E nel week end....un bel film
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venerdì 26 settembre 2014
domenica 2 marzo 2014
IO DICO L"UNIVERSO", 450 ANNI CON G.GALILEI
Quest’anno si celebrano i 450 anni dalla nascita di Galileo, scienziato moderno e grande scrittore italiano (come lo definì Calvino). “Io dico l’universo. 450 anni con Galileo” è il titolo della nuova trasmissione di Radio3, tratto da un inciso galileiano, estratto dal celeberrimo passo de “Il Saggiatore”, quando Galileo ricorda che il grandissimo libro che ci sta aperto innanzi agli occhi (l’universo appunto) è scritto in lingua matematica. Il programma andrà in onda sabato 15 febbraio, giorno del compleanno di Galilei, nato appunto 450 anni fa, nel 1564 a Pisa, e proseguirà ogni sabato alle 18.00 fino al 12 luglio. Sarà l’occasione per raccontare e per ragionare intorno alla vita, all’opera e alla scienza di Galileo, fino a toccare i temi contemporanei che raccolgono la sua eredità.
| Padova, casa di G.Galilei |
Ogni puntata partirà dalla descrizione di un luogo frequentato da Galileo, come per esempio la Torre di Pisa dove, si narra, lui produsse alcuni dei suoi esperimenti sulla caduta dei gravi. Oppure sono luoghi dove le sue idee sono state dibattute, accolte e combattute come, tra gli altri, il Liceo romano Visconti - ex Collegio Romano - dove i gesuiti discussero le sue scoperte celesti. E ancora Santa Maria Novella a Firenze, dal cui pulpito partì la prima predica contro i copernicani. In altri casi sono luoghi dell’oggi che raccolgono e perpetuano l’eredità del grande scienziato pisano. Il Teatro Piccolo di Milano, dove Strelher mise in scena il testo brechtiano “Vita di Galileo”, il CERN di Ginevra, teatro delle scoperte contemporanee sull’origine dell’universo. Infine, ci sono i luoghi dell’arte, come la Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, al cui interno si può vedere la prima Luna con i crateri ad opera di Lodovico Cardi detto il Cigoli. Con il luogo, si apre il tema di ogni puntata. Qualche esempio: il nuovo sguardo sull’universo (ad occhio nudo non basta più); i concetti di esperienza, metodo e logica della scienza moderna; la scienza e il potere; il processo e i processi alla scienza; il caso Galileo nella chiesa di oggi, ma anche l’arte, il teatro e il cinema, fino alla scrittura e alla lingua galileiana. Le voci che discuteranno intorno a questi temi sono scelte tra i maggiori studiosi italiani del Seicento, ma anche tra fisici, storici dell’arte, scrittori, filosofi, matematici, storici, politici, giornalisti e artisti.
La prima puntata si intitola “Vi presento Galileo”: Rossella Panarese, dal Museo Galileo di Firenze, sarà a colloquio col direttore Paolo Galluzzi. La seconda puntata, “Un cambio di prospettiva. La casa in via Galilei 17: Padova (il telescopio puntato verso il cielo), Rossella Panarese a colloquio con il fisico Carlo Rovelli. La terza puntata, “Il processo. Sala Capitolare del Convento di Santa Maria Sopra Minerva”, verrà trasmessa da Roma (dove Galileo abiurò): Alessandra Tarquini a colloquio con lo storico Michele Ciliberto. Nella quarta puntata, “Il mondo in movimento. II laboratori del Gran Sasso”, dove è andato in scena ITIS Galileo, Pietro del Soldà sarà a colloquio con Marco Paolini. La quinta puntata, “L’universo macchina. Palazzo della Sapienza”, vedrà Pietro del Soldà a Pisa a colloquio col filosofo Remo Bodei.
“Io dico l’universo. 450 anni con Galileo” è un programma di Paolo Conte e Rossella Panarese. Al microfono si alterneranno molte delle voci di Radio3, tra cui Gabriella Caramore, Paolo Conte, Pietro del Soldà, Pietro Greco, Marco Motta, Rossella Panarese, Alessandra Tarquini, Marino Sinibaldi, Giorgio Zanchini. La regia è di Diego Marras, in redazione Costanza Confessore.
giovedì 21 novembre 2013
ODE A UN FIORE DI R.FEYNAMAN
Ode a un fiore è una famosa intervista della BBC a Richard Feynman, realizzata nel 1981.
