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martedì 5 agosto 2014

LA PUNTURA? CHE PAURA

Tutti, ma proprio tutti, sanno cos'è una "puntura" 
Il termine esatto sarebbe iniezione (intramuscolare, endovenosa,  ipodermica,  sottocutanea),  ma la parola più usata è sempre quella: "puntura".
Molti bambini (e non pochi grandi) ne hanno una discreta paura, talvolta molta paura. Paura dovuta in parte al dolore (di solito modesto) e in parte all'impressione dell'ago. Spesso il dolore non è dovuto all'ago, ma alla natura del liquido iniettato.... alcuni antibiotici in sospensione sono particolarmente famosi per questo tipo di  dolore. Le iniezioni comunemente più temute sono quelle che ci regala il dentista per anestetizzare uno o più denti.... fifoni o no, è comunque una cosa che proprio non piace  a nessuno! (Ma comunque sempre meglio che rinunciare all'anestesia....)

Proviamo a vedere la cosa da un punto di vista più tecnico-scientifico: noi assumiamo farmaci in due modi principali: a livello locale (su una piccola parte del corpo) o sistemico (in tutto il corpo).
Nel primo caso usiamo creme, pomate, disinfettanti o anestesie proprio sulla parte del corpo che vogliamo trattare. Se invece vogliamo che il farmaco raggiunga tutto il corpo e qualche organo interno in particolare, sfruttiamo come veicolo l'apparato digerente (sciroppi, compresse, capsule e supposte) o, molto meno frequentemente, l'apparato respiratorio (inalazioni). Entrambe gli apparati consentono l'ingresso del farmaco nel sangue che, come è sua funzione primaria, distribuirà la sostanza a tutte le cellule del corpo.
Occorre però che il digerente sia in buone condizioni e riesca ad assorbire in modo affidabile. Inoltre la sostanza non deve procurare danni o fastidi eccessivi proprio all'apparato digerente e non deve essere danneggiata dai succhi gastrici o enterici; comunque bisogna avere la pazienza (e il tempo!) affinché tutto il farmaco venga assorbito.
Iniettando invece il preparato in un muscolo, i capillari provvedono a immetterlo nel ciclo principale del sangue in pochi minuti. Per accorciare ancora di più i tempi si praticano le iniezioni endovena, direttamente nel sangue
La siringa esisteva molto prima dell'inizio della storia delle "punture" ma era usata per farcire cibi oppure per "irrigazioni" cioè per pulire o disinfettare piaghe o per iniettare liquidi nelle cavità naturali del corpo. Non terminava con un ago ma con un beccuccio più o meno grosso, adatto per farcire i bigné, ma non certo per fare una iniezione!

Il termine "siringa" deriva dal greco antico σῦριγξ, Sirynx  che  significa canna, tubo. Si chiamava siringa anche il flauto costituito di più segmenti di canna affiancati e legati fra loro o saldati con cera, di pari livello all'imboccatura, ma di decrescente lunghezza, conosciuto come flauto di Pan.
Mito di Pan e della ninfa Siringa:  narra Ovidio (nelle Metamorfosi) di come “La ninfa Siringa, sorda alle preghiere amorose del dio Pan,  fuggisse, inseguita,  per luoghi impervi,  finché non giunse alle correnti tranquille del sabbioso Ladone; come qui, impedendole il fiume di correre oltre, invocasse le sorelle dell’acqua di mutarle forma; come Pan, quando credeva d’aver ghermito ormai Siringa, stringesse, in luogo del suo corpo, un fascio  di canne palustri e si sciogliesse in sospiri: allora il vento, vibrando nelle canne, produsse un suono delicato, simile a un lamento e il dio incantato dalla dolcezza tutta nuova di quella musica: «Così, così continuerò a parlarti», disse e, saldate fra loro con la cera alcune canne diseguali, mantenne allo strumento il nome della sua fanciulla. ”  liberamente da: http://conme.wordpress.com/

