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domenica 30 marzo 2014

CLONAZIONE TERAPEUTICA

                       


Staminali clonabili partendo da cellule adulte. La scoperta è di un gruppo di ricercatori internazionali, che hanno fuso ovuli non fecondati e cellule umane. Una stimolazione elettrica ha dato il via allo sviluppo dell'embrione. L'aggiunta di caffeina ha impedito l'attivazione prematura dell'uovo. Un passo avanti verso la clonazione terapeutica, utile per combattere malattie gravi e lesioni spinali. 

"Il morbo di Parkinson è causato da una disfunzione di cui soffrono pochissime cellule" spiega Shoukhrat Mitalipov, ricercatore della Oregon Health and Science University. "Si verifica quando un tipo di neuroni non produce abbastanza sostanze chimiche e in molti pazienti queste cellule sono già morte. Adesso sappiamo come produrre in laboratorio, per esempio, i neuroni che emetterebbero le sostanze chimiche e come trapiantarle nei pazienti".

Nel corso degli anni, ci sono state forti polemiche tra chi definiva la clonazione un atto immorale e chi rivendicava la sua importanza come un progresso doveroso da parte della ricerca.

La scoperta è avvenuta con la stessa tecnica che ha permesso nel 1996 la clonazione della pecora Dolly. Sotto accusa rimangono però l'alto costo degli embrioni e la possibilità che si arrivi alla clonazione umana ( come dire, non saliamo sugli aerei perchè i terroristi possono dirottarli....)

CLONAZIONE TERAPEUTICA E STAMINALI

blastula
La clonazione, o trasferimento del nucleo somatico (SCNT), è la tecnica che è stata utilizzata per produrre la pecora Dolly, il primo animale generato come esatta copia genetica di un animale adulto.
In questa procedura, il nucleo di una cellula uovo viene rimosso e rimpiazzato dal nucleo estratto da una cellula di un altro individuo adulto. Nel caso della pecora Dolly, il nucleo proveniva da una cellula prelevata dalla ghiandola mammaria di una pecora adulta. Questo nucleo contiene quindi il DNA del donatore.
Dopo l'inserimento nella cellula uovo enucleata, il nucleo della cellula adulta donatrice viene riprogrammato dalla cellula ospite. La cellula uovo così generata viene stimolata artificialmente a dividersi e si comporta in modo del tutto analogo ad un embrione ottenuto tramite la fertilizzazione di una cellula uovo con uno spermatozoo (fertilizzazione in vitro). In seguito alla divisione in coltura, questa singola cellula dà origine ad una blastocisti (embrione precoce costituito da circa 100 cellule) che possiede un DNA quasi del tutto identico a quello del donatore dal quale era stato estratto il nucleo.

Clonazione riproduttiva

Per generare Dolly, la blastocisti clonata è stata trasferita nell'utero di una pecora accettrice, dove si è sviluppata portando alla nascita dell'agnellino più famoso del mondo. Quando il processo di clonazione segue questa procedura, producendo una copia di un animale esistente, si usa comunemente il termine di "clonazione riproduttiva". Questo tipo di clonazione è stato usato con successo per clonare pecore, capre, mucche, topi, gatti, conigli, tori asiatici e cani. Questa tipologia di clonazione non è correlata alla ricerca sulle cellule staminali. In quasi tutti i paesi, la clonazione riproduttiva sugli esseri umani è severamente vietata.