Il succo di questa breve riflessione di Feynman è: la scienza non toglie valore all'apprezzamento della bellezza, ma ne aggiunge, perchè grazie alla scienza possiamo aggiungere alla parte esterna di cui tutti possiamo godere anche una parte interna, che non si vede immediatamente, e che è rappresentata dalla microstruttura della cosa che stiamo osservando, e dalla sua storia scientifica. E' grazie agli studi scientifici che possiamo raggiungere questa conoscenza e goderne insieme all'aspetto estetico o meglio, insieme all'aspetto che tutti possono cogliere.
C'è da aggiungere a questa considerazione di Feynman, perfettamente condivisibile, che ogni specializzazione porta con sè una maggiore sensibilità e capacità di trarre informazioni, alla quale non sfuggono neanche le competenze umanistiche. In questo modo è accettabile che un esperto d'arte o di musica, davanti a un'opera, possa apprezzarne maggiormente il valore grazie al fatto che ne conosce la storia, anche se non scientifica. Resta però valido l'assunto che il take this all apart -fare tutto a pezzi- non fa diventare le cose noiose anzi, aumenta la capacità di goderne.
La scienza non può essere considerata un'arida disciplina indifferente all'aspetto estetico della vita. E' vero il contrario: è un perfetto amplificatore di quel godimento estetico che tutti ritengono di avere, per la capacità che ha di svelare la vita segreta oltre quella che riusciamo a cogliere con i cinque sensi.
Ecco qui l'intervista a Feynman, sottotitolata:
Segue una divertente animazione:
Infine una vignetta di Zen Pencil, cliccare sull'immagine per vedere bene
Segue la trascrizione, in inglese dell'intervista:
I have a friend who's an artist and he's some times taken a view which I don't agree with very well.
He'll hold up a flower and say, "look how beautiful it is," and I'll agree, I think.
And he says, "you see, I as an artist can see how beautiful this is, but you as a scientist, oh, take this all apart and it becomes a dull thing." And I think he's kind of nutty.
First of all, the beauty that he sees is available to other people and to me, too, I believe, although I might not be quite as refined aesthetically as he is. But I can appreciate the beauty of a flower.
At the same time, I see much more about the flower that he sees.
I could imagine the cells in there, the complicated actions inside which also have a beauty. I mean, it's not just beauty at this dimension of one centimeter: there is also beauty at a smaller dimension, the inner structure...also the processes.
The fact that the colors in the flower are evolved in order to attract insects to pollinate it is interesting -- it means that insects can see the color.
It adds a question -- does this aesthetic sense also exist in the lower forms that are...why is it aesthetic, all kinds of interesting questions which a science knowledge only adds to the excitement and mystery and the awe of a flower.
It only adds. I don't understand how it subtracts.
domenica 3 novembre 2013
VOLTA E LA PILA
La disputa con Galvani avrebbero portato Volta all'invenzione della pila. Il lavoro dello scienziato infatti all'inizio serviva a dimostrare che per generare energia elettrica non ci fosse bisogno di nessun tessuto animale. Bastava mettere insieme diversi metalli e un opportuno sistema per veicolare l'elettricità. Dopo averne provato varie combinazioni e averli testati, si dice anche sulla propria lingua, Volta creò il primo generatore di energia elettrica che si chiamò prima “organo elettrico artificiale” (per analogia a quello animale della torpedine) poi, senza troppa fantasia, pila, per via della disposizione dei vari elementi.
| 1801, Volta illustra pila a Napoleone |
Il suo marchingegno era costituito da una serie di dischetti di rame (o argento) e stagno (o zinco) che si alternavano in altezza, in cui ogni coppia di dischetti era inframmezzata da cartone (o un panno) imbevuto in una soluzione di acqua salata o acidulata. Collegando la pila a un circuito era possibile osservare il passaggio di corrente continua, anche grazie all'azione chimica dell'acqua salata. Lo scienziato, cosciente della portata della sua invenzione, che avrebbe rivoluzionato le ricerche su elettrochimica ed elettromagnetismo, scrisse una lettera al presidente della Royal Society of London, Joseph Banks per annunciargli la trovata ( qui uno dei disegni inclusi nella lettera). Era il 20 marzo del 1800 e con quella trovata Volta si guadagnava una fama tale da portarlo a mostrare la sua invenzione anche a Napoleone l'anno seguente.
Fino al 1869, anno dell'invenzione della dinamo, la pila fu l'unico mezzo di produzione della corrente elettrica.