Prima del 1850 l'idea di iniettare un medicamento attraversando la pelle era venuta ad un medico irlandese, Francis Rynd, che inoculava una soluzione a base di morfina per curare la sciatica. 
Il dott Rynd rivendicò anche di essere stato il primo a iniettare un farmaco: 

   "The subcutaneous introduction of fluids, for the relief of neuralgia, 
was first practised by me, 
in the Meath Hospital, in the month of May 1844. 
The cases were published in the Dublin Medical Press of march 12, 1845"

Tuttavia non si trattava di una vera iniezione con siringa: il liquido veniva fatto colare per gravità attraverso una cannula infilata in una incisione precedentemente praticata. Una idea innovativa ma non una "iniezione" come la intendiamo adesso.

Gabriel Pravaz
Nel 1852 l'idea di collegare una siringa ad un ago (d'argento!) venne al medico francese Charles Gabriel Pravaz. In realtà il primissimo uso della iniezione da parte di Pravaz non riguardò la somministrazione di un farmaco sistemico, ma il trattamento sostanzialmente locale degli aneurismi arteriosi con cloruro di ferro, un forte coagulante.
Nella siringa Pravaz il liquido contenente il farmaco non cola più per gravità, ma è spinto da uno stantuffo di cuoio che avanza a ogni giro di vite.... ogni giro, una goccia. La siringa è molto piccola e a volte è necessario ricaricarla e poi riprendere l'iniezione...
Le fonti non sono tutte concordi nel classificare Pravaz come l'inventore definitivo della moderna iniezione. Probabilmente all'inizio il suo ago non era un ago, ma una sottile cannula (trocard) e comunque (sempre all'inizio) il foro nella pelle e nei tessuti sottocutanei veniva fatto  prima con una punta e ripreso poi con l'ago.



                                    Collezione Rocchini Dumas  

L'idea di rendere il trocard della siringa Pravaz sottile come un ago e con la punta tagliata obliquamente sarebbe stata del costruttore francese di strumenti chirurgici Frédéric Charrière che rese anche smontabile il corpo della siringa. Inoltre il pistone fu realizzato anche con midollo di sambuco o cilindretti di cotone pressato, in alternativa al cuoio.


Collezione Rocchini Dumas  

Alexander Wood
Quasi contemporaneamente anche il medico inglese Alexander Wood utilizzò a partire dal 1853 una siringa per iniettare attraverso un vero ago una soluzione antidolorifica a base di morfina in prossimità dei nervi responsabili del dolore.
Purtroppo, come lui stesso relazionò, la siringa che utilizzava risentiva della "rozza costruzione"... l'ago era troppo grosso e quindi penetrava nei tessuti producendo "grandi lacerazioni e quindi vivo dolore" In più la siringa non aveva una scala graduata e quindi era anche difficile dosare il farmaco. Secondo alcune fonti sembra che con questo strumento Wood eseguisse anche  delle endovene, sempre a base di morfina come antidolorifico. Certamente alcuni pazienti rischiarono l'overdose, tanto che circola la storia (probabilmente falsa) che sua moglie ne sia addirittura morta.
Solitamente in queste pagine mettiamo in luce le intuizioni, la fatica, la costanza e il sacrificio degli scienziati, ma questa volta non possiamo non annotare anche il coraggio e la sofferenza  dei pazienti. 
In Italia i primi ad utilizzare la siringa per iniezioni furono dal 1860 il dott.Bartolomeo Guala, primario dell'ospedale di  Brescia e, dal 1861,  il chirurgo Ambrogio Gherini a Milano.
Interessante un dettagliato manuale italiano di quegli anni volto alla diffusione della pratica dell'iniezione, di Plinio Schivardi, (la II edizione è del 1871); tra le altre cose scrive anche: 

per l'operazione ipodermica nessun atto preliminare è assolutamente necessario. 
Non occorre né lavare la pelle se sporca; né ungerla. 
Neppure occorre che l'ago venga unto

