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giovedì 1 maggio 2014

EFFETTO SERRA

L’effetto serra è un fenomeno senza il quale la vita come la conosciamo adesso non sarebbe possibile. Questo processo consiste in un riscaldamento del pianeta per effetto dell’azione dei cosiddetti gas serra, composti presenti nell’aria a concentrazioni relativamente basse (anidride carbonica, vapor acqueo, metano, ecc.). I gas serra permettono alle radiazioni solari di passare attraverso l’atmosfera mentre ostacolano il passaggio verso lo spazio di parte delle radiazioni infrarosse provenienti dalla superficie della Terra e dalla bassa atmosfera (il calore riemesso); in pratica si comportano come i vetri di una serra e favoriscono la regolazione ed il mantenimento della temperatura terrestre ai valori odierni.
Questo processo è sempre avvenuto naturalmente e fa sì che la temperatura della Terra sia circa 33°C più calda di quanto lo sarebbe senza la presenza di questi gas.
Ora, comunque, si ritiene che il clima della Terra sia destinato a cambiare perché le attività umane stanno alterando la composizione chimica dell’atmosfera. Le enormi emissioni antropogeniche di gas serra stanno causando un aumento della temperatura terrestre determinando, di conseguenza, dei profondi mutamenti a carico del clima sia a livello planetario che locale. Prima della Rivoluzione Industriale, l’uomo rilasciava ben pochi gas in atmosfera, ma ora la crescita della popolazione, l’utilizzo dei combustibili fossili e la deforestazione contribuiscono non poco al cambiamento nella composizione atmosferica.
da: http://www.nonsoloaria.com/effser.htm

                         

domenica 23 febbraio 2014

RICICLO DEI RIFIUTI ORGANICI E COMPOSTAGGIO

La frazione umida dei rifiuti solidi urbani (RSU) rappresenta circa il 40% dei materiali conferiti in discarica ed è riciclabile per usi energetici e agronomici. Tale parte è costituita da residui alimentari e da scarti o residui delle pratiche di giardinaggio, coltivazione e allevamento. Materiale per compost

Il recupero a fini energetici avviene tramite l’impiego di fermentatori o digestori, speciali contenitori nei quali il materiale organico è stoccato in base alla sua natura liquida o solida. All’interno di detti contenitori la frazione umida è sottoposta a un particolare processo di decomposizione batterica in condizioni di anaerobiosi spinta che produce anidride carbonica, idrogeno molecolare e metano, il cosiddetto biogas, utilizzabile come ecocarburante ed ecocombustibile. Questa tecnologia è in fase di perfezionamento per migliorare la produzione a livello quantitativo e qualitativo, in un’ottica di un sempre maggiore impiego del biogas a fini energetici e alla luce delle grandi rese possibili: indicativamente, da una discarica di circa 1 milione di metri cubi, soggetta a una crescita media annua di 60 mila metri cubi, è possibile estrarre quasi 5,5 milioni di metri cubi di biogas ogni anno.

Il compostaggio è la tecnica di riciclo che permette di riutilizzare la frazione umida dei RSU per usi agronomici, intendendo in tal senso l’impiego che se ne può fare come fertilizzante naturale. Il compost, detto anche terricciato o composta, è ciò che si ottiene dalla decomposizione e dall’umificazione di materie organiche di origine differente a opera di microrganismi e macrorganismi come insetti, lombrichi e funghi in condizioni aerobie, cioè in presenza di ossigeno, e con una ben definita percentuale di umidità. Tale processo si realizza spontaneamente in natura, ma può essere sfruttato e migliorato dall’uomo per le proprie necessità. Il compostaggio avviene in particolari recipienti detti compostiere o composter, di diverse dimensioni e struttura a seconda dell’impiego per usi domestici o industriali.

da: http://www.torinoscienza.it/dossier/rifiuti_organici_4397

domenica 3 novembre 2013

VOLTA E LA PILA


Nel 1778, anno in cui arrivò all' Università di Pavia, conquistandosi la cattedra di Fisica sperimentale, Alessandro Volta (1745-1827) era già famoso tra la cerchia di ricercatori dell'epoca. Mentre i familiari lo avrebbero voluto prete o uomo di legge, nel 1778 aveva già firmato alcuni trattati sull'elettricità, aveva inventato strumenti come l' elettroforo e scoperto il metano, l' “aria nativa delle paludi”, come Volta chiamava il gas. Gli esperimenti sulla pila, che lo avrebbe poi reso famoso  ( e che gli avrebbe fatto guadagnare il posto sulle vecchie banconote da 10mila lire ) cominciarono proprio in quegli anni, come risposta alle teorie sull' elettricità animale di Galvani
Le rane animate del collega-avversario Galvani infatti non convincevano appieno Volta, per il quale le contrazioni dei muscoli osservate quando venivano toccate con una pinza, non indicavano la presenza di un'elettricità interna ai piccoli anfibi, quanto piuttosto la rivelazione del suo passaggio. Per Volta infatti era nella presenza di due diversi metalli usati nell'esperimento – la pinza e i ganci usati per montare i muscoli della rana - la ragione in cui andava ricercata l'origine del fenomeno. 
La disputa con Galvani avrebbero portato Volta all'invenzione della pila. Il lavoro dello scienziato infatti all'inizio serviva a dimostrare che per generare energia elettrica non ci fosse bisogno di nessun tessuto animale. Bastava mettere insieme diversi metalli e un opportuno sistema per veicolare l'elettricità. Dopo averne provato varie combinazioni e averli testati, si dice anche sulla propria lingua, Volta creò il primo generatore di energia elettrica che si chiamò prima “organo elettrico artificiale” (per analogia a quello animale della torpedine) poi, senza troppa fantasia, pila, per via della disposizione dei vari elementi. 
1801, Volta illustra pila a Napoleone
Il suo marchingegno era costituito da una serie di dischetti di rame (o argento) e stagno (o zinco) che si alternavano in altezza, in cui ogni coppia di dischetti era inframmezzata da cartone (o un panno) imbevuto in una soluzione di acqua salata o acidulata. Collegando la pila a un circuito era possibile osservare il passaggio di corrente continua, anche grazie all'azione chimica dell'acqua salata. Lo scienziato, cosciente della portata della sua invenzione, che avrebbe rivoluzionato le ricerche su elettrochimica ed elettromagnetismo, scrisse una lettera al presidente della Royal Society of London, Joseph Banks per annunciargli la trovata ( qui uno dei disegni inclusi nella lettera). Era il 20 marzo del 1800 e con quella trovata Volta si guadagnava una fama tale da portarlo a mostrare la sua invenzione anche a Napoleone l'anno seguente.
Fino al 1869, anno dell'invenzione della dinamo, la pila fu l'unico mezzo di produzione della corrente elettrica.