Fino al 1869, anno dell'invenzione della dinamo, la pila fu l'unico mezzo di produzione della corrente elettrica.
venerdì 1 novembre 2013
BREVE STORIA DELLA FISICA MODERNA
Questo video rappresenta una breve storia (ovviamente non esaustiva) della Fisica moderna, che parte dalle scoperte, nel 1900, di Max Planck, sino ad arrivare alla recente conferma dell'esistenza del bosone di Higgs. Il sottofondo musicale è fornito dallo stupendo Notturno Op.9 N.2 di Chopin, eseguito da Vladimir Ashkenazy.
domenica 29 settembre 2013
lunedì 5 agosto 2013
QUANDO I MEDICI NON SI LAVAVANO LE MANI !
Ignàc Fulop Semmelweiss
Nato a Buda, in Ungheria (prima che le due città di Buda e Pest si unissero), si laureò in Medicina a Vienna nel 1844 con una tesi sulla vita delle piante.
Ma non trovò posto e allora si rivolse a clinica ostetricia, un ramo della medicina a quel tempo ritenuto meno importante e prestigioso.
L’idea delle lenzuola pulite viene considerata troppo costosa e il lavaggio delle mani una umiliazione per i dottori…. In più Semmelweiss era di nazionalità ungherese e non nascondeva di essere favorevole all’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria….

Un uomo e uno scienziato che avrebbe meritato più considerazione in vita e semidimenticato anche adesso: abbiamo trovato solo una via Semmelweis, un monumento a lui dedicato e l’Università di Medicina Semmelweis, tutti a Budapest; altre tre vie a lui dedicate si trovano in Ungheria e una a Terlizzi (provincia di Bari) ....poi due francobolli ungheresi, uno tedesco, uno della Repubblica Austriaca e uno della DDR…. Se trovate altro….
2 ( continua )
Nato a Buda, in Ungheria (prima che le due città di Buda e Pest si unissero), si laureò in Medicina a Vienna nel 1844 con una tesi sulla vita delle piante.
A quel tempo, evidentemente i confini della medicina erano più estesi di quelli attuali e del resto la cosa si può capire: le piante erano la sorgente di gran parte dei farmaci utilizzati.
Cercò di entrare a far parte di un gruppo di studio universitario che svolgeva ricerche sull’anatomia patologica, poi di un altro gruppo che cercava di migliorare le tecniche di auscultazione e della percussione del paziente.
Diventò così assistente effettivo alla Allgemeines Krankenhaus, modernissimo ospedale europeo di Vienna; riuscì anche ad avere il permesso di dissezionare e analizzare i cadaveri delle donne morte “di parto” (diremmo autopsie, se avessero potuto individuare la causa della morte).
In quel tempo, attorno al 1846, morire di parto era ancora una cosa abbastanza frequente, sia per la notevole incapacità di far fronte alle complicazioni che possono presentarsi, sia per infezioni batteriche (febbre puerperale) a cui le giovani mamme erano molto esposte. E questo anche nella prestigiosa Scuola Medica Viennese, ricordando che Vienna era la grande capitale di un importantissimo impero europeo, sicuramente conservatore, ma seriamente amministrato.
Nell’ospedale c’erano due diversi reparti o divisioni, il secondo dei quali, fondato nel 1834, era in buona parte gestito dalle ostetriche in tirocinio e quindi sicuramente meno prestigioso.
Nella prima divisione invece operava il fior fiore dei medici anatomisti e patologi dell’ospedale della grande città.
Nella seconda divisione la percentuale delle neo mamme che si ammalavano e morivano di febbre puerperale variava intorno al 4% mentre nel reparto prestigioso tale triste percentuale era vicina al 10%, un vero incubo sia per i dottori che per le partorienti, ovviamente terrorizzate.
Le febbri puerperali non erano certo una esclusiva viennese o austriaca, ma erano diffuse e temute in tutto il mondo.
Ma nessuno ne conosceva la causa.
Le idee, molto confuse, giravano intorno a “miasmi” cioè “aria malsana” ma anche a qualche tentativo di “spiegazione” per mezzo dell’anatomia:
- I fluidi prodotti dall’utero e bloccati al suo interno vanno in putrefazione e poi tale putrefazione si diffonde a tutto il corpo
- L’utero ingrossato dalla gravidanza blocca l’intestino che va quindi in putrefazione, putrefazione che si diffonde poi come nella prima ipotesi.
Ovviamente nessuna di queste ipotesi (errate) era stata minimamente studiata in modo scientifico dagli esperti dottoroni, ricchi di esperienza.
Ma Semmelweiss invece adottò il metodo scientifico.
Cominciò considerare l’ipotesi dell’aria cattiva, aria che effettivamente a Vienna (la rivoluzione industriale comporta l’uso di moltissimo carbone) era piuttosto inquinata.
Questa ipotesi era evidentemente errata, visto che in città il numero delle puerpere morte era “normale”, mentre solo in una parte dell’ospedale era più che doppio.
