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lunedì 18 agosto 2014

GLI OGM, TRA MITO E REALTA'

10 questioni, le più frequenti, sugli OGM: guardiamo in faccia la realtà, sfatiamo alcuni miti e....basta con la paura e l'ignoranza!
Qui potete trovare le Accademie e Società Scientifiche Nazionali ed Internazionali favorevoli agli OGM, riconoscendo la loro sicurezza dal punto di vista alimentare.


                                  

domenica 6 aprile 2014

ERRORI COMUNI ....SUGLI OGM

Oggi in Italia è stata indetta da Legambiente  una manifestazione nazionale durante la quale sarà anche possibile firmare per un referendum che ribadisca il divieto di coltivazione di ogm. Infatti, nonostante una sentenza della Corte europea di giustizia del 2012 abbia di fatto stabilito il diritto degli agricoltori italiani di coltivare tutte le sementi autorizzate a livello europeo, tra cui quelle geneticamente modificate, la palude legislativa italiana lo rende di fatto impossibile; è appunto attesa per il 9 aprile la decisione del Tar del Lazio sull’ammissibilità del ricorso di un agricoltore contro il decreto del 2013 che vieta specificamente la coltivazione del Mais Mon810.
Prima di firmare in massa il referendum, forse però può essere utile dare un’occhiata ad alcune di quelle bufale che di solito si diffondono sugli ogm e di cui abbiamo parlato in un altro post.


Gli ogm hanno più allergeni rispetto alle altre coltivazioni
La degenerazione più popolare di questo mito è quella della fragola-pesce, leggenda metropolitana resa celebre in Italia negli anni ‘90 da Beppe Grillo. Parlando seriamente è invece senz’altro legittimo chiedersi se le nuove proteine introdotte con gli ogm possano dare luogo ad allergie, ma a oggi i dati ci mostrano che nessun prodotto approvato per la commercializzazione ha scatenato reazioni allergiche a esse riconducibili. Non sempre, inoltre, la modifica genetica comporta la produzione di una nuova proteina, e quindi di un potenziale allergene. Anzi, in teoria è possibile produrre piante ipo-allergeniche silenziando selettivamente i geni che codificano per una particolare proteina. Queste molecole non sono poi certo una esclusiva degli ogm: le nuove varietà di piante prodotte in modo convenzionale, sono ugualmente a rischio allergenico e sono pertanto sottoposte a test, e tutte le colture continuano a essere monitorate dopo la messa in commercio.

I semi degli ogm vanno ricomprati ogni anno
Come tutti gli altri. Quello che fate col vostro orto o col basilico sul davanzale è un conto, ma in agricoltura non si conservano quasi mai i semi dalla stagione precedente: è molto più conveniente e pratico comprare sementi selezionate dai produttori, e queste possono naturalmente essere sia ogm che non ogm. Una delle tante ragioni per non farsi i semi in casa se di mestiere fate l’agricoltore è che, ad esempio, in molte specie di piante l’ibrido fra due varietà ha una resa maggiore, ma come il buon Mendel insegna alla generazione successiva, se utilizzassimo la semente raccolta, ricomparirebbero i caratteri delle stirpi parentali.

Tutta colpa di Monsanto
Le task force anti-biotech ci tengono a presentare gli ogm come un prodotto esclusivo delle multinazionali, e quindi cattivo per definizione. Però gli ogm non si studiano solo nei bunker della Monsanto, esiste anche la ricerca pubblica: il Golden Rice, sviluppato all’università di Friburgo, ne è appunto un esempio. Syngenta, compagnia biotech che consente l’utilizzo gratuito dei suoi brevetti a Università e organizzazioni no-profit.
Il peso delle multinazionali (obiettivamente enorme) potrebbe anche essere ridimensionato estendendo alle biotecnologie la filosofia dell’open source, come sembra stia cominciando a fare

Anche in Italia studiavamo gli ogm. Per 30 anni l’università della Tuscia di Viterbo ha portato avanti un progetto di ricerca su olivi, ciliegi e kiwi transgenici. Nel 2009 era scaduta l’autorizzazione speciale per la coltivazione in campo aperto, ma l’esperimento non poteva considerarsi concluso, così i ricercatori sono andati avanti. A far rispettare la legalità è arrivata sedicente  Fondazione Diritti Genetici  che si è  adoperata perché i campi clandestini venissero rasi al suolo, buttando così al vento milioni di euro di ricerca pubblica UNA VERGOGNA!

