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venerdì 2 agosto 2013

SPERIMENTAZIONE ANIMALE? INFORMATI PER DECIDERE

Nel campo della sperimentazione animale, l'Italia in questi giorni ha fatto passi indietro rispetto alla Direttiva Europea, ponendo delle limitazioni in modo del tutto emotivo, ascoltando solo gli animalisti e non la comunità scientifica. Queste limitazioni freneranno la ricerca scientifica.
In Italia, il dibattito sulla sperimentazione animale è diventato una sorta di guerra di religione, con gli oppositori che ribadiscono tanti irrazionali «no». C’è però un dato incontestabile: sfogliando l’albo dei vincitori del Premio Nobel per la medicina, balza subito all’occhio la fondamentale importanza delle cavie, che - almeno al momento - non possono essere rimpiazzate dalle cosiddette «pratiche alternative». 

Luigi Naldini dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, scienziato di fama mondiale,  tornato alla ribalta alcune settimane fa  per l’utilizzo del virus dell’Aids per curare due gravi patologie, spiega in un'intervista sul giornale "La Stampa " che non si può eliminare del tutto la sperimentazione animale, specialmente  nel momento in cui si devono vedere dal punto di vista clinico ( cioè sull'uomo )  i risultati ottenuti in laboratorio.  
 «Oggi abbiamo a disposizione cure estremamente innovative, come i farmaci biologici, la terapia genica e quella cellulare. Ma sono tutte cure impossibili da valutare in modo completo se non in modelli “in vivo” - sottolinea Naldini -. Come possiamo pensare di testare una nuova terapia che salva degli esseri umani senza aver valutato il rapporto rischio-beneficio in un modello animale? Certo, si possono fare predizioni, ma poi tutto deve poter essere verificato sul campo». 

E' bene ricordare che i camici bianchi non si dimostrano affatto insensibili al tema della dignità dell’animale; infatti nei loro laboratori cercano sempre più  di ridurre la sofferenza degli animali, anche  se l'immagine dello scienziato pazzo e sadico non è stata ancora del tutto cancellata dell'immaginario collettivo.



Guarda questo video che cerca di spiegare in modo chiaro e  ragionato  la questione della sperimentazione sugli animali

                                   

venerdì 12 luglio 2013

ORGOGLIOSI DEI NOSTRI RICERCATORI


SUCCESSO DI UNA TERAPIA CONTRO DUE MALATTIE GENETICHE RARE



I ricercatori dell'Istituto san Raffaele - Telethon hanno raccontato su " Scienze " il successo di una terapia genica, da loro messa a punto contro due due malattie genetiche rare dell'infanzia: la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich ( detta Was ). Per curare queste due malattie hanno utilizzato un derivato del virus Hiv, quello responsabile dell'Aids. Come hanno fatto?

1) In pratica hanno somministrato ai pazienti le loro stesse cellule staminali emopoietiche dopo averle   corrette geneticamente nella parte difettosa.

2) Per questa correzione si sono serviti, come vettore, di un virus Hiv ( inattivo, cioè incapace di trasmettere  l'Aids) che ha trasportato ed inserito nel DNA delle cellule staminali "malate" i geni corretti, ripristinando la  funzionalità delle cellule.

Questa tecnica è stata  ideata nel 1996 da Luigi Naldini (attualmente a capo dell’Hsr-Tiget), che aveva intuito come uno dei virus più temuti, opportunamente modificato, potesse essere molto efficiente per trasportare geni all'interno delle cellule. I virus vettori così ottenuti conservano al proprio interno solo il 10% della sequenza originaria di Hiv, ma grazie a essi è stato possibile correggere con alta efficienza le cellule staminali ematopoietiche (destinate cioè a generare tutti gli elementi del sangue) prelevate dal midollo osseo dei pazienti. Una volta introdotte nell'organismo, tali cellule si sono riprodotte e hanno prodotto una quantità sufficiente della proteina mancante (nel caso della leucodistrofia) o sostituito quelle malate (nel caso della Wes), ottenendo così un significativo effetto terapeutico. 
La leucodistrofia è diventata tristemente nota per il caso della piccola Sofia ( e il discutibile e famigerato metodo di cura Vannoni )
Fino ad oggi l'unica terapia risolutiva contro queste malattie era il trapianto di midollo osseo, una terapia tuttavia non sempre possibile a causa della difficoltà di reperire un donatore compatibile.
Anche se per ora gli scienziati di Milano hanno pubblicato i risultati di sei piccoli pazienti, altri dieci hanno subito il trattamento. Presto anche i loro risultati saranno descritti su una rivista scientifica. E proprio trasparenza e rispetto delle regole sono le condizioni di ogni trattamento medico innovativo secondo le parole di Maria Grazia Roncarolo: la scienziata che è fra i pionieri della terapia genica ed è direttrice scientifica del San Raffaele, ma che è anche stata anche scelta dal Ministero della Salute per valutare la futura sperimentazione del Metodo Stamina.

Luigi Naldini