Allora ipotizzò una componente psicosomatica, legata alla presenza, nel reparto pericoloso, di un sacerdote che passava con una campanella quando si recava a impartire l’estrema unzione.
“Esperimento”: proibì al sacerdote di farsi sentire con la campanella, ma il numero delle morti non diminuì…… quindi…….ipotesi errata.
Nel frattempo era morto un collega di Semmelweiss……….. ma i sintomi della sua malattia erano molto simili a quelli della febbre puerperale….. molto strano,un uomo che sembra “morto di parto”!
Notizia: lo sfortunato collega si era ferito con il bisturi durante l’autopsia di una povera mamma morta di febbre puerperale.
Allora…..altra ipotesi di Semmelweiss;:
• Il contagio avviene per contatto e particolarmente attraverso le ferite…. Qualche cosa di sconosciuto passa dal cadavere della persona deceduta di febbre puerperale ad altre persone, attraverso delle ferite (come quelle che ha qualsiasi donna appena dopo aver partorito)
Adesso sappiamo benissimo che questa è l’ipotesi giusta e che i responsabili sono ovviamente alcuni batteri patogeni, ma a quel tempo bisognava verificarla.
Intanto l’ipotesi è compatibile con i dati: la percentuale di mortalità più alta è proprio nella prima divisione, dove lavorano i medici anatomisti, che prima dissezionano i cadaveri e poi visitano le pazienti.
Ordine di Semmelweis, maggio 1847: dopo la dissezione dei cadaveri e comunque prima di visitare o di medicare le puerpere è obbligatorio lavarsi le mani con un detergente forte.
Come detergente viene scelto quello utilizzato dagli addetti alle pulizie dei gabinetti pubblici di Vienna, ipoclorito di calcio. Inoltre le lenzuola delle pazienti devono essere sempre pulite.
Il fatto che queste due disposizioni fossero una straordinaria novità ci fa rabbrividire…..rispetto al rituale di lavaggio mani e dei guanti di gomma sterili dei nostri chirurghi….
Risultato dei due provvedimenti: drastica diminuzione dei decessi.
A questo punto ci si immagina che il nostro giovane dottore abbia davanti una brillante carriera……..invece no
L’idea delle lenzuola pulite viene considerata troppo costosa e il lavaggio delle mani una umiliazione per i dottori…. In più Semmelweiss era di nazionalità ungherese e non nascondeva di essere favorevole all’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria….
Alla fine fu licenziato dall’ospedale di Vienna e andò a lavorare in patria, all’ospedale di Pest, dove diede immediatamente le stesse disposizioni circa l’igiene, con gli stessi positivi risultati.
Comunque quasi tutti i medici e gli scienziati continuarono ad essergli contro….. Semmelweis nel 1865 fu “ricoverato” (che significa rinchiuso) in un ospedale psichiatrico, dove morì per la depressione e le percosse subite.
Solo nel 1879 Pasteur confermerà le teorie di Semmelweis, spiegandole con la presenza di microrganismi.
2 ( continua )
domenica 4 agosto 2013
STORIA DEL "GUARIRE"
Iniziamo con questo post, una raccolta di alcuni dei passi compiuti dalle scienze mediche, quei passi che hanno consentito e consentono a molti di noi di guarire da malattie, traumi e disfunzioni del nostro organismo.
Una miriade di ricercatori (alcuni scienziati, altri no, ma tutti animati dal desiderio di riuscire a sconfiggere lo stato di sofferenza e di ridare la salute al paziente) hanno per secoli cercato di capire qualcosa del corpo umano: come è costruito internamente a livello macroscopico e microscopico (Anatomia), come funzionano le varie parti (Fisiologia), quali malattie e disfunzioni si verificano (Patologia) e come possono essere curate.
Questa serie è dedicata a tutte queste persone, studiosi e sperimentatori, dei quali dovremmo ricordarci quando superiamo una tonsillite o ci proteggiamo con una vaccinazione o facciamo una radiografia o misuriamo la pressione del sangue ecc ecc.
Parleremo dei primi medici greci, dei primi scienziati che ebbero il coraggio di guardare "dentro" il corpo umano, di quelli che cercarono di capire come funziona ogni parte e di quelli che si preoccuparono delle microstrutture, spiegando così il funzionamento di molti organi. Parleremo di quelli che pian piano compresero che molte malattie non derivano da arie cattive (Mal aria e miasmi), ma da infezioni di microrganismi patogeni.