Clonazione terapeutica
Questo procedimento ha come fine la produzione di cellule e tessuti somatici con un patrimonio genetico identico a quello della cellula di partenza, ma non corrisponde alla vera e propria formazione dell'embrione, perche' e' possibile interromperne la crescita molto prima, per la sola estrazione delle cellule.
Ma perche' viene definita terapeutica? Le cellule staminali embrionali possono risolvere molte patologie, tutt'oggi incurabili.
Un esempio pratico: un paziente soffre di Alzheimer, una malattia che colpisce innanzitutto i neuroni, cioe' le cellule del cervello. Non ci sono cure definitive a questa malattie, che e' lunga e degenerativa. Con la clonazione terapeutica, e' tecnicamente possibile creare un "clone" pre-embrionale del paziente, dal quale estrarre le cellule staminali embrionali perfettamente e geneticamente compatibili con quelle del paziente. Come? A causa della fecondazione di una cellula uovo viene a formarsi uno zigote che viene poi enucleato. Da una cellula adulta del malato viene prelevato il nucleo, il quale verrà  impiantato nell'ovocita enucleato. Successivamente all'impianto nucleare viene a formarsi un blastocisti che corrisponde all'embrione umano. Le cellule staminali embrionali vengono quindi prelevate e messe in coltura in previsione di un loro successivo utilizzo terapeutico.Una volta ottenute e moltiplicate, queste fungono da "mattoncini di riparazione" per le cellule gia' morte, frenando notevolmente l'esito della malattia. Questa procedura viene impropriamente chiamata clonazione terapeutica, nome che gli e' stato attribuito dal prof. Liam Donaldson, autore del Rapporto Donaldson, testo voluto da Tony Blair per la ricerca sulle cellule staminali.
Questo metodo ha delle forti implicazioni etiche, ci si domanda sia se sia lecito utilizzare una metodica che prevede di distruggere delle cellule che avrebbero teoricamente portati allo sviluppo di un essere umano.

Trasferimento nucleare da staminali autologhe (TNSA)
Diversamente dalla clonazione terapeutica questa tecnica sostanzialmente prevede la formazione di cellule staminali embrionali senza la formazione di uno zigote. E' stata presentata la prima volta in un documento elaborato dalla Commissione di studio sull'utilizzo di cellule staminali del Ministero della Sanita' italiano, il cosiddetto Rapporto Dulbecco.
Il procedimento e' simile a quello della clonazione classica, ossia il trasferimento del nucleo di una cellula somatica in un ovocita enucleato, ma non fecondato. In pratica  si tratta di riprogrammare il nucleo delle cellule somatiche tramite il contatto con il citoplasma dell'ovocita. Quindi l'ovocita ricostituito non si puo' definire zigote in tutti i sensi, perche' da solo non darebbe luogo spontaneamente ad un embrione e ipoteticamente ad un feto. Ne risulta che la tecnica, piu' che dar vita ad una forma di vita a parte, e' simile ad una forma di espansione cellulare per via asessuata. Le cellule ottenute sarebbero geneticamente identiche a quella originaria del paziente, e questo avrebbe l'enorme vantaggio di creare cellule staminali immunologicamente compatibili per l'autotrapianto. 

Un altro aspetto fondamentale deriva dal fatto che e' tecnicamente possibile utilizzare ovociti di altre specie animali o prodotti artificialmente, di modo da arginare la dipendenza da un ovocita di donna.

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domenica 23 febbraio 2014

LE CELLULE STAMINALI

Le cellule staminali sono cellule ancora indifferenziate, che possono "trasformarsi" in cellule di vari organi o tessuti. La scienza medica le sta utilizzando in modo sempre più massiccio per curare patologie e ricostruire tessuti.


Le nuove frontiere della medicina puntano moltissimo sulle cellule staminali, che potrebbero effettivamente rappresentare, in un prossimo futuro, l'arma più preziosa contro malattie oggi incurabili come il Parkinson e l'Alzheimer, ma anche contro altri tipi di patolgoie, tra cui i tumori e molte malattie rare genetiche.
Ma esattamente, di che tipo di cellule si tratta, dove si trovano e come possono essere utilizzate (a norma di legge)? 
Intanto, partiamo dalla definizione: le cellule staminali sono delle cellule indifferenziate, in grado, cioè, di trasformarsi in cellule di diversi tessuti o organi. A loro volta, esse di distinguono in:

Totipotenti: in grado di diventare parte di qualunque tessuto organico
Pluripotenti: possono trasformarsi in cellule di molti organi o tessuti (ma non tutti)
Unipotenti: possono diventare cellule di un solo tipo

Le cellule staminali possono essere inoltre classificate in base alla provenienza: 

