della sua patria. Al polonio presto seguì la scoperta di un altro nuovo elemento, con caratteristiche simili a calcio e bario, a cui venne dato il nome radio a causa della sua elevata radioattività.
Il radio era contenuto in un minerale chiamato pechblenda. I coniugi Curie riuscirono a procurarsi enormi quantitativi dei residui della lavorazione della pechblenda (da cui veniva estratto uranio) da cui riuscirono a ottenere il radio puro, in quantità sufficiente per misurarne il peso atomico e studiarne le proprietà.
Il maggiore merito dei coniugi Curie, e di Marie in particolare, nel campo della radioattività è stato proprio quello di scoprire nuovi elementi, radio e polonio, molto più radioattivi rispetto all’uranio e di sviluppare metodi efficaci per separare il radio dai residui radioattivi dei minerali di uranio.
Una caricatura dei Curie su Vanity Fear, 1904
Nel 1903 i due coniugi vinsero il premio Nobel per la fisica insieme con il fisico francese Becquerel per le loro ricerche e scoperte nel campo della radioattività e solo l’anno successivo a Pierre Curie fu offerta una cattedra presso l’università parigina della Sorbona.
Dopo la tragica morte del marito dovuta a un incidente stradale, Marie Curie ricoprì lo stesso incarico alla Sorbona e continuò a dedicarsi alla studio della radioattività.
Durante la prima guerra mondiale la scienziata e la figlia Irène si impegnarono per portare le apparecchiature per i raggi X nelle ambulanze e negli ospedali da campo. Marie Curie morì nel 1934 a causa soprattutto degli effetti letali della radioattività, di cui, all’inizio delle sue ricerche, non era consapevole
Marie Curie fu la prima donna a essere insignita del premio Nobel ed è l’unica ad averne ricevuti due: per la fisica nel 1903 e per la chimica nel 1911.
La famiglia Curie detiene anche il record dei Nobel ricevuti da parenti: oltre a lei, infatti, sono stati premiati a Stoccolma anche il marito Pierre (con cui ha diviso il Nobel del 1903), la figlia Irène Joliot-Curie e il genero, il fisico francese Frédéric Joliot, che hanno ricevuto il Nobel per la chimica nel 1935. Un altro genero, l’ambasciatore statunitense Henry Labouisse, marito della figlia Eve, ritirò nel 1965 il Nobel per la
pace assegnato all’Unicef, di cui era all’epoca direttore esecutivo.
In onore di Marie Curie (e di suo marito Pierre), all’elemento con numero atomico 96 fu assegnato il nome curio (Cm) e con sklodowskite viene chiamato un altro minerale contenente uranio; inoltre una delle unità di misura della radioattività è il curie (Ci), oggi sostituita nel Sistema Internazionale dal Becquerel (Bq).
Inoltre  a Marie Curie e al marito è stato intitolato  un asteroide, il 7000 Curie.

Concludendo possiamo dire che Marie deve la sua storia romanzesca e la sua  esemplare esistenza alla sua caparbietà, intelligenza, determinazione, genialità quasi ossessiva, ma soprattutto alla sua curiosità, una qualità di incommensurabile valore per il progresso scientifico. Suo è il noto aforisma:

   "Sii meno curioso della gente, e più curioso delle idee"

Ma è soprattutto con questa citazione dal convegno della cultura del 1933 che si esprime tutta la sua  importante essenza:
Uno scienziato nel suo laboratorio non è soltanto un tecnico, è anche un fanciullo posto di fronte a fenomeni naturali che lo impressionano come un racconto di fate. Dobbiamo avere un mezzo per comunicare questo sentimento all’esterno, non dobbiamo lasciar credere che ogni progresso scientifico si riduca a macchine e ingranaggi. L’umanità ha bisogno di persone d’azione, ma ha anche bisogno di sognatori per i quali perseguire disinteressatamente un fine è altrettanto imperioso quanto è per loro impossibile pensare al proprio profitto.