E, una volta scoperto questo, trovarono antibiotici per combattere i batteri, antivirali contro i virus e vaccini contro entrambi, senza dimenticare l'igiene, pratica sconosciuta per tutto il medioevo e fino al 1700
Accanto alle scoperte degli scienziati, meriteranno di essere ricordate anche invenzioni vincenti, come il microscopio, la siringa ipodermica, la radiografia, lo stetoscopio, l'anestesia e qualche altra.
Se qualche dottore in Medicina avrà la bontà di leggerci non si scandalizzi della eccessiva semplicità delle presentazioni, che hanno soltanto uno scopo didattico e sono rivolte prevalentemente ad alunni ed ex alunni: Ovviamente accetteremo volentieri qualunque segnalazione di errori, ma loro (i Medici, del passato e attuali) accettino fin d'ora la nostra gratitudine per il loro prezioso, indispensabile lavoro.
mercoledì 26 dicembre 2012
ALCHIMIA
Tre sono i grandi obiettivi che si proponevano gli alchimisti:
1. la creazione della vita e l'onniscienza, la conoscenza totale assoluta del passato, del futuro, del bene e del male.
2. creare la panacea universale, cioè la cura di tutte le malattie con la conseguente immortalità. Panacea (in greco Πανάκεια) è una figura mitologica greca che personifica la guarigione universale.
3. la trasmutazione dei metalli in oro. La trasmutazione è l'istante in cui l'energia dell'alchimista entra in comunicazione con la materia e permette di modificarla a proprio piacimento.
Fino al 1100 l’alchimia fu in mano araba e molti termini hanno questa origine, come alambicco, alcalino, alcool, nafta, zirconio, ecc.
Il più rinomato degli alchimisti arabi fu GEBER, nome latinizzato; nei suoi libri troviamo la descrizione del cloruro d’ammonio, della distillazione dell’aceto per ottenere l’acido acetico concentrato, la preparazione dell’acido nitrico. Sua anche la scoperta dell'acqua regia, che scioglie oro e platino. Geber considerava il mercurio il metallo per eccellenza; il mercurio e lo zolfo, con il suo colore giallo e la combustibilità, diventavano gli elementi fondamentali per produrre l’oro.
L'obiettivo degli alchimisti era la ricerca della "pietra filosofale", misteriosa sostanza in grado di trasformare in oro i metalli vili. Tale trasformazione sarebbe stata possibile attraverso le cosiddette "nozze chimiche" in cui i tre "principi ipostatici" dello zolfo, del mercurio e del sale si sarebbero uniti per generare l'oro, simbolo ideale di tutto il regno minerale. Lo scopo non era tuttavia economico. La rigenerazione dei metalli verso lo stato di perfezione rappresentato dall'oro rispecchiava, per analogia, la redenzione dell'uomo verso lo stato di grazia, perduto a causa del peccato originale. L'obiettivo principale dell'alchimia non era pertanto la trasmutazione dei metalli, bensì la trasformazione dell'alchimista stesso verso un'umanità nobile e aurea, il tutto accompagnato da una ricerca spirituale di perfezione interiore.
L'attività dell'alchimista aveva a che fare con l'idea di tempo, che era a sua volta legata a quella di perfezionamento. Egli riteneva che tutte le cose, compresi i metalli e i minerali, nascessero, crescessero e maturassero nelle viscere della terra impiegando tempi diversi e assai lunghi. Intendeva quindi collaborare con la natura, agire sulla materia in modo da modificare, accelerare i tempi impiegati dalla natura stessa. La realtà presentava una molteplicità apparente di cose diverse ma era essenzialmente una, era un'unità ("il tutto è uno"); l'alchimista con il suo sapere era in grado di accelerare il processo di perfezionamento del creato.
Si può dunque pensare all'alchimia come ad un'arte capace di sottrarre parti del mondo materiale alla tirannia del tempo, realizzando sia la perfezione dei metalli ‒ che è l'oro ‒sia quella dell'uomo ‒ che è la sua longevità e al limite anche la sua l'immortalità o redenzione completa.
Numerosi furono i punti di contatto tra alchimia e astrologia. Fino al XVII secolo, gli alchimisti conoscevano soltanto sette metalli (oro, argento, mercurio, rame, ferro, stagno e piombo). A ciascuno di essi veniva associato uno dei sette corpi celesti fino ad allora conosciuti (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno). Secondo le concezioni alchemiche, infatti, la generazione dei metalli sarebbe avvenuta nel "grembo della terra", sotto l'influsso dei vari corpi celesti. In tal modo, ad esempio, l'oro corrispondeva al Sole, l'argento alla Luna, il mercurio all'omonimo pianeta, ecc. Addirittura i metalli e i corpi celesti venivano rappresentati con gli stessi simboli, che sopravvissero fino alla rivoluzione chimica di fine settecento.
