Visualizzazione post con etichetta tettonica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tettonica. Mostra tutti i post

domenica 13 dicembre 2015

IMMERSIONI IN ISLANDA TRA DUE PLACCHE CONTINENTALI

                                                                                       Silfra Dive from Vignir Már Garðarsson on Vimeo.

Immersioni in Islanda, nel Thingvellir National Park, dove la placca continentale euroasiatica e quella americana si incontrano, allontanandosi di 2 cm all'anno ( faglia di Sifra).
L'acqua  è intorno ai 2°C - 4° C tutto l'anno, è limpidissima, con una visibilità fino ai 100 m.
E' BELLISSIMO! 
Questa avventura straordinaria nella faglia di Silfra si può affrontare accedendo dalle acque del lago Thingvallavatn, nel Parco Nazionale Thingvellir, a 50 chilometri da Reykjavik,
la capitale dell’ Islanda.



sabato 7 novembre 2015

EVOLUZIONE GEOLOGICA DELL'AFRICA/ RIFT VALLEY

                          

TETTONICA: MARGINI COSTRUTTIVI

Devo chiarire che i margini costruttivi, le dorsali oceaniche e la rift valley sono collegati tra loro.
Vediamo come.
Rift Valley dallo spazio, in futuro si trasformerà in Oceano 
I margini costruttivi sono ai lati delle dorsali oceaniche, dove si forma nuova litosfera, con il magma che esce dalla rift centrale ( vedi dorsale medio-atlantica)

Ma anche un blocco continentale che "si spacca in due" crea margini costruttivi: a causa della risalita di materiale caldo dal mantello la crosta continentale si inarca, va incontro a tensione, si spacca e si formano profonde fratture, rift valley o fosse tettoniche, la più nota è la Rift Valley africana.
Il perdurare del processo di espansione provoca ulteriore allontanamento dei due margini e risalita di lave a formare una prima crosta oceanica alla base della depressione che viene invasa dalle acque dei mari adiacenti: si forma un oceano allo stadio giovanile ( Mar Rosso ), ma a poco a poco si formerà un vero e proprio Oceano.



La Rift Valley o anche Great Rift Valley (la valle della grande falla) è un vasto elemento geografico e geologico che si estende in direzione nord-sud per circa 6400 km, dal nord della Siria (sud-ovest dell’Asia) al centro del Mozambico (est dell’Africa). La valle varia in larghezza dai 30 ai 100 km e in profondità da qualche centinaio a parecchie migliaia di metri. Si è creata dalla separazione delle placche tettoniche africana e araba, che iniziò 35 milioni di anni fa (dalla fine del secondario alla fine del terziario), e dalla separazione dell’Africa dell’est dal resto dell’Africa, processo iniziato da 15 milioni di anni. Il nome alla valle fu dato dall’esploratore John Walter Gregory.
La velocità di espansione della rift valley non è uniforme nei vari punti della sua lunghezza ma varia da zona a zona; mediamente l’espansione delle dorsali oceaniche è di 2 cm l’anno ma, come dicevamo può variare da circa 1 cm a circa 15 cm l’anno e non è costante nei vari tempi geologici.
La formazione della Rift Valley è stata causa di un considerevole cambiamento climatico ed ambientale. Essa segnò la fine del fitto e uniforme manto di foreste che copriva quasi tutto il continente. L’innalzarsi delle montagne creò una barriera che si oppose alla circolazione dell’aria umida proveniente dal mare, il clima si fece più caldo e secco e l’ambiente si inaridì. Nacquero così due ambienti molto diversificati. In prossimità della Rift Valley la primitiva foresta tropicale si trasformò in savana, mentre la foresta sopravvisse più a ovest, lungo i grandi fiumi.
La litosfera si è ridotta  fino a uno spessore di soli 20 km, quando per i continenti lo spessore tipico è di 100 km.
Tra qualche milione di anni, la litosfera potrebbe spaccarsi e l’Africa orientale potrebbe dividersi dal resto del continente.