domenica 30 dicembre 2012

RITA LEVI MONTALCINI e L' N G F




Rita Levi Montalcini era solita dire che il cervello è ciò che un essere umano ha di più importante. Tutto il resto, il corpo, non è che un supporto necessario a tenerci in vita e a far funzionare quella macchina straordinaria che ci rende diversi da tutti gli altri esseri viventi e che resta a oggi la cosa più complessa che conosciamo nell’universo. Rita Levi Montalcini iniziò a interessarsi ai problemi delle neuroscienze allorchè, all’università di Torino, seguì i corsi di anatomia umana di Giuseppe Levi, tra i primi italiani a studiare il tessuto nervoso a livello cellulare. Nell’istituto diretto da Levi studiava anche Renato Dulbecco. La Montalcini restò subito affascinata da un tema innovativo, quello della differenziazione delle cellule del tessuto nervoso, che sembrava un settore di ricerca promettente per cominciare a comprendere meglio il funzionamento del cervello. La politica italiana, tuttavia, si mise di traverso. Sia Giuseppe Levi che Rita Levi Montalcini, infatti, erano di origine ebrea – cosa che i rispettivi cognomi inevitabilmente tradivano – e l’introduzione delle leggi razziali nel 1938 li costrinsea lasciare l’università italiana e a proseguire altrove le ricerche, prima a Bruxelles e poi, dal1940, in seguito all’invasione tedesca del Belgio, a Torino, dove rientrarono per proseguire le sperimentazioni in un laboratorio allestito a casa della Montalcini.

"Aggiungi vita ai giorni e non giorni alla vita"
Da Torino all’America - Mentre in Europa infuriava la guerra, in quel piccolo laboratorio quasi amatoriale Rita Levi Montalcini si concentrava su questioni che riteneva di gran lunga più importanti. Non era infatti per nulla chiaro il modo in cui i neuroni e in generale il tessuto cerebrale crescessero, si sviluppavano  e si differenziassero nel corso del passaggio dall’embrione all’essere umano. All’epoca si supponeva che una qualche “forza” deputata allo sviluppo delle fibre nervose avesse origine nelle aree periferiche; ma nessuno aveva la benché minima idea della sua natura. I primi importanti risultati delle ricerche di Rita Levi Montalcini vennero inviati a diverse riviste scientifiche italiane, che però li rifiutarono: non solo la Montalcini era una donna, ma era anche ebrea. Fu per lei una fortuna che, grazie ai contatti coltivati a Bruxelles, un primo studio venne pubblicato su una rivista belga destando l’interesse di Viktor Hamburger, embriologo tedesco riparato negli Stati Uniti dopo l’ascesa del nazismo: fu lui a invitare Rita Levi Montalcini a raggiungerlo all’Università di St. Louis nel 1947. Invito che la scienziata non si fece ripetere. La guerra era finita e le leggi ebraiche sembravano solo un brutto ricordo, ma le era ben chiaro che solo in America, la nuova “mecca” della scienza, sarebbe riuscita a proseguire con successo le sue ricerche.

La scoperta casuale del NGF - Sia la Montalcini che Hamburger e la sua équipe svolgevano i loro studi sui polli, il cui sistema nervoso è sufficientemente complesso da avvicinarsi a quello umano. Praticamente per caso, trapiantando alcune cellule tumorali di topo in un embrione di pollo, l’équipe aveva scoperto che alcuni giorni dopo nel tessuto tumorale si erano sviluppate fibre nevose. Mentre la Montalcini si trasferiva a Rio de Janeiro per proseguire le sue ricerche in vitro, negli USA il biochimico Stanley Cohen riuscì a isolare, nella stessa tipologia di sarcoma di topo da cui emersa la prima, casuale scoperta, la nucleoproteina che sembrava essere responsabile della crescita delle fibre nervose. Dopo ulteriori perfezionamenti, Cohen riuscì a individuare con precisione quello che oggi è chiamato NGF, nerve growth factor o fattore di crescita del tessuto nervoso, che lo avrebbe portato a condividere con Rita Levi Montalcini il Nobel nel 1986: quasi trent’anni dopo le prime scoperte, perché ci volle tempo e pazienza per dimostrare che il NGF non influenzava solo la crescita delle cellule del sistema nervoso periferico, ma anche quelle del cervello, e possedeva quindi un’importanza fondamentale, in prospettiva, per la cura di molte malattie.