A quell'epoca i batteri erano noti solo vagamente e comunque non collegati alle infezioni e l'idea di sterilizzare o disinfettare qualcosa non aveva significato... non c'è quindi da stupirsi se le cronache riportano vari casi di infezioni, a volte anche mortali, "inspiegabilmente" susseguenti a iniezioni praticate con queste modalità.
Siringa ipodermica in argento e vetro, con  scatola in legno rivestita esternamente in pelle ed internamente in velluto blu. Numeri graduati incisi in carattere gotico sul corpo in vetro. Datata 186o circa. Dim. scatola 13x2,5x1,5 cm. (da Medicantica)





Set Siringa di Pravaz di alta qualità, con scatola decorata in metallo placcato nickel. Siringa con i numeri dipinti in inchiostro nero sul corpo in vetro. Datata 189o circa Dim. Scatola 8x3,5x1 cm. (da Medicantica)



Solo verso la fine dell'800 prende piede l'idea di sterilizzare ago e siringa mediante bollitura. Quindi niente più pistone in cuoio e spazio alle siringhe completamente in vetro o in vetro e metallo.


Questa è per molti di noi "la puntura della nonna" anzi, il contenitore in alluminio che si lasciava parecchi minuti in acqua bollente per sterilizzare ago e siringa (da collezione-online.it)

Poi, con la diffusione della plastica negli anni 60 la  pratica della bollitura verrà sostituita dalle siringhe usa e getta, con grande risparmio di tempo. Intanto la tecnologia produrrà aghi sempre più sottili e (quasi) indolori; in qualche caso addirittura flessibili (quelli per l'anestesia locale nelle gengive).  

domenica 17 novembre 2013

ANESTETICI, PER FORTUNA!!