                          

domenica 26 ottobre 2014

LA FOSSA DELLE MARIANNE

Uno dei punti più estremi del mondo è localizzato in una zona nell’Oceano Pacifico, a sud del Giappone, ad est delle Filippine e a nord della Nuova Guinea: è il Challenger Deep, il punto più profondo del nostro pianeta sotto il livello del mare.
Il Challenger Deep fa parte della depressione oceanica chiamata Fossa delle Marianne, o Mariana Trench, che prende il nome dalle omonime isole vicine, situate a circa 2.400 km ad est delle Filippine, a loro volta così chiamate in onore di Marianna d’Asburgo regina di Spagna.
La Fossa delle Marianne forma un arco lungo circa 2.550 Km, ha una larghezza media di circa 70 Km e si trova in corrispondenza di due placche tettoniche, quella del Pacifico e quella delle Filippine, in una zona di subduzione, ovvero una zona in cui si verifica lo scorrimento di una placca sotto un’altra placca. In questo caso, la placca del Pacifico si insinua sotto la placca delle Filippine. Lo studio di questo aspetto della Fossa delle Marianne risulta estremamente significativo in ambito scientifico poiché può essere causa di forti terremoti e violente eruzioni vulcaniche che si verificano in tale zona.

Questa zona dell’Oceano Pacifico fu attraversata nel 1521 da Ferdinando Magellano, il quale gli attribuì il termine “pacifico” per il mare molto calmo che trovò durante la sua traversata fino alle Filippine.
Nel 1951, il vascello Challenger II della Royal Navy effettuò rilevamenti nella zona utilizzando un sonar e scoprì il punto più profondo, poi ribattezzato Challenger Deep, a 10.863 metri.
Il 23 gennaio 1960, in un’immersione senza precedenti, il batiscafo Trieste della U.S. Navy raggiunse la profondità segnata a bordo di 11.521 metri, poi rettificata a 10.916. Sul batiscafo erano presenti il tenente della Marina statunitense Donald Walsh e l’esploratore e ingegnere svizzero Jacques Piccard, figlio del fisico August Piccard. Anche grazie alla partecipazione del padre alla progettazione del batiscafo, il giovane Piccard lo realizzò presso i cantieri navali di Trieste, città che poi gli diede il nome.
Il 26 marzo 2012 il sommergibile Deepsea Challenge, con a bordo il regista ed esploratore James Cameron, viene calato con una gru nell’Oceano Pacifico, con l’intento di arrivare al punto più profondo del pianeta. Il sommergibile, nell’ambito di una missione scientifica per studiare le profondità marine condotta da Cameron con la National Geographic Society e attrezzato con apparecchiature per raccogliere campioni e immagini, dopo una discesa durata 2 ore e 36 minuti, tocca la profondità di 10.898 metri.
Cameron trascorre oltre tre ore sul fondo della Fossa delle Marianne e, dopo un’ascesa di 70 minuti, riaffiora nell’Oceano Pacifico. Cameron è il terzo uomo nella storia, ed il primo in solitaria, ad aver esplorato il più profondo degli abissi conosciuti al mondo, un luogo isolato dal resto dell’umanità, silenzioso, scuro e remoto, poiché gli ultimi bagliori della luce solare si fermano a 1.000 metri di profondità.
Nella piccola capsula che ha portato Cameron negli abissi erano presenti un campionatore di sedimenti, un artiglio robot, una pistola per aspirare piccole creature marine e altri strumenti per il calcolo della temperatura e della salinità.