L’ultimo segreto della Montalcini - Oggi sappiamo che il NGF ha origine nel sistema ortosimpatico, una parte periferica del sistema nervoso situata nella colonna vertebrale. Da lì, la proteina ha modo di diffondersi fino al cervello, regolando la fase decisiva dello sviluppo cerebrale, che termina intorno ai 25 anni, quando si ferma la riproduzione dei neuroni e non è più possibile riparare tutte le microlesioni del complesso tessuto che compone la nostra materia grigia. Le applicazioni di questa scoperta sono molteplici, molte ricerche sono ancora in corso. Non solo si condivide la certezza che attraverso il NGF sia possibile risolvere malattie come la SLA o l’Alzheimer senza necessariamente passare per più ardue (e sicuramente più costose) terapie genetiche; ma la scoperta della proteina ha poi portato alla successiva individuazione di numerosi altri fattori responsabili della crescita di tessuti cellulari tra cui alcuni che alimentano lo sviluppo dei tumori. Rita Levi Montalcini sembrerebbe essere stata tra i primi beneficiari della sua fondamentale scoperta. Ogni giorno, assumeva una dose di NGF sotto forma di gocce per gli occhi. “Non posso dire con sicurezza se sia questo il suo segreto”, affermava cautamente Pietro Calissano, suo stretto collaboratore. Ma lei amava ripetere che, se alla sua bella età le sue capacità mentali risultavano addirittura “maggiori di quando avevo vent’anni”, era soltanto perché aveva avuto il privilegio di “essere arricchita da tante esperienze, nello stesso modo in cui la mia curiosità e il mio desiderio di essere vicina a coloro che soffrono non è diminuito”.

da http://scienze.fanpage.it/

RITA LEVI MONTALCINI

OGGI, 30 DICEMBRE 2012,  LA SCOMPARSA DEL PREMIO NOBEL PER LA MEDICINA 1986



Rita Levi-Montalcini, una vita per la scienza




«Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente».

Nata a Torino il 22 aprile 1909, Rita Levi-Montalcini è stata la più grande scienziata italiana. Unica italiana insignita di un premio Nobel per la medicina e la fisiologia, ottenuto nel 1986, è stata anche la prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia delle Scienze. Dal 1° agosto 2001 era senatrice a vita della Repubblica Italiana.




STUDI - Il padre (Adamo Levi) era un ingegnere, mentre la madre (Adele Montalcini) era una pittrice; con la gemella Paola (deceduta nel 2000) si divise i talenti dei genitori: a Rita andò l’amore per la scienza del padre, a Paola le qualità di artista della madre. Contrariamente ai voleri del padre, proseguì negli studi e si iscrisse a medicina all’Università di Torino, dove si laureò nel 1936 con 110 e lode. Negli anni Trenta l’università del capoluogo piemontese era una culla di talenti scientifici straordinari: uno dei suoi maestri fu Giuseppe Levi (padre della scrittrice Natalia Ginzburg) e tra i suoi compagni di studi figurano altri due futuri premi Nobel: Salvador Luria e Renato Dulbecco.