L'anestesia moderna é iniziata come uno dei frutti dello sviluppo scientifico parallelo all'illuminismo. Alla fine del 1700 Joseph Priestly e Sir Humpry Davy, due chimici inglesi, sperimentarono sull'uomo il  monossido di diazoto, N2O, noto anche come protossido d'azoto e lo  chiamarono "gas esilarante" per il suo effetto euforizzante. 
Oltre a indurre "allegria", è  leggermente dolce, ma soprattutto è un sedativo e un discreto anestetico; a dosi più alte causa prima sonnolenza e poi induce il sonno. 
Già dalla sua scoperta venne usato come anche come droga; adesso sappiamo che un uso prolungato, per mesi e anni, procura danni anche gravi alle cellule nervose.
W.Morton
La sostanza, dal punto di vista chimico, era stata scoperta  da Humpry Davy nel 1772
Circa venti anni dopo,  Michael Faraday stava studiando la chimica dell'etere dietilico. H3CH2OCH2CH3
Nel 1830, negli Stati Uniti, molti ragazzi partecipavano a “party all’etere”, party che producevano una “gioiosa ebbrezza”.
Adesso useremmo termini diversi: rave party e “andare su di giri”…. In pratica una droga, più o meno leggera. Non sappiamo quanto questo fenomeno fosse diffuso, ma lo era certamente nella cittadina di Jefferson, in Georgia, non lontano da Atlanta.
A Jefferson esercitava il dottor Crawford Williamson Long, che era al corrente degli esperimenti di Priestly e di Davy.
Long pensò allora di sfruttare proprio l’etere, utilizzato in modo discutibile dai giovani dei dintorni, per operare un paziente particolarmente spaventato dall’operazione che lo aspettava: l’asportazione di un tumore al collo. (In parole povere un fifone... Un fifone? Ma chi di noi non sarebbe spaventatissimo all’idea di essere operato senza anestesia???)
Il 30 marzo 1842 il tumore è asportato senza alcun dolore e successivamente Long iniziò a usare con successo l'etere nelle operazioni chirurgiche, soprattutto amputazioni e parti.
Nonostante il successo, disturbato da alcune polemiche, egli rinunciò a pubblicare i risultati dei suoi lavori fino al 1849, venendo così “superato” da William Morton,
Intanto, nel 1842 (altre fonti indicano il '44) Horace Wells, dentista a Boston, tentò di anestetizzare un paziente con il protossido di azoto, N2O, ma con scarso successo.
Prima estrazione dentaria con etere
William T. G. Morton è considerato il padre della moderna anestesiologia, perché ha sempre pubblicato accuratamente i risultati dei suoi lavori; inoltre è l’inventore dell’inalatore Morton, per inalare l'etere. 
La sua prima sperimentazione, in data 30 settembre 1846 fu una estrazione dentaria, resa totalmente indolore con l'etere dietilico, evento prontamente pubblicato sul Boston Daily Giournal. 
A questo seguì un vero intervento chirurgico, ancora la rimozione di un tumore al collo, eseguita il 16 ottobre 1846 dal dottor John Collins Warren del Massachusetts General Hospital.
Morton infatti era dentista e non aveva i titoli (e probabilmente neppure la preparazione) per operare personalmente. Al contrario aveva messo abbastanza a punto la tecnica di anestesia (generale) del paziente.... il primo esempio di anestesista.
In quella occasione Morton utilizzò e presentò ufficialmente alla comunità scientifica un inalatore per etere, composto semplicemente da una sfera di vetro (al cui interno va posizionata una spugna imbevuta di etere) dotata di due valvole, una di entrata dell'aria una di uscita dell'aria contenente vapori di etere.
Questa scoperta venne portata all'attenzione della comunità scientifica mondiale con la pubblicazione, il 18 novembre 1846, di un articolo sul Boston Medical and Surgical Journal. 
Il dottor Morton sapeva curare la propria immagine….
La stessa parola “anestesia” dal greco ἀναισθησία a (senza) e aisthesis, sensazione, venne inventata poco dopo da Oliver Holmes, medico e poeta.