A dispetto dell'enorme pressione che caratterizza l'ambiente – 1100 volte la pressione a livello del mare, il sommergibile si è ristretto di 7 cm - i sedimenti della Fossa delle Marianne si sono dimostrati un vero e proprio hot spot di attività batterica, dove vivono circa dieci volte più batteri di quelli che si trovano nei sedimenti della pianura abissale circostante, a una profondità di 5000-6000 metri. 
I microbi controllano la decomposizione della materia organica nei sedimenti marini. Questa decomposizione, a sua volta, contribuisce alla rigenerazione dei nutrienti presenti negli oceani e influenza in maniera significativa il ciclo del carbonio globale. In generale, i tassi di decomposizione dei microrganismi diminuiscono con la profondità. E proprio per questo i risultati ottenuti hanno suscitato notevole interesse.
Secondo i ricercatori, il prosperare dell'attività microbica nella fossa deve essere legato a un flusso insolitamente elevato di materia organica - animali morti, alghe e altri microbi - provenienti dall'ambiente circostante molto meno profondo, probabilmente anche grazie all'inabissamento di grandi quantità di materiale durante i terremoti, piuttosto frequenti nella zona.
Sono stati notati degli esemplari di anfipodi, crostacei simili a gamberetti. Non è una grande scoperta, perché si tratta di un ordine particolarmente abbondante nell'oceano. Praticamente, dove c'e acqua ci sono anfipodi. Nel Challenger Deep ve ne sono di rosa pallido e bianchi, e ciò che li rende davvero speciali è la loro dimensione. Il microbiologo Douglas Bartlett ha fatto notare che la maggior parte degli anfipodi oceanici è della dimensione di un pollice umano. Quelli catturati dalle esche dell'équipe di Cameron erano lunghi fino a 17 centimetri. E ce ne sarebbero altri che arrivano a ben 30 centimetri. 
Oltre agli anfipodi, sono stati notati  quelli che a prima vista sembravano bastoni sepolti nella sabbia, disposti secondo un modello un po' particolare. A un'occhiata più approfondita, si sono rivelati essere oloturie, meglio note con il nome comune di cetrioli di mare ( echinodermi ), camuffati così astutamente con il fondale da non essere notati neppure da Cameron. Si tratta di animali specializzati nella raccolta di cibo dal fondo oceanico tramite delle apposite appendici per l'alimentazione. Secondo gli scienziati, le oloturie si posizionano in modo tale da intercettare le correnti oceaniche e arraffare il cibo grazie ai loro tentacoli.Questi  cetrioli erano completamente immobili, tanto da sembrare congelati ed è per questo, oltre che per il loro perfetto camuffamento con il fondale, che sono sfuggiti all'occhio di Cameron e notati in studi successivi dall'oceanografa Natalya Gallo.
Non è tutto. A quanto pare, c'è ancora un'altra creatura di dimensioni superiori alla norma sul fondo della fossa. Nascosti dietro pile di sabbia instabili e irregolari ci sono dei protisti filamentosi giganti, detti foraminiferi. Si tratta di esseri viventi simili ad amebe, dotati di tentacoli lunghi e ramificati con cui afferrano il cibo. Spesso sono provvisti di gusci di carbonati di calcio di grande complessità e bellezza: per resistere alla pressione degli abissi, mille volte superiore a quella superficiale, i gusci sono morbidi e flessibili. Non è ancora ben chiaro se si tratti di creature unicellulari nel senso stretto del termine.