LEGGI RAZZIALI - A causa delle leggi razziali di Mussolini, andò a Bruxelles. Ritornò a Torino poco prima dell’invasione nazista del Belgio. Non potendo più frequentare l’università in quanto ebrea, riuscì ad allestire un piccolo laboratorio di ricerca nella sua camera da letto. Dopo i bombardamenti alleati si rifugiò in campagna, ma in seguito all’8 settembre 1943, per evitare i rastrellamenti, andò a Firenze nascondendosi per non essere arrestata e deportata in Germania. Dopo la liberazione, nel 1947 le venne offerta una cattedra alla Washington University di St.Louis dove, all’inizio degli anni Cinquanta, fece la sua scoperta più importante: la proteina del fattore di crescita del sistema nervoso (Ngf), studio che trent’anni dopo venne premiato con il Nobel, una ricerca fondamentale per la comprensione dei tumori e con ricadute importanti nella cura di malattie come Alzheimer e Sla.


IL RITORNO IN ITALIA – Una volta in pensione, nel 1977 ritornò in Italia, con la quale non aveva mai interrotto i rapporti – negli anni Sessanta e Settanta collaborò in numerose occasioni con il Cnr e non lasciò mai la nazionalità italiana per diventare cittadina statunitense. Nel 1987 ricevette dal presidente Ronald Reagan la Medal of Science, il più alto riconoscimento scientifico americano. Sebbene dichiaratamente atea, donò una parte del premio in denaro del Nobel per la costruzione di una sinagoga a Roma.

RICONOSCIMENTI - Innumerevoli i suoi riconoscimenti nazionali e internazionali, ai quali vanno sommate oltre venti lauree honoris causa. Membro delle più prestigiose accademie scientifiche mondiali, tra le quali la Royal Society britannica e la National Academy of Sciences americana. Dal 2001 era senatrice a vita. La sua autobiografia, Elogio dell’imperfezione, venne pubblicata nel 1987, ampliata poi con Cantico di una vita (2000), che contiene alcune delle numerose lettere che scambiò negli anni con la sua famiglia e in particolare con l’amata gemella Paola. Anche molto anziana continuò la sua opera instancabile a favore della ricerca («Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: io sono la mente», disse in un’intervista a Wired in occasione dei suoi 100 anni), per le pari opportunità e per la diffusione della cultura intesa come base per costruire una società migliore.

                                                  " Lo scopo della vita è capire il mondo"


giovedì 27 dicembre 2012

IL METODO SCIENTIFICO


La scienza è nata con l’uomo per rispondere inizialmente soprattutto a problemi di tipo tecnico-costruttivo o a problemi di previsione temporale, come la previsione della venuta delle stagioni.
Con il passare del tempo la scienza  è diventata un metodo di indagine dell’universo che ci circonda e ha avuto una rapida accelerazione soprattutto a partire dal 1600 con  Galileo Galilei, l’uomo che ha avuto il merito di “formalizzare” il metodo scientifico sperimentale.

Ma in cosa consiste questo metodo sperimentale e come si è sviluppato nella storia dell’umanità?

Per capirlo guardiamo questo preziosissimo filmato tratto da una lezione del fisico Richard Feynman. Sarà lui a spiegarci, in modo semplice e divertente,  cosa è il metodo scientifico…

Richard Phillips Feynman (New York, 11 maggio 1918 – Los Angeles, 15 febbraio 1988) è stato un fisico statunitense, premio Nobel per la fisica nel 1965.




mercoledì 26 dicembre 2012

ISAAC NEWTON


Lo scienziato inglese più noto, secondo alcuni la più geniale mente di tutti i tempi, nacque nel Lincolnshire da una famiglia di agricoltori. La sua fama è legata ai suoi numerosissimi contributi scientifici in tantissimi campi della fisica e della matematica. Da ragazzo studiò a Cambridge dove conobbe il pensiero di Aristotele, ma fu ben presto attratto dagli scritti di Cartesio , Boyle, Galileo , Keplero. Ancora giovane iniziò ad elaborare le proprie idee partendo dai fondamenti di quello che oggi viene conosciuto come calcolo differenziale, della cui scoperta Newton divide il merito con G.W. Leibniz.
Nell'opera intitolata 'Optics' Newton si occupa di fisica, in particolare delle proprietà della luce. E' sua l'invenzione del prisma trasparente che permette di scomporre la luce bianca nei colori dell'iride, così come pure quella del telescopio a riflessione. Egli abbraccia una teoria corpuscolare della luce, in contrasto con la teoria ondulatoria di R.Hooke.