Nel Medioevo, attraverso l'opera degli alchimisti, si mette a fuoco per la prima volta in modo chiaro il desiderio dell'uomo di oltrepassare i limiti imposti alla natura umana; l'alchimia, in questo senso, anticipa e prepara l'avvento della moderna civiltà.
Nel Rinascimento l'alchimia, si diffuse in tutta l'Europa. Con le sue effettive scoperte essa preparò l'avvento della chimica moderna.
L'idea delle enormi ricchezze che la pietra avrebbe potuto dare colpiva a tal punto l'immaginazione che gli alchimisti ricevettero, al pari degli artisti, denaro e ospitalità presso governi desiderosi di incrementare la loro potenza.
Molte persone di talento credettero fedelmente nella reale possibilità di ottenere l'oro: la regina Cristina di Svezia, ad esempio, ma anche personalità di grande prestigio come il filosofo Bacone o il grande matematico e filosofo Leibniz ebbero, su questo argomento, convinzioni fermissime. Alcuni si arricchirono alle spalle di principi bramosi quanto ingenui. L'alchimista Bragadino compì una delle più grandi truffe della storia ai danni della Repubblica di Venezia. Per ottenere credito invitava centinaia di persone ai suoi esperimenti. Dopo che i notabili avevano preparato il crogiuolo e vi avevano versato le sostanze indicate (carbone, mercurio, ferro ecc.), Bragadino versava un po' di polverina nel miscuglio, rimescolando il tutto con una bacchetta.
Puntualmente, dopo ogni esperimento il fondo del recipiente era ricoperto di uno strato di purissimo oro.
Quando il truffatore ebbe accumulato una ingente somma di denaro, fuggì da Venezia e di lui non si seppe più nulla. Molto più tardi fu scoperto l'inganno: la verga di ferro di cui si serviva per rimescolare, era piena di una sottile polvere d'oro trattenuta da un tappo che, a contatto col calore, si scioglieva facendo discendere la limatura sul fondo.
La Chiesa non condannò mai il principio della trasformazione dei metalli come criminoso, ma punì la produzione di monete false e di oro alchimistico, che reputava di qualità inferiore a quello naturale." Dal momento che è impossibile realizzare la trasmutazione dei metalli in oro (così si espresse ufficialmente la Chiesa) coloro che affermano di trasmutare e non ottengono alcun risultato sono truffatori, o se vi riescono (ipotesi assurda) allora hanno trasmutato per mezzo di opere di magia".
| Paracelso |
Evidentemente, la medicina di Paracelso è ancora mescolata ad elementi filosofici, teologici, alchimistici e astrologici. Tuttavia, egli ha offerto un contributo fondamentale alla medicina, perché il corpo umano viene ora inteso come sistema chimico.
Nel Seicento l'alchimia vera e propria continuò però un suo cammino autonomo, e non mancarono alchimisti di primo piano. Il chimico irlandese Robert Boyle e il grande fisico Isaac Newton dedicarono molta attenzione agli scritti e alla pratica alchemica. L'interesse instancabile di Newton, che è il padre della fisica moderna, verso l'alchimia conferma l'importanza storica e culturale di questa arte millenaria.
Nel secolo 18° l'alchimia cessò di essere una scienza e divenne un residuo del passato, una curiosità per gli storici, perché il panorama cominciava a essere ormai occupato da una scienza nuova: la chimica.
l declino dell'alchimia in Occidente fu causato anche dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche ed al concetto di materialismo.
Nel XVII secolo Robert Boyle (1627-1691) diede l'avvio al metodo scientifico nelle investigazioni chimiche, alla base di un nuovo approccio alla comprensione della trasformazione della materia, che di fatto rivelò la futilità delle ricerche alchemiche della pietra filosofale.
Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina nel periodo seguente a Paracelso, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell'alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l'inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi.
Ridotta ad astruso sistema filosofico, distante dalle pressanti faccende del mondo moderno, l'alchimia subì il destino comune ad altre discipline esoteriche quali l'astrologia e la cabala; esclusa dagli studi universitari, l'alchimia venne messa al bando dagli scienziati quale simbolo della superstizione
A livello popolare, tuttavia, l'alchimista era ancora considerato come il depositario di grandi saperi arcani. Facendo leva sulla credulità popolare, molti imbroglioni si attribuirono titoli di guaritore e per dimostrare effettive capacità produssero manuali manoscritti che imitavano, nel gergo e nelle illustrazioni, i trattati di famosi autori alchemici (in tal modo, nacquero anche i cosiddetti "erbari dei falsi alchimisti" ).