Embrionali
Fetali
Cordonali e placentari
Adulte

Si trovano nell’embrione allo stadio di blastocisti (5-7 giorni dopo la fecondazione dell’ovulo) e possono essere prelevate, coltivate in vitro e mantenute come linee cellulari indifferenziate e specializzate. Sono state isolate per la prima volta nel topo nel 1981 e successivamente, nel 1989, nell’uomo ma il loro utilizzo in medicina come terapia di gravi malattie è ancora limitato.
La limitazione è dovuta alla difficoltà di trasformare le cellule embrionali in cellule specializzate e alla ancora scarsa conoscenza dei processi che sottointendono al passaggio da staminale a differenziata. Esiste infatti il rischio che tali cellule replicandosi in maniera incontrollata possano diventare cancerogene formando teratomi.
Nel 2009 l’FDA (Food and Drug Administration) ha autorizzato la Geron Corporation, un’azienda statunitense specializzata in biotecnologie, all’avvio della prima sperimentazione clinica al mondo basata su cellule staminali embrionali in pazienti affetti da lesione spinale acuta, nel 2010 sono partiti inoltre i primi trial per la rigenerazione della retina dell’occhio. I risultati di queste prime sperimentazioni sono attesi con impazienza per capire se e come procedere per i trattamenti di altre patologie.


Sono estratte da feti tra la decima settimana di gestazione fino alla nascita. Hanno le proprietà delle cellule staminali adulte con il vantaggio di avere maggiori capacità differenziative.
In Italia l’Istituto Superiore di Sanità ha autorizzato nel 2012 la prima sperimentazione clinica in fase I per l’utilizzo di cellule staminali cerebrali derivate da feto abortito per il trattamento della Sclerosi Laterali Amiotrofica.


Cellule staminali residue del sangue e della placenta che hanno la capacità di dare origine a tutte le cellule del sangue. Possono essere facilmente conservate tramite congelamento in banche specializzate e utilizzate sia per uso autologo sia eterologo.
Sono utilizzate per curare diverse malattie del sangue in particolar modo per le leucemie.


Le cellule staminali mesenchimali hanno origine dal mesoderma, il foglietto embrionale della blastocisti tra ectoderma e endoderma. Questo foglietto genera linee tessutali per lo più connettivali: a differenza delle cellule staminali embrionali, fetali o della placenta, questo tipo cellulare, essendo in una fase adulta, non è totipotente (ossia generatore di tutte le linee cellulari del corpo) ma pluri/multipotente, ossia può solo generare tipi di cellule connettivali e non altri tessuti di diversa derivazione embrionale (come neuroni od epiteli). Studi recenti hanno dimostrato possibilità di indurre queste cellule a differenziarsi non solo  nelle cellule del tessuto di origine, ma anche in altri  tessuti; quindi cellule staminali emopoietiche possono differenziarsi in neuroni, fibre muscolari ecc. Gli organi/ tessuti che possono fornire staminali adulte sono: pelle, tessuto muscolare, tessuto epatico, midollo osseo, tessuto nervoso.
La trans differenziazione potrà in futuro essere la chiave per curare malattie degenerative, oggi incurabili.

Puoi vedere anche questo filmato (  in inglese, ma facile ) e l'intervista ad Elena Cattaneo, coordinatrice del laboratorio UniStem, centro di ricerca specializzato sulle cellule staminali, dell’Università di Milano, 

venerdì 3 gennaio 2014

ANCORA UN GRAZIE AI NOSTRI FANTASTICI RICERCATORI!

COSI' SI FA LA RICERCA, ATTRAVERSO UN  SERIO E DURO LAVORO, RENDENDO PUBBLICI I RISULTATI SU RIVISTE SPECIALIZZATE E NON SPERIMENTANDO DIRETTAMENTE SULL'UOMO!
OGNI RIFERIMENTO AD UN CERTO SIG. VANNONI ( LAUREATO IN FILOSOFIA ) NON E' CASUALE, MA  VOLUTO. 

Ancora loro, un gruppo di ricercatori dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e dell'Istituto Telethon per la terapia genica (TIGET) coordinato da Luigi Naldini e Roberta Mazzieri che firmano un articolo su "Science Translational Medicine") sono riusciti a trasformare le cellule staminali ematopoietiche (quelle che danno origine a tutte le cellule del sangue) in vere e proprie fabbriche di armamenti contro i tumori.
Il risultato è stato raggiunto sempre  attraverso  la tecnica di terapia genica, già messa a punto dal gruppo di Naldini, e che  aveva già consentito di ottenere risultati terapeutici  nei pazienti affetti da due malattie genetiche rare, la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich. 
Anche in questo caso, utilizzando dei virus, sono state inserite nelle cellule staminali emopoietiche dei geni che svolgeranno  un'attività antitumorale quando queste cellule, in seguito, si trasformeranno in macrofagi e attaccheranno  il tumore. 
Il gene in questione è quello per l’interferone alfa, una molecola prodotta normalmente dal nostro organismo in risposta a infezioni e che è in grado di esercitare anche una potente attività antitumorale; l'uso clinico dell'interferone fino ad ora era  ostacolato dalla sua  elevata tossicità, essendo  somministrato come farmaco. 
Con questa nuova tecnica  i monociti/ macrofagi, che si differenziano dalle cellule staminali emopoietiche e  che sono naturalmente “richiamati” nella sede in cui si sta sviluppando un tumore, dirigono selettivamente l'interferone alfa solo contro le cellule tumorali.
L’interferone agisce in modo da portare alla  morte sia  le cellule tumorali, sia i vasi sanguigni del tumore, che gli riforniscono nutrimento.
macrofago che attacca cellule tumorali
Nel corso di una serie di esperimenti sui topi i ricercatori hanno dimostrato che la nuova strategia consente di bloccare la crescita del tumore mammario e delle sue metastasi. Inoltre, a differenza di quanto accade di solito negli studi sul modello animale, questa volta è stato possibile dimostrare anche la sicurezza e l'efficacia del metodo nell’inibire la crescita di un tumore umano perché i topi utilizzati erano stati "ingegnerizzati" attraverso il trapianto di cellule staminali ematopoietiche umane modificate, così da ricreare un sistema ematopoietico tipicamente umano. 

Questa tecnica quindi può essere definita uno xenotrapianto, MA .... questo tipo di pratica tra poco potrebbe essere proibita se il decreto legislativo sulla sperimentazione animale, ora all''esame delle commissioni Affari Europei e Salute , fosse approvato!!!

“Ora – spiegano i ricercatori – è necessario effettuare ulteriori studi preclinici volti a valutare quali tipi di tumori possano meglio beneficiare di questa terapia genica e a preparare la sperimentazione clinica che potrebbe cominciare tra qualche anno”.


venerdì 12 luglio 2013

ORGOGLIOSI DEI NOSTRI RICERCATORI


SUCCESSO DI UNA TERAPIA CONTRO DUE MALATTIE GENETICHE RARE



I ricercatori dell'Istituto san Raffaele - Telethon hanno raccontato su " Scienze " il successo di una terapia genica, da loro messa a punto contro due due malattie genetiche rare dell'infanzia: la leucodistrofia metacromatica e la sindrome di Wiskott-Aldrich ( detta Was ). Per curare queste due malattie hanno utilizzato un derivato del virus Hiv, quello responsabile dell'Aids. Come hanno fatto?

1) In pratica hanno somministrato ai pazienti le loro stesse cellule staminali emopoietiche dopo averle   corrette geneticamente nella parte difettosa.

2) Per questa correzione si sono serviti, come vettore, di un virus Hiv ( inattivo, cioè incapace di trasmettere  l'Aids) che ha trasportato ed inserito nel DNA delle cellule staminali "malate" i geni corretti, ripristinando la  funzionalità delle cellule.

Questa tecnica è stata  ideata nel 1996 da Luigi Naldini (attualmente a capo dell’Hsr-Tiget), che aveva intuito come uno dei virus più temuti, opportunamente modificato, potesse essere molto efficiente per trasportare geni all'interno delle cellule. I virus vettori così ottenuti conservano al proprio interno solo il 10% della sequenza originaria di Hiv, ma grazie a essi è stato possibile correggere con alta efficienza le cellule staminali ematopoietiche (destinate cioè a generare tutti gli elementi del sangue) prelevate dal midollo osseo dei pazienti. Una volta introdotte nell'organismo, tali cellule si sono riprodotte e hanno prodotto una quantità sufficiente della proteina mancante (nel caso della leucodistrofia) o sostituito quelle malate (nel caso della Wes), ottenendo così un significativo effetto terapeutico. 
La leucodistrofia è diventata tristemente nota per il caso della piccola Sofia ( e il discutibile e famigerato metodo di cura Vannoni )
Fino ad oggi l'unica terapia risolutiva contro queste malattie era il trapianto di midollo osseo, una terapia tuttavia non sempre possibile a causa della difficoltà di reperire un donatore compatibile.
Anche se per ora gli scienziati di Milano hanno pubblicato i risultati di sei piccoli pazienti, altri dieci hanno subito il trattamento. Presto anche i loro risultati saranno descritti su una rivista scientifica. E proprio trasparenza e rispetto delle regole sono le condizioni di ogni trattamento medico innovativo secondo le parole di Maria Grazia Roncarolo: la scienziata che è fra i pionieri della terapia genica ed è direttrice scientifica del San Raffaele, ma che è anche stata anche scelta dal Ministero della Salute per valutare la futura sperimentazione del Metodo Stamina.

Luigi Naldini


martedì 26 febbraio 2013

CELLULE STAMINALI

Abbiamo già parlato qui delle cellule staminali emopoietiche, del trapianto di midollo rosso e della donazione del cordone ombelicale.
Ecco ora  un video  molto interessante che ci spiega meglio cosa siano le cellule staminali e come possano essere impiegate nella cura di svariate malattie, dal diabete, al morbo di Parkinson. 
E' una ricerca affascinante che indaga sui segreti della vita, per cercare di carpirli ed utilizzarli a scopi terapeutici. 

giovedì 7 febbraio 2013

MIDOLLO E TRAPIANTO DI MIDOLLO OSSEO



da http://superagatoide.altervista.org/midollo_osseo.html

                                                                          Midollo osseo

Il midollo osseo è un tessuto molle presente nella cavità midollare delle ossa lunghe e negli spazi liberi tra le trabecole del tessuto osseo spugnoso. E' responsabile dell'emopoiesi, il processo di produzione delle cellule del sangue.

Si distinguono due tipi di midollo osseo:

il midollo osseo giallo
il midollo osseo rosso
Alla nascita all'interno delle ossa si trova solo midollo rosso, con la crescita  esso si trasforma in parte (circa la metà) in midollo giallo.

Il midollo osseo rosso ( tessuto mieloide) si trova principalmente all'interno del tessuto osseo spugnoso delle ossa piatte come il bacino, lo sterno, il cranio, le coste, le vertebre e le scapole, e nelle epifisi delle ossa lunghe, come il femore e l'omero. E' responsabile della produzione dei globuli rossi, delle piastrine e della maggior parte dei globuli bianchi.

Il midollo osseo giallo si trova invece nella diafisi delle ossa lunghe ed è costituito prevalentemente da tessuto adiposo ed è responsabile della produzione di alcuni tipi di globuli bianchi. Nel caso di una grave emorragia l'organismo è in grado di riconvertire il midollo giallo in midollo rosso, aumentano quindi la produzione delle cellule del sangue.

                                                         Trapianto di midollo osseo


Il trapianto di midollo osseo (noto anche come trapianto di cellule staminali), prevede la raccolta di cellule staminali ematopoietiche da un individuo sano e il loro trasferimento, mediante trasfusione, in un individuo il cui midollo osseo risulta compromesso ed incapace di produrre cellule del sangue normali. Ovviamente donatore e ricevente devono essere compatibili, altrimenti nel paziente si scatenerebbe una risposta immunitaria che provocherebbe la distruzione delle cellule appena trasfuse, riconosciute come estranee.

Prima del trapianto, il midollo osseo "malato" del paziente viene distrutto mediante una chemio/radioterapia a dosi elevate. Successivamente avviene la trasfusione delle cellule staminali sane, che raggiungono il midollo osseo e iniziano nuovamente la produzione di cellule ematiche normali.

Il trapianto di midollo può essere eterologo (donatore e riricevente sono due persone diverse) ed omologo (donatore e ricevente sono la stessa persona. In quest'ultimo caso si parla di autotrapianto: le cellule staminali vengono prelevate e purificate, per eliminare quelle malate. Successivamente, con un trattamento chemio/radioterapico viene distrutto il midollo osseo malato e quindi vengono reimmesse le cellule sane prelevate in precedenza che lo ricostruiscono.

Le cellule staminali necessarie per il trapianto di midollo vengono generalmente prelevate dal donatore attraverso diverse aspirazioni, con ago e siringa, dalle creste iliache posteriori (ossa del bacino), in sala operatoria in anestesia generale o epidurale

Esiste anche una terza fonte di cellule staminali emopoietiche: il sangue del cordone ombelicale che viene prelevato dopo l'espletamento del parto senza alcun rischio né per la madre né per il neonato. Questo sangue può essere conservato per diversi anni e utilizzato per trapianti omologhi od eterologhi.



lunedì 31 dicembre 2012

LE 10 SCOPERTE SCIENTIFICHE PIU' IMPORTANTI DEL 2012


Piccoli o grandi passi nel futuro che ci porteranno  non solo verso una maggiore comprensione della realtà che ci circonda, ma anche verso lo sviluppo e il miglioramento della stessa, pur tra le infinite difficoltà che oggi vive il mondo della ricerca, non risparmiato dalla crisi globale: vediamoli insieme, ripercorrendo insieme un anno di studi, lavori e grandi risultati.


1 Il bosone di Higgs

Non è solo la scoperta dell’anno, ma quella del decennio o forse di più. Il bosone è  responsabile delle masse di (quasi) tutte le altre particelle dell’universo. Teorizzato da Peter Higgs, François Englert e altri fisici negli anni ’60, era stato finora impossibile individuarlo: esiste infatti solo alle altissime energie come quelle che c’erano nell’universo nei primi istanti dopo il Big Bang, ricreate ora nell’acceleratore LHC del Cern di Ginevra, dove gli scienziati degli esperimenti ATLAS e CMS lo hanno individuato nei mesi scorsi. Non direttamente, ma attraverso le particelle in cui decade dopo pochi istanti. Presto ne sapremo di più sul suo comportamento.

2 ENCODE: la materia oscura del genoma umano

Nato nel 2003, il progetto ENCODE ha coinvolto centinaia di scienziati di tutto il mondo per scoprire a cosa serve quel 98-99% del nostro genoma che apparentemente non ha alcun ruolo nella produzione delle proteine. La materia oscura del genoma – o “DNA spazzatura” – ha invece il compito di attivare o spegnere i geni, e funziona quindi come una centralina che permetterà in futuro di scoprire il modo di mettere le mani nel nostro genoma per controllare l’espressione genica e combattere tutte le malattie legate alla genetica. Il progetto è costato finora 185 milioni di dollari e ha portato alla pubblicazione dei risultati preliminari su Nature e su altre riviste scientifiche


3 Il nuovo vicino della Terra in orbita attorno ad Alfa Centauri B

Benché fosse distante appena 4.3 anni luce, si è nascosto  alla perfezione sfuggendo agli occhi e agli strumenti degli astronomi, fino ad ottobre di quest’anno, quando l’European Southern Observatory ha diffuso la notizia della sua esistenza: il Pianeta in orbita attorno alla Stella Alfa Centauri B può dirsi a buon diritto il nostro nuovo vicino di casa ed è stato osservato grazie allo spettrometro di alta precisione HARPS installato presso l’osservatorio andino di La Silla. Nel XIX secolo, gli scienziati guardavano proprio in direzione di Alfa Centauri a caccia di Pianeti che potevano potenzialmente essere dimore di forme di vita: in realtà il nuovo arrivato, con le sue temperature roventi, non può certamente dirsi ospitale, almeno secondo i nostri parametri.

4 Lo sbarco di Curiosity


Sette minuti di terrore: così gli ingegneri della NASA hanno definito il lungo atterraggio del rover Curiosity su Marte, realizzato con successo il 6 agosto scorso. È ancora presto per parlare di scoperte di portata storica, come qualche esperto del Jet Propulsion Laboratory ha imprudentemente fatto qualche settimana fa ipotizzando che Curiosity abbia individuato molecole organiche nel suolo marziano (notizia poi in parte smentita). Ma si tratta già ora di uno dei più grandi risultati della tecnologia: un rover grande quanto un’automobile, il più grande oggetto costruito dall’uomo mai atterrato su un altro pianeta, grazie a una fantascientifica “gru volante” (lo sky crane) che ha calato Curiosity a velocità incredibili su Marte senza un graffio.


5 Un filamento di materia oscura

Tra due lontanissimi superammassi di galassie, Abel 222 e Abel 223, corre un filo enorme e lunghissimo che non emette luce ma produce un potente effetto gravitazionale. È fatto di materia oscura, e rappresenta la prima conferma diretta a livello di struttura cosmologica della sua esistenza. Negli ultimi mesi circola molto ottimismo nella comunità scientifica sulla possibilità che il mistero della materia oscura, che costituisce circa il 20% della materia dell’universo, sia prossimo a essere svelato. Sappiamo che si concentra ai margini delle galassie e, a quanto sembra da questa scoperta, anche ai margini dei superammassi galattici.