 Passò poi ad occuparsi di meccanica celeste, cioè del moto delle stelle e dei pianeti, e partendo dalle tre leggi di Keplero giunse alla scoperta e alla formulazione della legge di gravitazione universale, valida cioè per tutti i corpi, dalla Luna alle stelle alla famosa mela.

Satelliti e proiettili ubbidiscono alla stessa leggge












Con la legge di gravità Newton giunse a un unico principio capace di render conto di una quantità sconfinata di fenomeni. Infatti, la forza che fa cadere a terra una pietra o una mela è della stessa natura della forza che tiene la Luna vincolata alla Terra, e la Terra vincolata al Sole;  questa forza è quella stessa che spiega il fenomeno delle maree (come effetto combinato dell'attrazione del Sole, e della Luna sulla massa d'acqua dei mari). Cadeva in modo definitivo il dogma di una differenza essenziale fra i cieli e la terra, fra la meccanica e l'astronomia: i corpi celesti si muovono secondo orbite ellittiche, perché su di essi agisce una forza che li allontana continuamente dalla linea retta secondo la quale, per inerzia, essi continuerebbero il loro movimento.
pendolo di Newton
In meccanica Newton diede contributi essenziali, come la precisa enunciazione dei tre principi fondamentali che ancor oggi sono alla base di questa disciplina:  ( Un corpo persiste nel suo modo uniforme finché non agisce su di esso una forza esterna (legge di inerzia); Una forza (F) procura a un corpo un’accelerazione (a) ed è direttamente proporzionale alla sua massa m: F=ma; A ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria).
A conclusione delle sue grandi scoperte pubblicò la sua opera fondamentale, scritta in latino. Essa si intitola 'Philosophiae naturalis principia mathematica' . Nei Principia, che molti  considerano il più grande lavoro scientifico di tutti i tempi, egli espone anche  le sue concezioni relativamente allo spazio e al tempo che sono  'assoluti', cioè esistono anche senza movimento né materia, con la funzione di puri contenitori, nello stesso modo in cui l'esistenza di una stanza prescinde dalla mobilia che contiene. 
Per i suoi meriti scientifici fu per lunghi anni presidente della Royal Society e, primo scienziato al mondo, ricevette la nomina a Cavaliere dalla Regina Anna .
Per Newton la scienza non ha il compito di scoprire sostanze o essenze o cause essenziali. La scienza non cerca l'essenza della gravità, ma si accontenta che questa esista di fatto e che spieghi, per esempio, i movimenti dei corpi celesti e le maree.Certo è lecito chiedersi quale sia la causa della forza di gravità ma Newton risponde: " Non invento  ipotesi".

Ecco qui le quattro regole del metodo newtoniano, formulate nei Principia.

Il cosmo di N.  diventa tridimensionale
1. Attenersi alle sole cause necessarie per spiegare un fenomeno, ovvero fare proprio l'assunto del rasoio di Ockham "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem", eliminando le spiegazioni complesse a favore di quelle più semplici.

2. Stessi fenomeni  medesime cause, ovvero, nel caso si osservi un fenomeno identico a un altro, applicare al fenomeno le stesse spiegazioni dell'altro. Questo significa che ogni fenomeno che si ripete identico ad un altro, dovra essere ricondotto a una sola spiegazione e non a diverse.

3. Le qualità che appartengono a certi corpi possono essere considerate come appartenenti a tutti i corpi in generale: è il metodo induttivo.

4. I risultati a cui si è giunti  vanno considerati validi fino ad ulteriore conferma, ribadendo  la natura perfettibile della fisica e della scienza moderna, un processo cognitivo sottoposto a continua revisione.

L'ordine del mondo mostra tuttavia per Newton,  con tutta evidenza, l'esistenza di un Dio sommamente intelligente e potente. Tuttavia egli afferma: "Come il cieco non ha nessuna idea dei colori, così noi non abbiamo nessuna idea del modo in cui Dio sapientissimo percepisce e capisce tutte le cose. Egli è completamente privo di corpo e di figura corporea, per cui non può essere né visto, né udito, né toccato; né deve essere adorato sotto la rappresentazione di qualche cosa di corporale".
Sir Isaac Newton è considerato uno dei padri della scienza moderna, ma è una personalità molto complessa, dedita fra l'altro anche a ricerche magiche ed alchemiche. Insieme a Copernico, Keplero e Galileo, egli  è considerato il padre della moderna scienza; il poeta neoclassico Alexander Pope scrisse questo epitaffio:" La Natura e le sue leggi erano celate nell’oscurità. Dio disse: “Sia Newton!”, e tutto fu Luce. "





lunedì 17 dicembre 2012

NATURA DELLA LUCE

LA REALTÀ FISICA È UN’ONDA O UN CORPUSCOLO?

       CONTRARIA SUNT COMPLEMENTA

1927. PRINCIPIO DI COMPLEMENTARITÀ DI BOHR: gli aspetti corpuscolari e ondulatori
sono complementari e mutuamente esclusivi;   in alcuni fenomeni la realtà fisica si comporta
come onda e in altri come corpuscolo, ma questi due aspetti non si presentano mai insieme.

      Niels Bohr
                  Il simbolo cinese dello Yin-Yang


Niels Bohr fu molto affascinato dalla corrispondenza tra il pensiero filosofico cinese e il suo
principio di complementarità; quando Bohr fu fatto nobile per il riconoscimento dei suoi
notevoli risultati scientifici, egli scelse per il suo stemma nobiliare il simbolo cinese del T’ai Chi
che rappresenta la complementarità degli opposti Yin e Yang.
La meccanica quantistica  risolve il dualismo onda-particella abbinando alla natura corpuscolare della materia e della radiazione elettromagnetica la natura probabilistica dell'evento fisico. In particolare l'esperimento della doppia fenditura si giustifica con la perdita di valore del concetto di "traiettoria", a favore della sola probabilità che la particella si trovi in un dato punto a un dato istante.





domenica 9 dicembre 2012

ANTOINE LAVOISIER.......CHI ERA COSTUI?

Lavoisier è conosciuto come il “padre” della chimica moderna.
In realtà non è l’unico fondatore della chimica, ma la sua storia personale e la sua bravura di sperimentatore lo hanno fatto diventare un vero mito
  • È vissuto durante l’Illuminismo e durante la Rivoluzione Francese
  • Apparteneva alla ricca borghesia
  • Aveva risorse economiche (e quindi mezzi per fare esperimenti) quasi illimitati
  • Era favorevole ad una monarchia liberale e costituzionale
  • Prima della Rivoluzione, tra le sue varie attività c’era anche la riscossione delle tasse…
  • E’ stato condannato a morte (ghigliottinato) durante il Terrore
A quel tempo si conoscevano una trentina di elementi e molti composti, ma tutto era bloccato dalla teoria del flogisto. La teoria del flogisto era stata inventata da Georg Stahl alla fine del ‘600 per spiegare la combustione e l’emissione di calore. Il flogisto era ritenuto una sostanza particolare, contenuta in altre sostanze e avente come caratteristica il “caldo”. Noi adesso sappiamo che nei legami chimici di molte molecole, (soprattutto dei combustibili) è contenuta una forma di energia (energia chimica) che si libera quando si rompono i legami molecolari.