In Europa nel frattempo,  si stavano orientando su un’altra sostanza, sempre un gas, da assumere per inalazione: il Cloroformio o triclorometano, CHCl3
Questa sostanza viene prodotta per la prima volta nel 1831 dal famoso chimico Justus von Liebig (quello da cui prenderanno il nome i dadi per il brodo) e, indipendentemente, anche da Eugène Souberain
Nel 1847 James Young Simpson, un ostetrico di Edimburgo, usava il cloroformio per anestetizzare le partorienti
All’inizio del XX secolo, anche in America si iniziò a usare il cloroformio al posto dell’ etere, ma per poco tempo….
A riprova della pericolosità psicologica di queste sostanze,  Horace Wells e William Morton non ebbero vita facile, nonostante il loro impegno e nonostante i buoni risultati di Morton.
Il dottor Wells, infatti, tra il 1867 ed il 1868 pubblicò diversi articoli per reclamare la paternità della scoperta e iniziò a sperimentare il cloroformio, ma divenne dipendente da questa sostanza fino ad arrivare al suicidio (tagliandosi le vene sotto anestesia) dopo esser stato arrestato per aggressione a delle prostitute.
1846, primo intervento chirurgico con anestesia generale 
Invece il dottor Morton cercò di nascondere la vera natura dell'etere e lo brevettò sotto il nome di Letheon. Scoperta quasi subito la falsificazione, il brevetto non gli viene riconosciuto. Morton trascorse l'ultima parte della sua vita, tossicodipendente dall'etere, a Boston.
In Italia la prima applicazione dell'etere come anestetico avvenne il 2 febbraio 1847 all'ospedale Maggiore di Milano.
Attualmente, dopo una lunga evoluzione, si distingue tra anestesia locale e generale o sistemica.
Nel primo caso le sostanze (lidocaina, benzocaina), vengono iniettate localmente, e anestetizzano un piccola parte del corpo. Se venissero iniettate in circolo, sarebbero molto pericolose.
Le anestesie generali, invece si compongono di diverse sostanze che hanno diverse funzioni.
Generalmente una preanestesia a base di benzodiazepine, che serve come rilassante muscolare.
Successivamente il paziente deve essere sedato, cioè reso tranquillo e privo di ansia, deve essere privato della sensazione del dolore, almeno nell'area interessata dall'operazione; inoltre deve essere indotto un profondo rilassamento muscolare.
In breve, i più usati sono i barbiturici che una volta venivano usati come sonniferi (ora non più perché era facile adoperarli per suicidarsi); sono molto potenti, danno generalmente un sonno profondo e duraturo e rilassano la muscolatura.
Gli anestetici gassosi come etere e cloroformio sono ormai superati, in particolare il cloroformio è cancerogeno.
Il protossido d'azoto viene ancora utilizzato quando la componente da combattere è principalmente legata all'ansia o per il mantenimento dell'anestesia, perché possiede blande proprietà anestetiche ma potenti proprietà analgesiche ed ansiolitiche.
Senza l'uso di altre sostanze, l'inalazione di questo gas induce uno stato di sedazione cosciente, descritto come uno stato di depressione della coscienza, durante il quale vengono conservate la capacità di respirare autonomamente, i riflessi protettivi delle vie aeree e la capacità di rispondere a stimoli verbali.
Esistono tutta una serie di composti organici abbastanza semplici, molti dei quali sono eteri, spesso con alogeni, che negli ultimi 50 anni sono stati scoperti e utilizzati come anestetici e poi sostituiti da altri e da altri ancora.
A seconda del tipo di intervento e del paziente (allergie, età, peso, malattie), il lavoro dell'anestesista è proprio quello di scegliere il mix adatto all'operazione e al paziente...
Resta da chiarire un elemento più importante: gran parte dell'enorme sviluppo che ha avuto la chirurgia nel secolo scorso è stato possibile grazie all'invenzione dell'anestesia. Senza questa la chirurgia sarebbe rimasta un "ramo terrifico" della medicina.