6 Le cellule uovo ottenute dalle staminali


Un gruppo di ricercatori dell’università di Kyoto è riuscito, partendo dalle staminali, a ottenere cellule germinali in grado di produrre cellule uovo: i risultati dell’esperimento, condotto su dei topi, sono stati illustrati dalla rivista Science. Gli ovociti “creati” in laboratorio si sono dimostrati funzionali, essendo stati utilizzati per la fecondazione in vitro nella fase successiva ed avendo prodotto topolini fertili. Affinché la ricerca possa dirsi un successo completo, in realtà, bisognerà aspettare che tali cellule uovo possano fecondare anche una volta ospitate dai topi femmina: tuttavia, il lavoro rappresenta già un enorme passo avanti nella ricerca in questo settore.


7 Homo di Denisova, un vicino parente

Nel 2008, in una caverna sui monti Altai della Siberia, vennero alla luce frammenti di osso (due molari ed una porzione di dito) destinati a scrivere una nuova pagina nella lunga ed intricata storia relativa all’origine della nostra specie: quest’estate i ricercatori del Max Planck Institute di Lipsia hanno finalmente sequenziato il genoma del proprietario di quelle ossa, per la precisione una donna di giovane età, bruna d’occhi e capelli, vissuta circa 50 000 anni fa. Si è potuto scoprire così che questi misteriosi appartenenti al genere Homo ebbero molti contatti e scambi soprattutto con i Neanderthal, lasciando tuttavia una traccia del loro “passaggio” all’interno del nostro stesso patrimonio genetico; la scoperta è stata pubblicata da Science.

 8 I fermioni di Majorana 

Prima di svanire nel nulla senza lasciare tracce, Ettore Majorana diede un significativo contributo alla nascente fisica delle particelle. Ma fece anche una predizione, quella dei fermioni che oggi portano il suo nome. Particelle elettricamente neutre che avrebbero ciascuna una loro antiparticella indistinguibile nel momento in cui collidono, annichilendosi. Non ancora individuati nell’LHC e negli esperimenti sotto il Gran Sasso, tracce sarebbero state scoperte da un gruppo di fisici all’interno di nanostrutture. Non è ancora una scoperta definitiva, ma se lo fosse aprirebbe un nuovo capitolo della fisica: i fermioni di Majorana sono infatti tra i candidati per spiegare la materia oscura.

9 Spaun, il cervello artificiale

Un micro-encefalo con appena due milioni e mezzo di neuroni che riesce a compiere operazioni apparentemente semplici ma che sono collegate a concetti complessi come le funzioni cognitive e percettive: si chiama Spaun, acronimo che sta per Semantic Pointer Architecture Unified Network, ed è stato messo a punto dai ricercatori della University of Waterloo. Può riconoscere numeri e memorizzarli, eseguire facili operazioni aritmetiche, ricordare disegni e riprodurli grazie al proprio braccino meccanico e,addirittura, invecchiare andando incontro al declino cognitivo. Obiettivo dei cervelli artificiali, infatti, è soprattutto la comprensione di malattie neurodegenerative, ma anche di patologie come la depressione e sindromi come l’autismo.

10 Raggiunto il lago Vostok

Benché l’epoca dei grandi esploratori e delle spedizioni “in capo al mondo” sia ormai tramontata da un pezzo, le pieghe della nostra vecchia Terra celano ancora luoghi poco conosciuti e, per molti aspetti, misteriosi: uno di questi è il lago Vostok, il più grande tra i settanta laghi sub-glaciali che si trovano in Antartide, nascosto da oltre 3000 metri di calotta di ghiaccio. All’inizio di febbraio del 2012, un gruppo di ricercatori russi ha annunciato di essere arrivato laddove nessuno era riuscito ancora ad osare, perforando lo scudo di ghiaccio che sovrasta il lago: prossimi obiettivi saranno conoscere, attraverso i campioni di acqua e sedimenti prelevati, i particolari della vita sommersa del lago Vostok, un piccolo frammento del Pianeta ancora tutto da scoprire.

da:  il corriere.it