Dopo aver goduto per millenni di un grande prestigio intellettuale e materiale, l'alchimia scomparve in tal modo dalla gran parte del pensiero occidentale, per tornare, però, ad essere approfondita nelle opere di pensatori come lo psicanalista Carl Gustav Jung.
l declino dell'alchimia in Occidente fu causato anche dalla nascita della scienza moderna con i suoi richiami a rigorose sperimentazioni scientifiche ed al concetto di materialismo.
| alambicco alchemico |
Anche gli enormi passi avanti compiuti dalla medicina nel periodo seguente a Paracelso, supportati dagli sviluppi paralleli della chimica organica, diedero un duro colpo alle speranze dell'alchimia di reperire elisir miracolosi, mostrando l'inefficacia se non la tossicità dei suoi rimedi.
Ridotta ad astruso sistema filosofico, distante dalle pressanti faccende del mondo moderno, l'alchimia subì il destino comune ad altre discipline esoteriche quali l'astrologia e la cabala; esclusa dagli studi universitari, l'alchimia venne messa al bando dagli scienziati quale simbolo della superstizione
A livello popolare, tuttavia, l'alchimista era ancora considerato come il depositario di grandi saperi arcani. Facendo leva sulla credulità popolare, molti imbroglioni si attribuirono titoli di guaritore e per dimostrare effettive capacità produssero manuali manoscritti che imitavano, nel gergo e nelle illustrazioni, i trattati di famosi autori alchemici (in tal modo, nacquero anche i cosiddetti "erbari dei falsi alchimisti" ).
Dopo aver goduto per millenni di un grande prestigio intellettuale e materiale, l'alchimia scomparve in tal modo dalla gran parte del pensiero occidentale, per tornare, però, ad essere approfondita nelle opere di pensatori come lo psicanalista Carl Gustav Jung.
domenica 9 dicembre 2012
ANTOINE LAVOISIER.......CHI ERA COSTUI?
Lavoisier è conosciuto come il “padre” della chimica moderna.
In realtà non è l’unico fondatore della chimica, ma la sua storia personale e la sua bravura di sperimentatore lo hanno fatto diventare un vero mito
Nel 1776…..
Henri Cavendish crede di aver identificato il flogisto.
Questa la reazione del suo esperimento con il sodio:
Na (contenente Flogisto)+HCl = NaCl + Flogisto (gas)
L’esperimento è una bella reazione chimica, ma l’interpretazione è completamente errata. Il gas che effettivamente si ricava è idrogeno, non flogisto, e non proviene dal sodio, ma dalla molecola dell’acido.
La corretta interpretazione della reazione del suo esperimento è:
Na + HCl = NaCl + H2
Anzi,
2 Na + 2 HCl = 2 NaCl + H2
(per fare in modo che le quantità dei reagenti siano uguali alle quantità dei prodotti)
Nel 1772 Lavoisier mette in crisi la teoria del flogisto, bruciando zolfo.
Noi sappiamo che è S+O2 = SO2 + calore e luce, ma nel ‘700 credevano che fosse……
S (contenente flogisto) = S (senza flogisto) + flogisto libero, sottoforma di gas e calore.
Ovviamente, dopo la combustione, lo zolfo, avendo perso flogisto, peserà di meno…
Invece, pesando accuratamente…… Lo zolfo bruciato pesa di più! Come mai?!?
Prova a guardare la reazione all’inizio del riquadro…
Lavoisier era un vero scienziato moderno; misurava con precisione pesi, volumi e spesso anche la pressione delle sostanze che faceva reagire e di quelle che otteneva. Così nel 1789 è riuscito a dimostrare la
Legge di conservazione della massa
o
Legge di Lavoisier:
In una reazione chimica, il peso dei reagenti è uguale al peso dei prodotti
(Vedi a fianco il “Trattato di chimica elementare”)
Il GRANDE ESPERIMENTO
L’esperimento ideato da Lavoisier si basa su due reazioni che avvengono scaldando il mercurio a temperatura media e a temperatura alta:
Prima:
Hg + O2 = HgO
Poi:
HgO = Hg + O2
In pratica, prima il mercurio si ossida, poi la molecola dell’ossido si divide, riformando mercurio e ossigeno.
La prima fase, chiamata di calcinazione dura ben 12 giorni (!!!), al termine dei quali Lavoisier misura che l’aria contenuta nell’ampolla ha perso circa 1/6 del volume (cioè l’ossigeno che ha reagito con il mercurio). Lavoisier osserva anche che nell’aria rimasta (i 5/6 di quella di partenza) le candele si spengono immediatamente e un topolino non riesce a respirare.