E per finire...cosa è naturale e cosa non lo è?
Leggete qui, parla del nostro grano duro , del cibo che mangiamo quotidianamente....
“Alla fine degli anni ‘60 nei laboratori del CNEN (Comitato Nazionale Energia Nucleare, poi trasformato in ENEA), al Centro Studi Nucleari della Casaccia il gruppo del Prof. Scarascia Mugnozza irraggia con raggi X una gloriosa varietà di grano duro, il Cappelli. Come al solito, la stragrande maggioranza dei semi irradiati muore, o produce piante abnormi. Ma una pianticella sopravvive e mostra caratteristiche interessanti. E’ più bassa, più resistente e con rese maggiori del Cappelli. Quel mutante viene incrociato con altre varietà di grano, per trasferire le caratteristiche interessanti, e nel 1974 viene registrato il Creso (i costitutori sono i Dott. Bozzini e Mosconi). Nel giro di pochi anni diventa il grano duro d’elezione, e tutti voi ne avete mangiato a quintali sotto forma di spaghetti, penne, rigatoni, maccheroni etc. Nel 1984 il Creso occupava il 53.3% del mercato italiano di semi certificati di grano, ed era coltivato su 430.000 ettari”. (da Radiazioni nucleari nell’orto, vegetali mutati geneticamente – ma non OGM).


lunedì 31 marzo 2014

OGM, MOSTRI, BUFALE E ALTRO

Mostri falsi

Nell'ultimo decennio i media hanno sfornato alcune storie su ibridi grotteschi nati incrociando i geni di piante e animali. Uno dei casi più eclatanti è quello della fragola-pesce modificata al fine di produrre molecole antigelo al suo interno. La notizia è rimbalzata ovunque, dai giornali fino alla pubblicità dei supermercati e alla trasmissione Report nel 1998. Il fatto è che la fragola-pesce, questa chimera genetica che spesso viene descritta sui media, non esiste. Non è mai esistita. Nessuno ha mai pensato di produrre una cosa del genere, e probabilmente mai nessuno ci proverà. Eppure in molti la descrivono. E’ una leggenda urbana, un po’ come i coccodrilli nelle fogne di New York. E  anche se la fragola-pesce fosse esistita, non avrebbe certo prodotto il glicole etilenico (il liquido blu che mettiamo nei radiatori) perché una pianta viene modificata geneticamente per produrre una proteina, non certo il «liquido antigelo dei radiatori».

Ogm e tumori
ridicolo  terrorismo anti ogm

Gli esseri umani consumano prodotti a base di piante geneticamente modificate da quasi 20 anni. Negli Stati Uniti sono sono ancora emerse controindicazioni sul cibo con ingredienti a base ogm - considerato equivalente a quello tradizionale – ma la ricerca scientifica ha comunque indagato sul suo presunto potere cancerogeno. Nel 2012,  un articolo di Nature ha fatto il punto sui risultati di uno studio francese, condotto dal biologo Seralini,  su una varietà di mais Monsanto considerata pericolosa per i topi. Al di là degli annunci eclatanti l'Europa ha aperto un dibattito sulla credibilità dello studio, definito dall' Efsa ( «European Food Safety Agency) “ di qualità scientifica insufficiente per essere considerato valido ai fini della valutazione del rischio”.Verrebbe subito da chiedersi come mai i suini e bovini dei Paesi occidentali, tutti nutriti con mais e soia geneticamente modificate (sì, anche in Italia), non muoiano di tumore e perchè la stessa sorte non capiti anche agli umani in quei Paesi in cui gli alimenti derivati da Ogm sono in vendita da quasi 20 anni. nostro eroe usa 10 animali per ogni gruppo, un numero ridicolo per un’analisi statistica rigorosa. Come ciliegina finale, questo scienziato si spinge a cercare le cause di questo devastante effetto cancerogeno e lo individua nel fatto che il mais Ogm conterrebbe (contrariamente a quanto trovato da altri autori) minori quantità di acido ferulico, un composto fenolico presente in tutti i cereali. Secondo l’autore, l’acido ferulico, agendo sui recettori degli estrogeni, contrasterebbe l’insorgere di tumori della mammella: quindi, un suo abbassamento nel mais Ogm favorirebbe l’insorgere di tumori. Cita a questo proposito un recente lavoro di un gruppo indiano. Purtroppo, se si va a leggere questo articolo, si vede che, secondo gli autori, l’acido ferulico favorisce la proliferazione di tumori mammari nei ratti, invece di contrastarlo. Dunque, il mais Ogm dovrebbe semmai proteggere contro i tumori, anziché indurli.

Questo genio d’oltralpe ha scelto per i suoi esperimenti un ceppo di ratti che sono predisposti a sviluppare spontaneamente tumori nel corso della loro vita. Per essere sicuro di trovare tumori in questi ratti ha aspettato due anni, un’età in cui il 72% di questi ha già sviluppato tumori spontanei, indipendentemente da quello che mangiano. A questo stadio la distinzione tra tumori naturali e tumori indotti da Ogm diventa ovviamente confusa e richiederebbe uno studio su grandi numeri di campioni. Invece il
Un po’ come voler studiare gli effetti del fumo su una popolazione di bronchitici cronici. 
 L’articolo di Seralini è corredato da figure raccapriccianti di ratti con enormi tumori, presi però solo tra quelli nutriti con mais Ogm, mai tra quelli nutriti con mais normale, che pure hanno sviluppato gli stessi tumori. La pubblicazione dell’articolo è stata preceduta da un gran «battage» pubblicitario della lobby antiOgm ed è stato mostrato ai giornalisti con l’obbligo di non parlarne prima della sua uscita, forse per evitare commenti di esperti che avrebbero potuto guastare la festa.
 La «European Food Safety Agency» ha già dichiarato che il lavoro di Seralini non permette di trarre conclusioni sulla presunta nocività del mais geneticamente modificato, ma potete scommettere che il tipo ci riproverà: ci sta provando da 15 anni.
(http://www.lastampa.it/2012/10/10/scienza/ogm-e-tumori-tutti-gli-errori-di-una-beffa-mondiale-l7cSTMb7KwlZVrlIUbUJQL/pagina.html

 L'odissea italiana del mais Monsanto

L'Italia non è un paese per Ogm. Non a caso, lo scorso luglio il governo ha imposto il divieto di coltivazione del mais transgenico MON810 già approvato dalla Ue. Il testo di legge ha imposto una moratoria di 18 mesi sulla base della clausola di salvaguardia previsto dal regolamento comunitario 178/2002. Tuttavia, le motivazioni scientifiche alla base della misera cautelare sono state rigettate dall'Efsa che le ha considerate inconsistenti. Quella dei ministri italiani, insomma, è stata una scelta puramente politica. 


Chi sta decimando le farfalle monarca

Nel 1999, sulla prestigiosa rivista Nature (vol. 399, 20 Maggio 1999), esce una breve comunicazione scientifica dell’entomologo John Losey della Cornell University che puntava il dito sulle coltivazioni di mais transgenico contenente la tossina di Bacillus thuringiensis, accusandole di provocare gravi danni alle popolazioni della farfalla monarca (Danaus plexippus), ed è subito polemica. Buona parte della comunità scientifica tuttavia, critica apertamente i risultati ottenuti da Losey, evidenziandone i punti deboli e a seguito delle critiche ricevute anche lo stesso autore ha fatto marcia indietro affermando che in effetti non esistono prove conclusive sull’effetto tossico del polline Bt. Si scoprirà addirittura che in corrispondenza delle colture di mais Bt la popolazione di farfalla monarca è aumentata sensibilmente. La smentita non troverà alcun risalto mediatico da parte degli organi di informazione.


L'illusione del cibo Ogm-free

L'Italia avrà anche imposto un bando sulla coltivazione delle Pgm, ma questo non vuol dire che possa tenere i prodotti biotech fuori dalla nostra tavola. Come spiega un post di Dario Bressanini, chimico e divulgatore scientifico, il nostro paese importa ogni anno 3,35 milioni di tonnellate di soia geneticamente modificata per farne mangimi per animali. Gli stessi animali che producono il latte, la carne e i formaggi di cui andiamo fieri. I prodotti biologici chiaramente fanno eccezione, ma tutto il resto della zootecnia fa affidamento sugli Ogm. Che ci piaccia o no. 

                    

Bressanini, insieme a Beatrice Mautino ( giornalista e biotecnologa ), intervengono ad un dibattito sugli OGM  “Il grande dubbio: pericolosi o sostenibili”, l'incontro che si è tenuto al Festivaletteratura di Mantova l'8 settembre 2013. In sala c'erano più di 200 persone, alle quali è stato chiesto di esprimersi a favore di una delle due asserzioni: “Gli OGM sono adeguati/inadeguati a garantire la sostenibilità in agricoltura.” Prima del dibattito, il 48 percento del pubblico pensava che gli OGM fossero “inadeguati”, contro il 42 percento che propendeva per “adeguati”—più un 10 percento di astenuti. Dopo un'ora di discussione civile con Luca Ruini e Luca Colombo, è stata ripetuta la votazione. Gli “adeguati” erano saliti al 48 percento, mentre gli “inadeguati” sono scesi al 39 percento. Diciamo che non è un esperimento perfetto di democrazia diretta—il pubblico in sala è sceso a 186 persone, la percentuale di indecisi è rimasta più o meno la stessa—ma almeno ha aiutato qualcuno a farsi un'idea sull'argomento.