domenica 19 gennaio 2014

IL TERREMOTO

In geofisica i terremoti (dal latino terrae motus, cioè "movimento della terra"), detti anche sismi o scosse telluriche (dal latino Tellus, dea romana della Terra), sono vibrazioni o oscillazioni improvvise, rapide e più o meno potenti, della crosta terrestre,
provocate dallo spostamento improvviso di una massa rocciosa nel sottosuolo.
Tale spostamento è generato dalle forze di natura tettonica che agiscono costantemente all'interno della crosta terrestre provocando la liberazione di energia in una zona interna della Terra detto ipocentro; si crea una frattura da cui si libera  una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche" che si  propagano in tutte le direzioni dall'ipocentro, dando vita al fenomeno osservato in superficie; il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro si chiama epicentro ed è generalmente quello più interessato dal fenomeno. La branca della geofisica che studia questi fenomeni è la sismologia.
Quasi tutti i terremoti che avvengono sulla superficie terrestre sono concentrati in zone ben precise ossia in prossimità dei confini tra una placca tettonica e l'altra dove si originano le faglie: queste sono infatti le aree tettonicamente attive, ossia dove le placche si muovono più o meno lentamente "sfregando" o "urtando " le une rispetto alle altre. Raramente i terremoti avvengono lontano dalle zone di confine tra placche (terremoti intraplacca).
Secondo il modello della tettonica delle placche il movimento delle placche è lento, costante e impercettibile (se non con strumenti appositi), ma modella e distorce le rocce sia in superficie che nel sottosuolo. Tuttavia in alcuni momenti e in alcune aree, a causa delle forze interne (pressioni, tensioni e attriti) tra le masse rocciose, tali modellamenti si arrestano e la superficie coinvolta accumula tensione ed energia per decine o centinaia di anni fino a che, al raggiungimento del carico di rottura, l'energia accumulata è sufficiente a superare le forze resistenti causando l'improvviso e repentino spostamento della massa rocciosa coinvolta. Tale movimento improvviso (che in pochi secondi rilascia energia accumulata per decine o centinaia di anni) genera così le onde sismiche e il terremoto associato.
Ecco qui dei simpatici disegni animati di Bruno Bozzetto, fatti  negli anni 80 per il CNR ( Centro Nazionale Ricerche ), sul concetto del terremoto

           
        

domenica 13 ottobre 2013

ERA PALEOZOICA E MESOZOICA

Una bella videolezione sull'evoluzione della Terra, in particolare dall'era Paleozoica a quella Mesozoica

http://www.oilproject.org/lezione/geologia-ere-geologiche-giurassico-pangea-estinzione-dinosauri-animali-8838.html
                               


L'eone Fanerozoico, quello in cui noi viviamo, inizia 570 milioni di anni fa. L'eone è suddiviso in 4 ere e in questo video parleremo delle prime due ere, Paleozoica e Mesozoica.
Nel Paleozoico la vita ha colonizzato solo le acque. L'era Paleozoica, a sua volta, viene suddivisa in sei periodi (in ordine dal più antico al più recente): Cambriano, Ordoviciano, Siluriano, Devoniano, Carbonifero, Permiano.
All'inizio dell'era Paleozoica i continenti terrestri erano suddivisi in quattro grandi blocchi. Gli scontri tra le placche portano a processi orogenetici, cioè alla formazione di nuove catene montuose. Da un punto di vista evolutivo, il Paleozoico vede la comparsa (o meglio l'evoluzione) di nuove specie: in 10-15 milioni di anni compaiono tutti i phyla di invertebrati oggi esistenti e conosciuti. 

Il Mesozoico inizia circa 245 milioni di anni fa e termina 65 milioni di anni fa. Viene suddiviso in tre periodi: Triassico, Giurassico e Cretaceo. Da un punto di vista geologico l'avvenimento più importante è la frammentazione della Pangea, il supercontinente che includeva tutti gli attuali blocchi continentali (Americhe, Eurasia, Africa e Oceania).
Il Mesozoico è ricordato come l'età dei rettili, adatti a sopravvivere al clima arido dell'epoca, e che raggiunsero, in alcuni casi, dimensioni gigantesche, come i noti dinosauri.

venerdì 26 ottobre 2012

TETTONICA DELLE PLACCHE

Per la terza: ecco il link a due siti per approfondire e visualizzare meglio la dinamica delle placche. Sono gli stessi che abbiamo visto in classe.


Aggiungo un video molto suggestivo, che ci riporta indietro di circa 400 milioni di anni per poi immaginare cosa accadrà  tra 250 milioni di anni.....IL  tutto accompagnato dalla bellissima musica di Edgar Grieg.


Ed alla fine un test:

Qui invece trovate altre belle risorse di geologia: