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martedì 27 ottobre 2015

VENERE GIOVE E MARTE INSIEME NEL CIELO!

In questi giorni e fino ai primi di novembre Venere, Marte e Giove sono visibili in cielo in una congiunzione multipla rara, che non si ripeterà in questo modo fino al 2021. I tre pianeti, i più luminosi nel cielo notturno, appaiono molto vicini e possono essere osservati in questa configurazione nelle prime ore del mattino – intorno alle 5, poco prima dell’alba guardando verso est. Dall’alto verso il basso è visibile Giove, il pianeta più grande del sistema solare, con Venere poco più sotto e con Marte ancora più in basso e spostato di qualche grado verso est. Dei tre, Venere appare come il più luminoso, seguito da Giove e infine da Marte.
Naturalmente nella realtà i pianeti non sono così vicini e ci sono milioni di chilometri tra uno e l’altro, ma a noi appaiono in una conformazione ravvicinata perché dal nostro punto di osservazione – la Terra – appaiono allineati e “schiacciati” sulla volta celeste.

                      

Venere, Marte e Giove possono essere osservati a occhio nudo, ma per vederli ancora meglio è possibile guardarli attraverso le lenti di un binocolo, o meglio ancora di un telescopio. Le ore migliori per vedere il fenomeno sono prima dell’alba, quando la luce del Sole che sta per sorgere non è ancora tale da renderli meno visibili. L’osservazione può essere effettuata da qualsiasi parte del mondo, a patto che il cielo sia limpido e senza nuvole di mezzo. Il consiglio, come sempre in questi casi, è di allontanarsi dalle grandi città, dove l’inquinamento luminoso rende più chiaro il cielo e di conseguenza meno distinguibili i corpi celesti.
Con distanze diverse, Venere, Marte e Giove sono visibili in cielo dalla notte del 24 ottobre e continueranno a esserlo fino al 3 novembre. Tra mercoledì e giovedì saranno molto vicini e formeranno un triangolo molto schiacciato: Venere sarà quasi in mezzo tra Marte e Giove, benché i tre pianeti non saranno completamente allineati lungo la stessa retta. Il fenomeno della congiunzione si verifica di frequente nel cielo ogni anno e interessa diverse coppie di corpi celesti, ma è raro che coinvolga tre pianeti.

da: http://www.ilpost.it/2015/10/27/congiunzione-venere-marte-giove/

sabato 26 aprile 2014

ESISTONO GLI ALIENI???

QUESTIONE DI NUMERI – La vita aliena secondo il fisico Stephen Hawking  è probabile in molte altre parti dell’universo: non solo sui pianeti, ma forse anche nello spazio interplanetario. E’ una mera questione statistica: l’universo, egli rileva, dispone di 100 miliardi di galassie, ciascuna contenente centinaia di milioni di stelle. In un luogo così grande, è improbabile che la sia Terra sia l’unico pianeta dove si è evoluta la vita. “Per il mio cervello matematico, bastano i numeri a rendere l’idea degli alieni perfettamente razionale“, ha detto. “La vera sfida è quella di capire cosa gli alieni potrebbero effettivamente essere.“ In gran parte la vita extraterrestre sarebbe costituita da microbi o di animali semplici , le stesse forme che hanno dominato sulla terra per miliardi di anni. Ma delle creature intelligenti cosa rappresenterebbero per noi umani? Non c’è dubbio per Hawking: rappresentano una minaccia e il contatto con tali specie potrebbe essere devastante per l’umanità.
Vediamo questo interessante video, che ci parla in termini seri, della questione alieni...
E non abboccare  a tutto quello che si legge sui giornali o sul web!....

                       

da: http://www.giornalettismo.com/archives/60707/hawking-gli-alieni-sono-vogliono/

MISTERI E SFIDE PER IL FUTUTO

Oggi possiamo dire di conoscere alcuni angoli di spazio meglio delle nostre tasche. E questo è vero quasi in senso letterale: ad esempio, possediamo una mappa della superficie di Marte molto più dettagliata di quella degli oceani terrestri. Mentre l’Universo viene svelato anno dopo anno, sono ancora tanti i misteri che avvolgono quella che è la nostra casa da millenni, il Pianeta Terra.
In occasione della Giornata mondiale della Terra, la giornalista scientifica Becky Oskin ha pubblicato su Livescience un articolo che parla proprio degli enigmi terrestri ancora rimasti irrisolti., identificando 8 domande fondamentali, corrispondenti ad altrettanti rompicapo che la scienza dovrà risolvere nei prossimi anni.