mercoledì 14 agosto 2013

JENNER E LA VACCINAZIONE


Vaccinazioni obbligatorie e vaccinazioni volontarie.... contro  epatite, poliomielite, tetano, pertosse, contro la rosolia.... ma anche contro colera, tifo, febbre gialla.... un mondo di vaccinazioni.
Ma sarà meglio cominciare dalla origine della parola" vaccino": essa nasce non come nome, ma come aggettivo. Si dice latte (o formaggio) vaccino, cioè di vacca, di mucca. Così come si dice formaggio pecorino, se fatto con latte di pecora,  o formaggio caprino, se fatto con latte di capra.
Ma cosa c'entrano le mucche con la protezione da molte malattie??
Lady M.W. Montagu
Bisogna tornare indietro al 1718, quando Lady Mary Wortley Montagu, bella, affascinante e colta nobildonna inglese, moglie dell'ambasciatore inglese a Istanbul (un tempo Bisanzio, poi Costantinopoli) rientra in Gran Bretagna e descrive la pratica che usano i Turchi Ottomani per difendersi dal vaiolo.
pustole vaiolose
Il vaiolo era in quel tempo una delle tante malattie da cui non si sapeva come difendersi.
Anzi non si sapeva nemmeno quali ne fossero le cause, nemmeno se fossero esterne o interne all'organismo. ( oggi sappiamo che la malattia è causata da un virus )
Si sapeva che avveniva per contagio e nel caso del vaiolo  per mezzo del liquido contenuto nelle pustole di cui si ricopre tutta la pelle.
Il vaiolo è (anzi, era, adesso non esiste più) una malattia molto grave, con febbre altissima, pustole sulla pelle malattia spesso mortale. Nel XVIII secolo si stima che morissero di vaiolo 400.000 europei ogni anno! E chi sopravviveva portava per tutta la vita le cicatrici delle pustole.
Si sapeva anche che alcune malattie si contraggono una volta sola, poi si diventa immuni; fra queste anche il vaiolo.
Ed ecco la tecnica degli ottomani: a volte capita una persona ammalata di vaiolo, ma in forma più leggera del solito... è una ottima occasione: basta pungere le pustole e poi pungere se stessi, in pratica, diremmo adesso, infettarsi volontariamente.
Attenzione: questa non è una vera vaccinazione, si contrae veramente il vaiolo, ma se tutto va bene, nella forma "leggera" e quasi sempre si sopravvive.
Una pratica quindi pericolosa, ma che garantisce poi l'immunità.
La pratica, descritta da Lady Mary viene adottata in Inghilterra e poi in tutta la Gran Bretagna, nonostante la sua pericolosità.
Una cinquantina di anni dopo, tra i medici che utilizzavano questa “immunizzazione con rischio” c'è anche Edward Jenner. 
Dal 1773 Jenner, (che da giovane aveva contratto il vaiolo, ma, seppure molto indebolito, era sopravvissuto.) è medico di campagna a Berkeley
Jenner non si limita ad applicare la tecnica conosciuta, salvando sicuramente molte persone dal contagio e uccidendone alcune altre, sfortunate), ma cerca anche di capire come la malattia si diffonda e quali siano le persone più esposte.
Non arriva a molto.... rileva solo una cosa stranissima: le addette alla mungitura delle mucche non si ammalano mai, assolutamente, non risulta nessun caso.
Perché??
Esiste una malattia, chiamata vaiolo bovino, che colpisce prevalentemente i bovini, ma talvolta anche gli uomini, in particolare quelli che lavorano a contatto con il bestiame.
In qualche modo, chi si è ammalato di questa malattia (che non è pericolosa e assolutamente non mortale) risulta immune al temutissimo vaiolo.
Così diventa molto più comodo inoculare nei pazienti il contenuto delle pustole di vaiolo bovino, prelevato da un malato di questa malattia.
La prima vaccinazione con questo sistema viene praticata su un bambino il 16 marzo 1798, con i risultati sperati. Sei settimane più tardi Jenner infettò il bambino con il virus del vaiolo umano: il bambino non contrasse la malattia.
Per la verità, lo stesso giorno Jenner sperimenta, su un altro bambino, anche un vaccino ottenuto da un’altra forma di vaiolo, che colpiva i cavalli….. in questo caso il nome vaccino sarebbe proprio sbagliato.
Questo secondo esperimento non ha per nulla successo e il bambino muore.
Ai nostri occhi  (più di 200 anni dopo) questa idea di sperimentare vaccini sui bambini appare proprio come un comportamento assurdo e crudele, ma a quel tempo il pericolo era così forte e la probabilità (esperimento o no) di ammalarsi e morire era così alta, che il rischio era sempre considerato accettabile.
Possiamo pensare che si sentissero in guerra contro le malattie e come  in guerra ci si doveva  abituare  al rischio e anche al fatto che in ogni caso alcuni  morissero.
La guerra contro in vaiolo è stata vinta completamente. In dieci anni, diffusa la vaccinazione, i morti calano a un centesimo di quanti erano prima..
Napoleone rende obbligatoria la vaccinazione per tutto l’esercito.
Negli anni dal 1958 al 1977 la vaccinazione obbligatoria viene estesa anche al terzo mondo…. L’ultimo caso registrato è del 1977, in Somalia. 
Attualmente la malattia non esiste più, un successo grandioso.
3 (continua)

lunedì 5 agosto 2013

QUANDO I MEDICI NON SI LAVAVANO LE MANI !

                                                       Ignàc Fulop Semmelweiss

Nato a Buda, in Ungheria (prima che le due città di Buda e Pest si unissero), si laureò in Medicina a Vienna nel 1844 con una tesi sulla vita delle piante.
A quel tempo, evidentemente i confini della medicina erano più estesi di quelli attuali e del resto la cosa si può capire: le piante erano la sorgente di gran parte dei farmaci utilizzati.
Cercò di entrare a far parte di un gruppo di studio universitario che svolgeva ricerche sull’anatomia patologica, poi di un altro gruppo che cercava di migliorare le tecniche di auscultazione e della percussione del paziente.
Ma non trovò posto e allora si rivolse a clinica ostetricia, un ramo della medicina a quel tempo ritenuto meno importante e prestigioso. 
Diventò così  assistente effettivo alla Allgemeines Krankenhaus, modernissimo ospedale europeo di Vienna; riuscì anche ad avere il permesso di dissezionare e analizzare i cadaveri delle donne morte “di parto” (diremmo autopsie, se avessero potuto individuare la causa della morte). 
In quel tempo,  attorno al 1846, morire di parto  era ancora una cosa  abbastanza frequente, sia per la notevole incapacità di far fronte alle complicazioni che possono presentarsi, sia per infezioni batteriche (febbre puerperale) a cui le giovani mamme erano molto esposte. E questo anche nella prestigiosa Scuola Medica Viennese, ricordando che Vienna era la grande capitale di un importantissimo impero europeo, sicuramente conservatore, ma seriamente amministrato.
Nell’ospedale c’erano due diversi reparti o divisioni, il secondo dei quali, fondato nel 1834, era in buona parte gestito dalle ostetriche in tirocinio e quindi sicuramente meno prestigioso.
Nella prima divisione invece operava il fior fiore dei medici anatomisti e patologi dell’ospedale della grande città.
Semmelweis University
Eppure…..
Nella seconda divisione la percentuale delle neo mamme che si ammalavano e morivano di febbre puerperale variava intorno al 4%  mentre nel reparto prestigioso tale triste percentuale era vicina al 10%, un vero incubo sia per i dottori che per le partorienti, ovviamente terrorizzate.
Le febbri puerperali non erano certo una esclusiva viennese o austriaca, ma erano diffuse e temute in tutto il mondo.
Ma nessuno ne conosceva la causa.
Le idee, molto confuse, giravano intorno a “miasmi” cioè “aria malsana” ma anche a qualche tentativo di “spiegazione” per mezzo dell’anatomia:
  • I fluidi prodotti dall’utero e bloccati al suo interno vanno in putrefazione e poi tale putrefazione si diffonde a tutto il corpo
  • L’utero ingrossato dalla gravidanza blocca l’intestino che va quindi in putrefazione, putrefazione che si diffonde poi come nella prima ipotesi.

Ovviamente nessuna di queste ipotesi (errate) era stata minimamente studiata in modo scientifico dagli esperti dottoroni, ricchi di esperienza.
Ma Semmelweiss invece adottò il metodo scientifico.
Cominciò considerare l’ipotesi dell’aria cattiva, aria che effettivamente a Vienna (la rivoluzione industriale comporta l’uso di moltissimo carbone) era piuttosto inquinata.
Questa ipotesi era evidentemente errata, visto che in città il numero delle puerpere morte era “normale”, mentre solo in una parte dell’ospedale era più che doppio.
Allora ipotizzò una componente psicosomatica, legata alla presenza, nel reparto pericoloso, di un sacerdote che passava con una campanella quando si recava a impartire l’estrema unzione.
“Esperimento”: proibì al sacerdote di farsi sentire con la campanella, ma il numero delle morti non diminuì…… quindi…….ipotesi errata.
Nel frattempo era morto un collega di Semmelweiss……….. ma i sintomi della sua malattia erano molto simili a quelli della febbre puerperale….. molto strano,un uomo che sembra “morto di parto”!
Notizia: lo sfortunato collega si era ferito con il bisturi durante l’autopsia di una povera mamma morta di febbre puerperale.
Allora…..altra ipotesi di Semmelweiss;:
Il contagio avviene per contatto e particolarmente attraverso le ferite…. Qualche cosa di sconosciuto passa dal cadavere della persona deceduta di febbre puerperale ad altre persone, attraverso delle ferite (come quelle che ha qualsiasi donna appena dopo aver partorito)
Adesso sappiamo benissimo che questa è l’ipotesi giusta e che i responsabili sono ovviamente alcuni batteri patogeni, ma a quel tempo bisognava verificarla.
Intanto l’ipotesi è compatibile con i dati: la percentuale di mortalità più alta è proprio nella prima divisione, dove lavorano i medici anatomisti, che prima dissezionano i cadaveri e poi visitano le pazienti.
Ordine di Semmelweis, maggio 1847: dopo la dissezione dei cadaveri e comunque prima di visitare o di medicare le puerpere è obbligatorio lavarsi le mani con un detergente forte.
Come detergente viene scelto quello utilizzato dagli addetti alle pulizie dei gabinetti pubblici di Vienna, ipoclorito di calcio. Inoltre le lenzuola delle pazienti devono essere sempre pulite.
Il fatto che queste due disposizioni fossero una straordinaria novità ci fa rabbrividire…..rispetto al rituale di lavaggio mani e dei guanti di gomma sterili dei nostri chirurghi….
Risultato dei due provvedimenti: drastica diminuzione dei decessi.
A questo punto ci si immagina che il nostro giovane dottore abbia davanti una brillante carriera……..invece no
L’idea delle lenzuola pulite viene considerata troppo costosa e il lavaggio delle mani una umiliazione per i dottori…. In più Semmelweiss era di nazionalità ungherese e non nascondeva di essere favorevole all’indipendenza dell’Ungheria dall’Austria….
Alla fine fu licenziato dall’ospedale di Vienna e andò a lavorare in patria, all’ospedale di Pest, dove diede immediatamente le stesse disposizioni circa l’igiene, con gli stessi positivi risultati.
Comunque quasi tutti i medici e gli scienziati continuarono ad essergli contro….. Semmelweis nel 1865 fu “ricoverato” (che significa rinchiuso) in un ospedale psichiatrico, dove morì per la depressione e le percosse subite.
Solo nel 1879 Pasteur confermerà le teorie di Semmelweis, spiegandole con la presenza di microrganismi.
Un uomo e uno scienziato che avrebbe meritato più considerazione in vita e semidimenticato anche adesso: abbiamo trovato solo una via Semmelweis, un monumento a lui dedicato e l’Università di Medicina Semmelweis, tutti a Budapest; altre tre vie a lui dedicate si trovano in Ungheria e una a Terlizzi (provincia di Bari) ....poi due francobolli ungheresi, uno tedesco, uno della Repubblica Austriaca e uno della DDR…. Se  trovate altro….

2 ( continua )


domenica 4 agosto 2013

STORIA DEL "GUARIRE"

Iniziamo con questo post, una raccolta di alcuni dei passi compiuti dalle scienze mediche, quei passi che hanno consentito e consentono a molti di noi di guarire da malattie, traumi e disfunzioni del nostro organismo.
Una miriade di ricercatori (alcuni scienziati, altri no, ma tutti animati dal desiderio di riuscire a sconfiggere lo stato di sofferenza e di ridare la salute al paziente) hanno per secoli cercato di capire qualcosa del corpo umano: come è costruito internamente a livello macroscopico e microscopico (Anatomia), come funzionano le varie parti (Fisiologia), quali malattie e disfunzioni si verificano (Patologia) e come possono essere curate.
Questa serie è dedicata a tutte queste persone, studiosi e sperimentatori, dei quali dovremmo ricordarci quando superiamo una tonsillite o ci proteggiamo con una vaccinazione o facciamo una radiografia o misuriamo la pressione del sangue ecc ecc.
Parleremo dei primi medici greci, dei primi scienziati che ebbero il coraggio di guardare "dentro" il corpo umano, di quelli che cercarono di capire come funziona ogni parte e di quelli che si preoccuparono delle microstrutture, spiegando così il funzionamento di molti organi. Parleremo di quelli che pian piano compresero che molte malattie non derivano da arie cattive (Mal aria e miasmi), ma da infezioni di microrganismi patogeni.
E, una volta scoperto questo, trovarono antibiotici per combattere i batteri, antivirali contro i virus e vaccini contro entrambi, senza dimenticare l'igiene, pratica sconosciuta per tutto il medioevo e fino al 1700
Accanto alle scoperte degli scienziati, meriteranno di essere ricordate anche invenzioni vincenti, come il microscopio, la siringa ipodermica, la radiografia, lo stetoscopio, l'anestesia e qualche altra.
Se qualche dottore in Medicina avrà la bontà di leggerci non si scandalizzi della eccessiva semplicità delle presentazioni, che hanno soltanto uno scopo didattico e sono rivolte prevalentemente ad alunni ed ex alunni: Ovviamente accetteremo volentieri qualunque segnalazione di errori, ma loro (i Medici, del passato e attuali) accettino fin d'ora la nostra gratitudine per il loro prezioso, indispensabile  lavoro.