Nella seconda fase Lavoisier utilizza la calce di mercurio appena prodotta (HgO) riscaldandola ad alta temperatura in modo da rompere la molecola, liberando un gas. Ovviamente la quantità di gas così prodotto corrisponde a quell’ 1/6 che era scomparso nella prima fase.
E adesso le candele messe in questo gas bruciano con luce abbagliante……… infatti è O2 puro…. Nel 1777 questi risultati furono presentati all’Accademia Reale: il flogisto non esiste, le combustioni e le calcinazioni (= ossidazioni) tolgono l’aria vitale (= ossigeno) dall’aria comune.
In realtà non è l’unico fondatore della chimica, ma la sua storia personale e la sua bravura di sperimentatore lo hanno fatto diventare un vero mito
- È vissuto durante l’Illuminismo e durante la Rivoluzione Francese
- Apparteneva alla ricca borghesia
- Aveva risorse economiche (e quindi mezzi per fare esperimenti) quasi illimitati
- Era favorevole ad una monarchia liberale e costituzionale
- Prima della Rivoluzione, tra le sue varie attività c’era anche la riscossione delle tasse…
- E’ stato condannato a morte (ghigliottinato) durante il Terrore
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| Henry Cavendish |
Na (contenente Flogisto)+HCl = NaCl + Flogisto (gas)
L’esperimento è una bella reazione chimica, ma l’interpretazione è completamente errata. Il gas che effettivamente si ricava è idrogeno, non flogisto, e non proviene dal sodio, ma dalla molecola dell’acido.
La corretta interpretazione della reazione del suo esperimento è:
Na + HCl = NaCl + H2
Anzi,
2 Na + 2 HCl = 2 NaCl + H2
(per fare in modo che le quantità dei reagenti siano uguali alle quantità dei prodotti)
Nel 1772 Lavoisier mette in crisi la teoria del flogisto, bruciando zolfo.
Noi sappiamo che è S+O2 = SO2 + calore e luce, ma nel ‘700 credevano che fosse……
S (contenente flogisto) = S (senza flogisto) + flogisto libero, sottoforma di gas e calore.
Ovviamente, dopo la combustione, lo zolfo, avendo perso flogisto, peserà di meno…
Invece, pesando accuratamente…… Lo zolfo bruciato pesa di più! Come mai?!?
Prova a guardare la reazione all’inizio del riquadro…
Lavoisier era un vero scienziato moderno; misurava con precisione pesi, volumi e spesso anche la pressione delle sostanze che faceva reagire e di quelle che otteneva. Così nel 1789 è riuscito a dimostrare la
Legge di conservazione della massa
o
Legge di Lavoisier:
In una reazione chimica, il peso dei reagenti è uguale al peso dei prodotti
(Vedi a fianco il “Trattato di chimica elementare”)
Il GRANDE ESPERIMENTO
L’esperimento ideato da Lavoisier si basa su due reazioni che avvengono scaldando il mercurio a temperatura media e a temperatura alta:
Prima:
Hg + O2 = HgO
Poi:
HgO = Hg + O2
In pratica, prima il mercurio si ossida, poi la molecola dell’ossido si divide, riformando mercurio e ossigeno.
La prima fase, chiamata di calcinazione dura ben 12 giorni (!!!), al termine dei quali Lavoisier misura che l’aria contenuta nell’ampolla ha perso circa 1/6 del volume (cioè l’ossigeno che ha reagito con il mercurio). Lavoisier osserva anche che nell’aria rimasta (i 5/6 di quella di partenza) le candele si spengono immediatamente e un topolino non riesce a respirare.
Nella seconda fase Lavoisier utilizza la calce di mercurio appena prodotta (HgO) riscaldandola ad alta temperatura in modo da rompere la molecola, liberando un gas. Ovviamente la quantità di gas così prodotto corrisponde a quell’ 1/6 che era scomparso nella prima fase.
E adesso le candele messe in questo gas bruciano con luce abbagliante……… infatti è O2 puro…. Nel 1777 questi risultati furono presentati all’Accademia Reale: il flogisto non esiste, le combustioni e le calcinazioni (= ossidazioni) tolgono l’aria vitale (= ossigeno) dall’aria comune.
domenica 2 dicembre 2012
DA FARADAY A MARCONI
Da una lezione- ricerca con la LIM, uno sguardo alla onde elettromagnetiche, la cui scoperta ha così tanto cambiato il nostro stile di vita!
onde elettromagnetiche
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