1. Perchè sulla Terra c'è l'acqua?
Secondo gli scienziati, quando 4,5 miliardi di anni fa la Terra si è amalgamata nella forma attuale, era costituita per lo più da un grande masso arido e secco. Da dove è spuntata tutta quest’acqua? In che modo l’H2O, elemento chimico per eccellenza simbolo di vita, si è formato fino a raggiungere le percentuali attuali? Una delle ipotesi più accreditate è che l’origine sia stato il violento impatto con asteroidi ghiacciati, da cui il nostro pianeta si sarebbe rifornito di acqua per la prima volta. Eppure sono state trovate pochissime prove di questi scontri, e così il mistero dell’acqua rimane irrisolto.

2. Che cosa c'è al centro della terra?
 Per molto tempo, sia scienza che letteratura hanno parlato del centro irraggiungibile della Terra: fino agli anni ’40, quando lo studio di alcuni meteoriti portò a una vera e propria rassegna di tutti i minerali che dovevano essere presenti sopra e dentro il nostro pianeta. I “grandi assenti” erano il ferro e il nichel, che poiché non si trovavano sulla crosta terrestre, dovevano necessariamente stare nel nucleo: ecco elaborata la prima teoria sul centro della Terra. Ma appena un decennio dopo, una serie di misure che sfruttavano la forza di gravità dimostrarono che quella stima era erronea: il nucleo era troppo leggero. Oggi i ricercatori continuano a fare ipotesi sugli elementi che compongono la zona più interna e calda del pianeta, ma ancora non è stata raggiunta una teoria condivisa.

3. Da dove viene la Luna?
Da uno scontro titanico tra la Terra e un protopianeta della dimensione di Marte? È la teoria più accreditata, ma non convince tutti. Anche perché alcuni dettagli non quadrano: per esempio, la composizione chimica di Terra e Luna è troppo simile perché il nostro satellite sia arrivato da lontano. Per questo, secondo alcuni, si trattava invece di un gigante frammento staccato proprio dal nostro pianeta; ma ancora, in questo caso non è chiaro in che modo la Luna si sarebbe staccata da noi. Insomma, il mistero dell’origine della Luna resta tale.

4. Come si è formata la vita?
Questa è forse la domanda delle domande. I primi organismi viventi hanno avuto origine sulla Terra, o sono stati portati dallo spazio? Le componenti più basilari della vita, come gli amminoacidi e le vitamine, sono state trovate “impigliate” sia nelle rocce degli asteroidi sia nelle zone più inospitali della Terra. Per questo l’ago della bilancia ancora non può pendere per l’una o per l’altra teoria, anche perché non è mai stata trovata traccia di quelli che si pensa fossero gli abitanti più primitivi del nostro pianeta, i primi batteri



5. L’ossigeno, come e quando?
Dobbiamo la nostra esistenza ai cianobatteri, creature microscopiche che hanno avuto un ruolo determinante nella trasformazione dell’atmosfera terrestre. Questi microrganismi buttavano fuori ossigeno come scarto, riempiendone così il cielo per la prima volta circa 2,4 miliardi di anni fa. Eppure l’analisi delle rocce rivela tracce di ossigeno risalenti a 3 miliardi di anni fa: ci manca quindi un tassello per capire davvero la storia della vita sul nostro pianeta.

6. Cosa causò l’esplosione Cambriana?
Il periodo Cambriano, 4 miliardi di anni dopo la formazione della Terra, vide una vera e propria esplosione di vita: improvvisamente comparvero animali con cervelli e vasi sanguigni, occhi e cuori, tutti in grado di evolversi più rapidamente rispetto a qualunque altra era geologica conosciuta. Ci fu un responsabile di questa esplosione? Secondo alcuni, una spiegazione potrebbe essere un aumento del livello di ossigeno appena prima l’inizio del Cambriano, ma altri fattori potrebbero aver concorso a questa rivoluzione di vita.


7. E i terremoti?
Più che un mistero, questa è una sfida. I modelli statistici sono oggi in grado di prevedere la probabilità statistica dei terremoti, più o meno come gli esperti sanno fare con le previsioni del tempo. Ma prevedere un evento specifico è ancora impossibile: persino il più grande esperimento mai fatto in proposito è fallito, quando i geologi hanno annunciato un terremoto a Parkfield, in California, nel 1994, e l’evento si è verificato solo nel 2004. Per questo, oltre agli enigmi sul passato del nostro pianeta, ci sono enigmi e sfide sul suo futuro: tra tutti, riuscire a proteggerlo dai disastri atmosferici.

 da: http://www.media.inaf.it/2014/04/23/gli-8-grandi-misteri-della-terra/

sabato 12 aprile 2014

SIAMO POLVERE DI STELLE

Eh sì, la Terra e quindi anche noi dobbiamo la nostra origine dall'esplosione di una stella e quando il nostro Sole avrà esaurito tutto il  il suo carburante, ritorneremo ad essere povere di stelle .... Ma come può succedere tutto questo?
Le stelle nascono dalla contrazione gravitazionale di una nube di materia interstellare che, riscaldandosi, porta il nucleo centrale a temperature sufficienti ad innescare le reazioni termonucleari, in particolare di fusione dell’idrogeno in elio. L’evoluzione successiva di una stella, una volta accesa, dipende solo da due fattori: massa iniziale e composizione chimica; in particolare dalla prima dipende la sua luminosità e quindi la velocità con cui brucia il combustibile nucleare. Stelle di massa maggiore sono più calde e luminose e bruciano perciò più rapidamente. La vita di una stella di questo tipo è quindi più breve rispetto a quella di una stella di piccola massa.
Una stella che brucia idrogeno si dice che è in sequenza principale. La stella trascorre la maggior parte della propria vita in questa fase. Il Sole, per esempio, è in questa fase da 5 miliardi di anni e vi rimarrà per un periodo altrettanto lungo, finito il quale la stella passerà una breve fase di instabilità seguita da un nuovo equilibrio raggiunto nella fase di gigante rossa, con la contrazione del nucleo stellare che accende la reazione di fusione dell’elio e la conseguente espansione degli strati esterni. Una gigante rossa è enormemente più grande e luminosa di una stella di sequenza principale, ma anche molto più fredda. Antares, nello Scorpione, e Betelgeuse, in Orione, sono splendidi esempi di giganti rosse: anche a occhio nudo è immediato riconoscerne il colore.
Quando il Sole si trasformerà in una gigante rossa, i suoi strati più esterni “inghiottiranno” i pianeti Mercurio e Venere, arrivando a sfiorare l’orbita della Terra. Nella fase di gigante rossa, le stelle perdono gran parte degli strati atmosferici esterni, che vanno a formare una nebulosa planetaria, come, per esempio, M57, la “Nebulosa Anulare” nella costellazione della Lira, o M27, la “Nebulosa Manubrio” nella Volpetta, meravigliosi oggetti da osservare anche con un telescopio amatoriale. Al centro di entrambe si trova adesso una nana bianca.
Questo accade se la stella ha una massa inferiore a 1,4 masse solari e ci vogliono altri miliardi di anni perché la nana bianca si raffreddi e diventi  invisibile.
Al contrario, una stella di grande massa (almeno otto volte più massiccia del Sole), una volta terminato l’idrogeno, tenta di sopravvivere bruciando elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio, attraversando diverse fasi di contrazione ed espansione. Ma in pochi milioni di anni arriva ad esplodere in maniera catastrofica come supernova, eiettando nello spazio gran parte della materia che la costituiva (resto di supernova).

                    

La supernova supera in luminosità tutte le altre stelle della sua galassia, poi si oscura rapidamente. Ciò che resta al centro è una stella di neutroni, oggetto di dimensioni ridotte, ma di densità estrema, che può manifestarsi sotto forma di pulsar (stella pulsante). Stelle di massa ancora più elevata, come esito finale dell’esplosione di supernova hanno invece la probabile formazione di un buco nero.
Per circa una settimana,

I resti di supernovae

Carl Sagan
Una supernova diffonde nello spazio gran parte del materiale che la costituiva. Il risultato dell’esplosione è una piccola stella di neutroni (o un buco nero, a seconda della massa della stella che esplode come supernova), circondata da una nube di materia che si espande allontanandosi dal nucleo dell’esplosione a velocità elevatissima: diverse migliaia di chilometri al secondo. Questa nebulosa, di forma irregolare, in continua e rapida evoluzione, prende il nome di resto di supernova (in sigla SNR, dall’inglese “Supernova Remnant”). La sua luminosità è in parte dovuta al fatto di essere “illuminata” dalla luce della stella che ancora si trova al centro, ma una parte della radiazione emessa dalla nube è dovuta anche a processi fisici che avvengono direttamente all’interno della nube stessa.

 Figli delle stelle
Studiando la composizione delle rocce del nostro pianeta troviamo elementi leggeri come l’elio, il carbonio e l’ossigeno, ma anche elementi pesanti come il cobalto, l’oro, il piombo e l’uranio. I primi sono certamente sintetizzati all’interno delle stelle durante le varie fasi evolutive. Ma l’unico meccanismo conosciuto per produrre gli elementi più pesanti del ferro, come sono appunto quelli sopra citati, è la supernova. E’ infatti grazie all’enorme energia rilasciata nell’esplosione che, nella nube di gas eiettata nello spazio, si possono formare tutti gli elementi chimici. Ed è ancora grazie alle esplosioni di supernovae che questi elementi vengono continuamente rimessi in circolo nello spazio. Da questa materia avranno poi origine altri soli, altri pianeti, come è accaduto per il nostro sistema solare e per la nostra Terra.  Ecco perché siamo tutti figli delle stelle.


                        

da: http://siderumpulvis.blogspot.it/2007/06/come-nasce-vive-e-muore-una-stella.html

domenica 12 gennaio 2014

I NUMERI DELL'UNIVERSO (3)

Ultimo appuntamento con la storia dell'evoluzione del cosmo narrata attraverso numeri e costanti. In questo numero si parte da 300.000 per arrivare all'infinito (e ritorno).
La seconda parte la trovi qui , la prima invece qui

              

domenica 15 dicembre 2013

PRESTO UNA MAPPA DELLA VIA LATTEA



Gaia è una missione del programma scientifico dell’ESA che ha lo scopo di ottenere una mappa tridimensionale della nostra galassia, rivelandone la composizione, la formazione e l’evoluzione.
"Un passo fondamentale per capire l'universo è comprendere l'universo più vicino a noi: la nostra galassia", spiega Giuseppe Sarri, project manager del progetto Gaia dell'ESA.
Il lancio è programmato per il 19 dicembre 2013 con un Soyuz-Fregat. Gaia è realizzata direttamente da ESA, anche per la parte della strumentazione scientifica che consiste di due telescopi con campi di vista diversi e piano focale in comune, una serie di specchi e più di cento CCD che corrispondono a quasi un miliardo di pixel. Gaia scansionerà continuamente tutto il cielo sfruttando i moti di rotazione e di precessione del satellite: ogni zona del cielo viene osservata circa settanta volte durante la vita operativa del satellite. 
Gaia traccerà una mappa dettagliata della Via Lattea. "La posizione delle stelle sarà stabilita con una precisione molto maggiore, almeno mille volte superiore rispetto a quanto si può fare dalla Terra", sottolinea Laurent Chemin, astrofisico dell'Osservatorio di Bordeaux.
Punto di riferimento per la missione spaziale Gaia sarà il celebre osservatorio del Pic du Midi, in Francia, le cui osservazioni permettono di calibrare lo spettrografo di Gaia.
Il censimento comprenderà un miliardo di stelle, circa l'1 per cento dei 100 miliardi che compongono la Via Lattea.
L'enorme afflusso di dati contribuirà anche a risolvere alcuni dei più grandi rompicapi degli astronomi: stabilire l'esatta forma a spirale della galassia e individuare la materia oscura, la forza nascosta che permea l'universo.
"Come è distribuita la materia oscura nello spazio e se è più concentrata nel disco o nell'alone sono cose che non sappiamo ancora" dichiara Carme Jordi, astronoma dell'Università di Barcellona "e mappando il movimento preciso delle stelle nel disco possiamo dedurre come la materia oscura è distribuita."
"È molto importante - continua Carme Jordi - perché la materia oscura è molto più abbondante della materia visibile, quindi se la materia oscura esiste significa che guida l'evoluzione dell'universo." 

Da: http://www.esa.int/ita/ESA_in_your_country/Italy/Euronews_Presto_una_mappa_della_Via_Lattea

mercoledì 14 agosto 2013

PERCHE' IL CIELO DI NOTTE E' NERO?

Questa domanda è nota come il Paradosso di Olbers: come è possibile che il cielo notturno sia buio nonostante l'infinità di stelle presenti nell'universo?
Heinrich Wilhelm Olbers era un astronomo tedesco che pose questa domanda nel  1826. In realtà il paradosso era già stato descritto da Keplero nel 1610, da Richard Bentley in un carteggio con Newton e dagli astronomi Halley e Cheseaux nel XVIII secolo.
Chiediamoci per prima cosa "perché il cielo qui sulla Terra è azzurro durante il giorno ?". E' una domanda alla quale possiamo rispondere facilmente. Il cielo è azzurro perché la luce proveniente dal Sole colpisce le molecole dell' atmosfera terrestre e la componente blu viene diffusa in tutte le direzioni e oscura le stelle. Di notte, quando la parte della Terra in cui ci troviamo è rivolta in direzione opposta al Sole, lo spazio è nero perché non ci sono sorgenti luminose vicine, come il Sole, la cui luce possa essere diffusa. Se fossimo sulla Luna, che non ha atmosfera, il cielo sarebbe nero sia di giorno che di notte. Lo puoi vedere nelle fotografie riprese durante le missioni Apollo.

Affrontiamo ora la parte difficile. Se l' Universo è pieno di stelle, perché la luce proveniente da tutte le stelle non si somma rendendo il cielo sempre luminoso ? Se l'Universo fosse infinitamente grande e fosse sempre esistito, ci aspetteremmo che il cielo notturno fosse chiaro, perché sarebbe illuminato dalla luce di tutte queste stelle. In ogni direzione tu guardassi nello spazio, troveresti una stella. In teoria, in ogni punto del cielo si dovrebbe vedere almeno un puntino luminoso. Ovvero, sovrapponendo infiniti puntini, il cielo di notte dovrebbe essere tutto giallino. No?

Animazione del paradosso di Olbers
Negli anni, diversi scienziati hanno cercato di spiegare perché il cielo di notte sia buio: alcuni pensavano che le nubi di polvere presenti nello spazio vuoto fossero capaci di oscurare le stelle più lontane. Un’altra ipotesi si basava sulla velocità della luce: anche se è la cosa più veloce che esista, la sua è comunque una velocità finita; la luce ha quindi bisogno di tempo per percorrere uno spazio infinito. E là dove la luce delle stelle più lontane non è ancora arrivata, vediamo il cielo nero. 

Poi, nel 1929, l’astronomo Edwin Hubble (come lui si chiama il telescopio spaziale!), ha dimostrato che l’universo si sta espandendo. Se si espande, significa che miliardi di anni fa era molto, molto meno esteso di oggi. Quando una sorgente di luce si allontana da noi, la lunghezza d'onda della radiazione che riceviamo aumenta, cioè la luce della sorgente si arrossa. Questo significa che la radiazione delle stelle che si stanno allontanando da noi si sposta verso il lato rosso dello spettro, a volte così tanto da non poter più essere visibile e cadere invece nella parte infrarossa dello spettro elettromagnetico. ( puoi sentire lo stesso effetto quando un'ambulanza ti passa vicino, e il suono della sirena diventa sempre più grave man mano che si allontana da te; questo si chiama effetto Doppler). Per noi, quel punto dell’universo è buio. Questo fenomeno viene denominato redshift, per sottolineare lo spostamento verso il rosso della luce delle sorgenti lontane. Ecco perché i più potenti telescopi ottici non riescono ad osservare galassie lontanissime: i fotoni prodotti dalle galassie più lontane sono diventati infrarossi e quindi non vengono più ricevuti.
Vediamo anche questo simpatico video che ci spiega il tutto in maniera simpatica e come se fosse tutto molto ..semplice!
da: http://archive.oapd.inaf.it/othersites/sc/starchild/questions/question52.html
     http://www.molecularlab.it/omgscience/?p=2673

                                   

domenica 28 luglio 2013

STELLE CADENTI, ESPRIMI UN DESIDERIO!

Prima di parlare delle " stelle cadenti", volevo segnalarvi questo bellissimo film di animazione che ci ricorda che un cielo senza stelle renderebbe la nostra vita più triste, non solo perchè perderemmo uno spettacolo stupendo, ma anche perchè le stelle ci affascinano proprio per  il  mistero della loro origine e di tutto l'Universo.
Ecco il cortometraggio, " Light up", realizzato da due studenti della Haute Ecole Albert Jacquard a Namur, in Belgio, con la passione per la grafica. E' la storia di Malou, una bambina appassionata di astronomia che vive in mondo senza stelle , fino a quando una sera qualcosa cambierà per sempre la sua vita.


                         

Ed ora veniamo alle stelle cadenti...

Una "stella cadente" non ha niente a che fare con una vera stella ! Queste scie luminose che talvolta si possono vedere nel cielo sono causate da minuscoli pezzettini di polvere e roccia detti meteoroidi, che cadono dallo spazio nella nostra atmosfera e qui ionizzano l'aria, lasciando così una  scia luminosa.
«Sono frammenti di piccoli sassi della nebulosa proto planetaria da cui si è formato il sistema solare e residui delle code delle comete», ha detto la celebre astrofisica Margherita Hack. «L'orbita della Terra taglia la coda delle comete e incontra questi residui che al  contatto creano la scia luminosa che  chiamiamo stella cadente».  L'effimera traccia di luce della meteoroide che brucia  viene detta una "meteora". Le meteore vengono chiamate comunemente "stelle cadenti".
Se qualche pezzo del meteoroide sopravvive al bruciamento e raggiunge il suolo terrestre, quello che rimane viene chiamato una meteorite.

In certi periodi dell'anno, è più probabile osservare un gran numero di meteore nel cielo notturno. Questi eventi vengono detti "piogge meteoriche" e avvengono, come detto prima, quando la Terra, nella sua orbita intorno al Sole, attraversa delle regioni in cui sono concentrati dei detriti rocciosi lasciati per esempio da una cometa in orbita attorno al Sole. Queste piogge meteoriche vengono chiamate con il nome della costellazione dalla quale sembrano provenire. Per esempio, le Leonidi sembrano originarsi dalla regione del cielo occupata dalla costellazione del Leone. Le meteoroidi (e quindi le meteore) non provengono in realtà dalla costellazione, né da nessuna delle sue stelle, ma semplicemente sembrano provenire dalla stessa direzione del cielo in cui si trova la costellazione. Le Perseidi, che sembrano provenire dalla Costellazione di Perseo, sono lo  sciame meteorico che la Terra si trova ad attraversare durante il periodo estivo, nel percorrere la sua orbita intorno al Sole e derivano dai frammenti della cometa Swift-Tuttle 
Secondo l'antica leggenda, si tratta delle lacrime di San Lorenzo, il martire cristiano arso vivo il 10 agosto del 258 perché non voleva ritrattare la sua fede.
Il loro passaggio non è un evento rarissimo (basti pensare che accade molto più a gennaio che ad agosto), ma sono pochi i momenti in cui la scia è visibile a occhio nudo dalla Terra. Accade solo per poche notti, perciò perché non approfittarne? Basta sdraiarsi con gli occhi rivolti al cielo in un luogo buio (lontano dalle luci della città) e orientarsi verso un orizzonte aperto a Nord-Est. Le stelle cadenti sono visibili già dalla fine di luglio ed in particolar modo, quest'anno il 12-13 agosto, arrivando fino al 20 luglio.
Pochi si sottraggono alla tentazione di esprimere un desiderio, seguendo la tradizione popolare che promette l’avverarsi dei pensieri formulati nel brevissimo tempo di esistenza della scia luminosa. Il motivo è che  ci si sente baciati dalla fortuna per aver  assistito  a un evento naturale che appare straordinario. 
Ma non è stato sempre così: nell’antichità le apparizioni di meteore, così come quelle di comete e di altri fenomeni passeggeri che sembravano alterare l’immutabilità del cielo, erano considerate segni infausti. Nelle antiche mitologie orientali, in quelle greche e latine, le stelle cadenti erano lacrime di divinità che piangevano a causa di disastri già avvenuti o annunciati.

mercoledì 6 marzo 2013

COMETE: TRAFFICO NEI CIELI


Ecco un video sulle comete: cliccate sull'immagine.


Spettacolo assicurato per le comete del 2013 che ci faranno stare con il naso all’insù, probabilmente anche in pieno giorno! La  cometa Pan Stars sara’ visibile tra pochi giorni, la cometa Ison è prevista per la fine di novembre 2013 ed i primi mesi del 2014.

La cometa Pan Stars, nome scientifico 258/pan-starrs, delle due e’ la cometa più grande e sarà visibile di sera.

Ma veniamo alla più’ luminosa! Parliamo della cometa  Ison prevista per il novembre 2013! La luminosità di Ison e’prevista, salvo smentite, maggiore di quella della luna piena, tanto c’e’ chi ipotizza che potra’ esser vista in pieno giorno!
Bisogna però tener ben presente che la luminosità  dipende dalla distanza da cui passa davanti al Sole e da un delicatissimo equilibrio che, se per un verso potrebbe farla brillare a piu’ non posso, per altro verso potrebbe portare al suo repentino scioglimento come già accaduto per la cometa Elenin qualche mese fa.

Le comete sono quindi del tutto imprevedibili! E tale caratteristica deriva proprio dalla natura del nucleo, che può essere più o meno ricco di polveri e avere una crosta ghiacciata più o meno favorevole a rilasciare nello spazio gas e detriti.