Henry Cavendish
Nel 1776….. Henri Cavendish crede di aver identificato il flogisto. Questa la reazione del suo esperimento con il sodio:

Na (contenente Flogisto)+HCl = NaCl + Flogisto (gas)

L’esperimento è una bella reazione chimica, ma l’interpretazione è completamente errata. Il gas che effettivamente si ricava è idrogeno, non flogisto, e non proviene dal sodio, ma dalla molecola dell’acido.
La corretta interpretazione della reazione del suo esperimento è:
Na + HCl = NaCl + H2

Anzi,
2 Na + 2 HCl = 2 NaCl + H2

(per fare in modo che le quantità dei reagenti siano uguali alle quantità dei prodotti)

Nel 1772 Lavoisier mette in crisi la teoria del flogisto, bruciando zolfo.
Noi sappiamo che è S+O2 = SO2 + calore e luce, ma nel ‘700 credevano che fosse……
S (contenente flogisto) = S (senza flogisto) + flogisto libero, sottoforma di gas e calore.
Ovviamente, dopo la combustione, lo zolfo, avendo perso flogisto, peserà di meno…

Invece, pesando accuratamente…… Lo zolfo bruciato pesa di più! Come mai?!?
Prova a guardare la reazione all’inizio del riquadro…

Lavoisier era un vero scienziato moderno; misurava con precisione pesi, volumi e spesso anche la pressione delle sostanze che faceva reagire e di quelle che otteneva. Così nel 1789 è riuscito a dimostrare la

Legge di conservazione della massa
o
Legge di Lavoisier:
In una reazione chimica, il peso dei reagenti è uguale al peso dei prodotti

(Vedi a fianco il “Trattato di chimica elementare”)





Il GRANDE ESPERIMENTO

L’esperimento ideato da Lavoisier si basa su due reazioni che avvengono scaldando il mercurio a temperatura media e a temperatura alta:

Prima:
Hg + O2 = HgO

Poi:
HgO = Hg + O2

In pratica, prima il mercurio si ossida, poi la molecola dell’ossido si divide, riformando mercurio e ossigeno.

La prima fase, chiamata di calcinazione dura ben 12 giorni (!!!), al termine dei quali Lavoisier misura che l’aria contenuta nell’ampolla ha perso circa 1/6 del volume (cioè l’ossigeno che ha reagito con il mercurio). Lavoisier osserva anche che nell’aria rimasta (i 5/6 di quella di partenza) le candele si spengono immediatamente e un topolino non riesce a respirare.

Nella seconda fase Lavoisier utilizza la calce di mercurio appena prodotta (HgO) riscaldandola ad alta temperatura in modo da rompere la molecola, liberando un gas. Ovviamente la quantità di gas così prodotto corrisponde a quell’ 1/6 che era scomparso nella prima fase.
E adesso le candele messe in questo gas bruciano con luce abbagliante……… infatti è O2 puro…. Nel 1777 questi risultati furono presentati all’Accademia Reale: il flogisto non esiste, le combustioni e le calcinazioni (= ossidazioni) tolgono l’aria vitale (= ossigeno) dall’aria comune.

martedì 9 ottobre 2012

LOUIS PASTEUR

Un interessante ed istruttivo video su Louis Pasteur, chimico e biologo francese.
Sul sito delle rai tv( on demand ) altre interessantissime biografie!



                   Clicca qui per vedere il video


giovedì 4 ottobre 2012

GALILEO GALILEI

Galileo Galilei: per gli alunni di prima, a proposito di quanto vi abbiamo detto sia io, sia il prof. di religione.


         

giovedì 27 settembre 2012

CARTESIO


Stiamo lavorando sul piano cartesiano già da un po' e qui potrete trovare  un bel film di Roberto Rossellini sulla vita di Renè Descartes (Cartesio)(1596-1650 ),ritenuto il fondatore della filosofia e della matematica moderna.


Fu il primo matematico che classificò le  curve secondo il tipo di equazione ad esse associato(geometria analitica).Introdusse l'uso delle ultime lettere dell'alfabeto per indicare le incognite e delle prime lettere dell'alfabeto per indicare i termini noti. Inventò il metodo degli indici per esprimere le potenze dei numeri e inoltre formulò la regola cartesiana dei segni .